Adesso pedalare!
Mi riferisco alla CdL che ha bisogno di essere forza di opposizione, di essere coesa e di non frignare più.
La sinistra, finora, ci ha dato una bella lezione di ipocrita unità: non hanno ceduto un millimetro per cinque anni 5, hanno difeso a spada tratta un Prodi che avevano cacciato a pedate, hanno fatto delle arrampicate di sesto grado sugli specchi, ma non ci hanno dato la soddisfazione di litigare. Da oggi il Governo potrebbe saltare in qualsiasi momento, perché una volta al potere gli appetiti si scatenano e i partiti rivendicano la loro parte di trippa.
Quindi cara Casa, gambe in spalla e grande unione. Se qualche ex democristiano non ha ancora capito che siamo in regime di bipolarismo sarà il caso di metterlo al corrente con le buone o con le cattive, se sarà necessaria un'opposizione dura, andrà fatta a costo di "perdere la faccia" con il resto del mondo ( vedi Iraq ), se si tratterà di difendere un referendum si defenderà e così via per tutto il resto: non vogliamo distinguo, discontinuità, dissonanze e dissapori.
Le controversie si risolvono in Casa, uno solo è il leader dell'opposizione che parla per tutti dopo aver stabilito la linea di condotta: sono ammesse eccezioni solo per esasperare una posizione antigovernativa.
Il popolo del centrodestra è disposto ad andare fino in fondo, ma la CdL deve essere granitica nell'unione e condurre un'opposizione costruttiva per quella metà di italiani che non è più rappresentata.
giovedì 18 maggio 2006
mercoledì 17 maggio 2006
Il Giurin Giuretta. Gianluigi Paragone
http://www.lapadania.com/PadaniaOnLine/Articolo.aspx?pDesc=59397,1,1
Napolitano: un signor nessuno o un nessuno signore?
Napolitano: un signor nessuno o un nessuno signore?
Errore di identità sul Colle. Ferdinando Adornato
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=89753
La Costituzione come nostro grande riferimento politico, ma non immodificabile
La Costituzione come nostro grande riferimento politico, ma non immodificabile
lunedì 15 maggio 2006
L'atomo italiano. Davide Giacalone
L’Italia dell’eccellenza affondata dall’Italia dei demagoghi. Una notizia di cronaca dovrebbe provocare dolore, della carne e dell’anima, invece passa inosservata, relegata a cuoriosità: è stata rimossa l’enorme turbina che giaceva nel cuore della centrale Enrico Fermi, a Trino Vercellese. Leggete oltre, ed arrabbiatevi, per cortesia.
La centrale nucleare di Trino era ferma dal 1987, quella è la sua data di morte. Ma è più interessante la data di nascita: novembre del 1964. In quell’anno entrava in funzione, in Italia, la prima centrale europea per la produzione d’energia con combustibile nucleare. Eravamo i primi, il Paese era all’avanguardia, ed intitolava il merito al suo scienziato simbolo della ricerca nucleare, anche questa sul podio più alto. Abbiamo distrutto tutto.
Nel 1964 la Francia era alle nostre spalle, dipendente dal petrolio ed impegnata a spendere soldi nel nucleare militare. Oggi comperiamo energia elettrica dai francesi, e loro la producono, proprio dietro le nostre frontiere, con le centrali nucleari. Siamo compartecipi dei rischi, ma paghiamo anziché guadagnare. Ci spetta l’oscar degli scemi.
E veniamo ai rischi. I sofisticati sistemi di sicurezza della “vecchia” centrale Fermi hanno avvertito di un pericolo concreto, reale, terribile, una volta sola. Venti anni fa suonarono gli allarmi perché era possibile vi fosse una fuga di radioattività. Ma non era così, stava solo piovendo e la pioggia portava la radioattività sprigionata a Cernobyl (non dietro l’angolo, in Francia, no, nella lontana Unione Sovietica). Anche per i sistemi di sicurezza eravamo all’avanguardia, e la collaborazione con la Westinghouse ci metteva nelle condizioni di avere un potenziale mercato mondiale, di profittare dei vantaggi dell’essere più bravi e pionieri.
Su quel successo italiano si abbatté il vento velenoso della demagogia verde, tutti si scoprirono ecologisti, qualcuno anche grazie ai soldi dei petrolieri. Nel 1987 si tennero tre referendum da rincitrulliti, nessuno contro l’energia nucleare, ma uno contro il fatto che l’Enel partecipasse ad accordi internazionali, un altro contro il potere del Cipe di stabilire le localizzazioni, ed il terzo contro le agevolazioni ai comuni che ospitavano centrali. E chiudemmo la partita, grazie ad un elettorato imbesuito dalla paura radioattiva ed un mondo politico che se la faceva sotto a mettersi contro vento. Sol per questo quel mondo meritava d’essere punito e sfiduciato, invece fu abbattuto da altro. Non pagò per le proprie responsabilità politiche, ma mostrò, davanti all’attacco giudiziario, la stessa lucidità e lo stesso coraggio mostrati davanti alla demagogia ecologista. E cadde.
Adesso smontiamo la centrale, ne mettiamo dei pezzi in un museo, e portiamo i bimbi a visitare l’Italia che sarebbe potuta essere e che non fu.
La centrale nucleare di Trino era ferma dal 1987, quella è la sua data di morte. Ma è più interessante la data di nascita: novembre del 1964. In quell’anno entrava in funzione, in Italia, la prima centrale europea per la produzione d’energia con combustibile nucleare. Eravamo i primi, il Paese era all’avanguardia, ed intitolava il merito al suo scienziato simbolo della ricerca nucleare, anche questa sul podio più alto. Abbiamo distrutto tutto.
Nel 1964 la Francia era alle nostre spalle, dipendente dal petrolio ed impegnata a spendere soldi nel nucleare militare. Oggi comperiamo energia elettrica dai francesi, e loro la producono, proprio dietro le nostre frontiere, con le centrali nucleari. Siamo compartecipi dei rischi, ma paghiamo anziché guadagnare. Ci spetta l’oscar degli scemi.
E veniamo ai rischi. I sofisticati sistemi di sicurezza della “vecchia” centrale Fermi hanno avvertito di un pericolo concreto, reale, terribile, una volta sola. Venti anni fa suonarono gli allarmi perché era possibile vi fosse una fuga di radioattività. Ma non era così, stava solo piovendo e la pioggia portava la radioattività sprigionata a Cernobyl (non dietro l’angolo, in Francia, no, nella lontana Unione Sovietica). Anche per i sistemi di sicurezza eravamo all’avanguardia, e la collaborazione con la Westinghouse ci metteva nelle condizioni di avere un potenziale mercato mondiale, di profittare dei vantaggi dell’essere più bravi e pionieri.
Su quel successo italiano si abbatté il vento velenoso della demagogia verde, tutti si scoprirono ecologisti, qualcuno anche grazie ai soldi dei petrolieri. Nel 1987 si tennero tre referendum da rincitrulliti, nessuno contro l’energia nucleare, ma uno contro il fatto che l’Enel partecipasse ad accordi internazionali, un altro contro il potere del Cipe di stabilire le localizzazioni, ed il terzo contro le agevolazioni ai comuni che ospitavano centrali. E chiudemmo la partita, grazie ad un elettorato imbesuito dalla paura radioattiva ed un mondo politico che se la faceva sotto a mettersi contro vento. Sol per questo quel mondo meritava d’essere punito e sfiduciato, invece fu abbattuto da altro. Non pagò per le proprie responsabilità politiche, ma mostrò, davanti all’attacco giudiziario, la stessa lucidità e lo stesso coraggio mostrati davanti alla demagogia ecologista. E cadde.
Adesso smontiamo la centrale, ne mettiamo dei pezzi in un museo, e portiamo i bimbi a visitare l’Italia che sarebbe potuta essere e che non fu.
La destra non era al Lingotto. Per fortuna, caro Scurati. Angelo L.Crespi
Innanzitutto una piccola promessa: da oggi il Domenicale eviterà di parlare di cultura di Destra e di Sinistra. Userà questi due termini solo in chiave storica o politica, essendo per ora accettati dagli studiosi e compresi dal pubblico. La cultura ovviamente non è di destra né di sinistra. È buona o cattiva. Spesso incompresa. Non è un caso che il passato governo di centrodestra in campo culturale abbia sovente premiato uomini di sinistra. Prima di adempiere la pur difficile promessa, un’ultima precisazione. Lo stimolo ce lo fornisce La Stampa che in un trafiletto si chiede come mai la cultura di destra non sia stata rappresentata se non in casi isolati alla Fiera del Libro di Torino. Dimenticanza, snobismo, deficienza? Interpellato, lo scrittore Antonio Scurati, che pur stimiamo, ripete una sua tesi: l’egemonia della cultura berlusconiana esiste e prosegue, ma non esercita il suo potere al Lingotto, bensì in televisione. Detta così sembrerebbe un'inversione un po’ furbesca dell’analisi storica più ricorrente negli ultimi cinquant’anni sia a destra (soffrendoci) sia a sinistra (beandosi): cioè che in Italia persiste un’egemonia culturale prima del Pci e poi latamente della sinistra, i cui modi ed espressioni abbiamo più volte indagato. Tra l’altro, detto per inciso, siamo abbastanza contenti che nessuno di destra sia stato invitato o sia andato al Lingotto, uno di quei cimiteri della cultura radical chic da evitare senza troppi sensi di colpa.Prendiamo però per buona la tesi di Scurati: ma chi se la sentirebbe di sostenere che le reti Rai e Mediaset producono cultura di destra?Davvero secondo Scurati la tivù di oggi sostiene quei valori – dicono – un po’ bigotti, conservatori, clericali, su famiglia, scienza, economia che il governo Berlusconi ha difeso? Davvero le trasmissioni con più audience, i reality, le isole dei famosi, la varie De Filippi, le Iene, gli zelig, i cantanti, i veejai – peraltro tutti sé dicenti di sinistra – mediano valori di destra? Cioè impegno, famiglia monogama ed eterosessuale, forte preoccupazione per le nuove tecniche della scienza (clonazione, eutanasia...), riscoperta della religione? Davvero Scurati vuol farci credere che quando le Iene montano un servizio sulla prostituzione quasi con intenti pedagogici (cioè come si può essere assunti in un bordello e come si può usufruire dei servizi, quanto costano, dove si trovano...) stiano sostenendo la politica di Berlusconi, Fini e e Casini?
L'Enel e la sfida dell'Est. Giovanni Calabresi
http://www.ragionpolitica.it/testo.5669.html
Anche noi italiani avremo il nucleare, ma fuori dai nostri confini
Anche noi italiani avremo il nucleare, ma fuori dai nostri confini
Piedi di piombo e ... mani pulite
Non sono un appassionato di calcio e tutto il mio tifo va alla politica.
Lo scandalo delle partite "aggiustate" mi tocca relativamente perché non ho mai creduto che in quel mondo, dove gli interessi sono miliardari, tutti fossero puliti e onesti.
Mi stupisce e rammarica il fatto che solo adesso si dica che tutti sapevano e che bisognava adeguarsi per non rimanere in fondo alla classifica.
Mi indigna sapere che certe famiglie e certi personaggi riveriti e incensati da sempre siano gli artefici e i complici di questa brutta storia.
Mi fa piacere apprendere che la squadra di Berlusconi non ha partecipato alle squallide manovre dei burattinai del calcio e che molti moralizzatori avevano scheletri negli armadi.
I tifosi hanno tutta la mia solidarietà e mi auguro che le giustizie ( penale e sportiva ) svolgano bene e presto il loro compito.
Ma attenzione!
Avendo già vissuto il giustizialismo di "Mani pulite", cerchiamo di affrontare questa emergenza senza pregiudizi e senza fare di ogni erba un fascio. Non è escluso che qualche P.M. possa essere alla ricerca di visibilità e che la foga giustizialista dell'opinione pubblica faccia tintinnare troppe manette: dobbiamo vigilare affinché vera giustizia sia fatta e non si approfitti del momento per scardinare e impossessarsi di organismi e strutture terremotate.
Procediamo con i piedi di piombo e con la dovuta serenità di giudizio.
Lo scandalo delle partite "aggiustate" mi tocca relativamente perché non ho mai creduto che in quel mondo, dove gli interessi sono miliardari, tutti fossero puliti e onesti.
Mi stupisce e rammarica il fatto che solo adesso si dica che tutti sapevano e che bisognava adeguarsi per non rimanere in fondo alla classifica.
Mi indigna sapere che certe famiglie e certi personaggi riveriti e incensati da sempre siano gli artefici e i complici di questa brutta storia.
Mi fa piacere apprendere che la squadra di Berlusconi non ha partecipato alle squallide manovre dei burattinai del calcio e che molti moralizzatori avevano scheletri negli armadi.
I tifosi hanno tutta la mia solidarietà e mi auguro che le giustizie ( penale e sportiva ) svolgano bene e presto il loro compito.
Ma attenzione!
Avendo già vissuto il giustizialismo di "Mani pulite", cerchiamo di affrontare questa emergenza senza pregiudizi e senza fare di ogni erba un fascio. Non è escluso che qualche P.M. possa essere alla ricerca di visibilità e che la foga giustizialista dell'opinione pubblica faccia tintinnare troppe manette: dobbiamo vigilare affinché vera giustizia sia fatta e non si approfitti del momento per scardinare e impossessarsi di organismi e strutture terremotate.
Procediamo con i piedi di piombo e con la dovuta serenità di giudizio.
venerdì 12 maggio 2006
La spada di Brenno
Ultimamente Giacinto, detto Marco, ha infilato una serie di insuccessi che non gli fanno onore.
Saranno gli anni, ne ha appena compiuti 76, ma la lucidità politica e la capacità di "fiutare" il vento non sono più quelle di una volta.
Pannella ha, però, una grande opportunità da cogliere al volo nelle prossime settimane: fare un "ribaltone".
Cosa ha ottenuto schierandosi a sinistra con Prodi? In quale considerazione sono tenuti i radicali della Rosa nel pugno? Che speranze ci sono di far passare le loro proposte? In che modo partecipano alle decisioni del futuro governo? Avranno voce in capitolo?
Temo che i voti della Rnp alla Camera avranno un peso insignificante, mentre al Senato sarebbero determinanti se ci fossero senatori radical-socialisti. Determinantissimi sono stati i voti degli elettori, ma adesso Capezzone e compagni non servono più.
Se una volta tanto i radicali ragionassero in termini di potere e poltrone, potrebbero mettere la loro spada di Brenno del "ribaltone" sul piatto della bilancia: se non ci accontentate usciamo dalla maggioranza e passiamo al centrodestra con cui, detto per inciso, ci sono molte più affinità.
Mi auguro che queste riflessioni vengano fatte dai diretti interessati e che aspettino di vedere la distribuzione degli incarichi ministeriali per prendere delle decisioni.
Se decidessero di passare al centrodestra avrebbero ponti d'oro e Napolitano sarebbe costretto a prendere, per la prima volta in vita sua, una decisione e affidare l'incarico di Governo ad un esponente del centrodestra.
Fantapolitica? Non credo proprio: i presupposti ci sono tutti a cominciare dal voto popolare che ha sancito, siamo generosi, un pareggio.
Saranno gli anni, ne ha appena compiuti 76, ma la lucidità politica e la capacità di "fiutare" il vento non sono più quelle di una volta.
Pannella ha, però, una grande opportunità da cogliere al volo nelle prossime settimane: fare un "ribaltone".
Cosa ha ottenuto schierandosi a sinistra con Prodi? In quale considerazione sono tenuti i radicali della Rosa nel pugno? Che speranze ci sono di far passare le loro proposte? In che modo partecipano alle decisioni del futuro governo? Avranno voce in capitolo?
Temo che i voti della Rnp alla Camera avranno un peso insignificante, mentre al Senato sarebbero determinanti se ci fossero senatori radical-socialisti. Determinantissimi sono stati i voti degli elettori, ma adesso Capezzone e compagni non servono più.
Se una volta tanto i radicali ragionassero in termini di potere e poltrone, potrebbero mettere la loro spada di Brenno del "ribaltone" sul piatto della bilancia: se non ci accontentate usciamo dalla maggioranza e passiamo al centrodestra con cui, detto per inciso, ci sono molte più affinità.
Mi auguro che queste riflessioni vengano fatte dai diretti interessati e che aspettino di vedere la distribuzione degli incarichi ministeriali per prendere delle decisioni.
Se decidessero di passare al centrodestra avrebbero ponti d'oro e Napolitano sarebbe costretto a prendere, per la prima volta in vita sua, una decisione e affidare l'incarico di Governo ad un esponente del centrodestra.
Fantapolitica? Non credo proprio: i presupposti ci sono tutti a cominciare dal voto popolare che ha sancito, siamo generosi, un pareggio.
giovedì 11 maggio 2006
Per Pannella voto irregolare. Davide Giacalone
Il risultato elettorale non è valido, un’oligarchia ha violato la legge e si è mossa con istinto fascista, occorre restaurare la regolarità e ricomporre il Senato con quanti sono stati veramente eletti. E’ Berlusconi che ha dato fuori di matto?
No, è Pannella che non si è risparmiato e per ben tre volte ha fatto irruzione nei lavori parlamentari, letteralmente gridando le sue ragioni. Mha, sarà la solita pannellata, e Marco è uomo talmente esagerato che talora si commette l’errore di fare spallucce ed andare oltre. Invece ha ragione.
Mi ha insospettito il fatto che chi, come me, segue con appassionata attenzione le cose della politica sapeva tutto della pannellata, ma non aveva potuto leggerne sui giornali le ragioni. Cosa, questa volta, gli faceva girar le lune? Il problema ruota attorno all’assegnazione dei seggi al Senato: la Rosa nel Pugno non ne ha avuti, mentre Pannella sostiene che ne avrebbe avuto diritto a quattro. Siccome non mi fido, sono andato con santa pazienza a prendere la legge, così scoprendo che, sebbene più per un vuoto, un buco, che non per esplicita previsione, comunque Pannella ha ragione. Non so se i senatori che gli spettano siano quattro, so che gli spetta essere conteggiato, mentre, fin qui, i suoi voti sono stati semplicemente cancellati. Anzi, no, sono stati utilizzati per fare il conto di quelli presi dall’Unione, che al Senato sono comunque meno della Casa delle Libertà.
Così, mentre Pannella strilla e si fa buttare fuori, mentre il mercato dell’informazione ci vende il folklore e ci tace la sostanza, quel che lascia basiti è il silenzio della politica. Già, perché la faccenda è seria. I radicali si trovano dentro un’alleanza (avendo traslocato ed avendo messo su casa con Boselli, che a sinistra c’è sempre stato) è significativo, però, che non trovino, fra i nuovi alleati, qualcuno disposto a dar loro una mano. E non la troveranno, per due ragioni: la prima è che i loro senatori dovrebbero essere tolti a qualche alleato; la seconda è che al Senato già non c’è maggioranza, figurasi poi a dare dei seggi a gente malfidata come i radicali, capaci di mettere su un casino per questioni di principio. Per le stesse ragioni, però, si dovrebbe manifestare una qual certa solidarietà nel fronte opposto, per altre due bune ragioni: la prima è che al Senato già non c’è maggioranza, ed avere anche dei senatori radicali sarebbe un sollazzo; la seconda è basata sulla mera gratitudine, dacché Pannella, protestando, pianta anche nella sinistra la bandierina del voto irregolare.
Lo dico per amore del diritto e dell’arte, dato che lo stesso Pannella ha appena compiuto la meno comprensibile delle scelte, appoggiando la candidatura Napolitano, spero con risultati diversi di quando propose Oscar Luigi Scalfaro, il peggiore della storia repubblicana.
No, è Pannella che non si è risparmiato e per ben tre volte ha fatto irruzione nei lavori parlamentari, letteralmente gridando le sue ragioni. Mha, sarà la solita pannellata, e Marco è uomo talmente esagerato che talora si commette l’errore di fare spallucce ed andare oltre. Invece ha ragione.
Mi ha insospettito il fatto che chi, come me, segue con appassionata attenzione le cose della politica sapeva tutto della pannellata, ma non aveva potuto leggerne sui giornali le ragioni. Cosa, questa volta, gli faceva girar le lune? Il problema ruota attorno all’assegnazione dei seggi al Senato: la Rosa nel Pugno non ne ha avuti, mentre Pannella sostiene che ne avrebbe avuto diritto a quattro. Siccome non mi fido, sono andato con santa pazienza a prendere la legge, così scoprendo che, sebbene più per un vuoto, un buco, che non per esplicita previsione, comunque Pannella ha ragione. Non so se i senatori che gli spettano siano quattro, so che gli spetta essere conteggiato, mentre, fin qui, i suoi voti sono stati semplicemente cancellati. Anzi, no, sono stati utilizzati per fare il conto di quelli presi dall’Unione, che al Senato sono comunque meno della Casa delle Libertà.
Così, mentre Pannella strilla e si fa buttare fuori, mentre il mercato dell’informazione ci vende il folklore e ci tace la sostanza, quel che lascia basiti è il silenzio della politica. Già, perché la faccenda è seria. I radicali si trovano dentro un’alleanza (avendo traslocato ed avendo messo su casa con Boselli, che a sinistra c’è sempre stato) è significativo, però, che non trovino, fra i nuovi alleati, qualcuno disposto a dar loro una mano. E non la troveranno, per due ragioni: la prima è che i loro senatori dovrebbero essere tolti a qualche alleato; la seconda è che al Senato già non c’è maggioranza, figurasi poi a dare dei seggi a gente malfidata come i radicali, capaci di mettere su un casino per questioni di principio. Per le stesse ragioni, però, si dovrebbe manifestare una qual certa solidarietà nel fronte opposto, per altre due bune ragioni: la prima è che al Senato già non c’è maggioranza, ed avere anche dei senatori radicali sarebbe un sollazzo; la seconda è basata sulla mera gratitudine, dacché Pannella, protestando, pianta anche nella sinistra la bandierina del voto irregolare.
Lo dico per amore del diritto e dell’arte, dato che lo stesso Pannella ha appena compiuto la meno comprensibile delle scelte, appoggiando la candidatura Napolitano, spero con risultati diversi di quando propose Oscar Luigi Scalfaro, il peggiore della storia repubblicana.
Dallo stato di eccezione allo stato di necessità: la sfida del presente. Raffaele Iannuzzi
Dobbiamo avere chiara la posta in gioco che è, insieme, la sfida politica all'ordine del giorno: il berlusconismo come fenomeno politico. Perché, oggi, non è scontato che il berlusconismo, vale a dire la capacità della politica di rispondere alle sfide della globalizzazione, non venga derubricata a parentesi politica nazionale. E domani potrebbe essere ridotto addirittura ad errore di percorso. Croce definì il fascismo, sbagliando, una parentesi. Ovviamente stiamo parlando di altro, cioè del più rilevante fenomeno politico dal tempo del craxismo (e, in un certo qual senso, derivante da quest'ultimo), il berlusconismo, ma la logica dei tempi brevi, la logica ad tempus, frutto di una mentalità ad un tempo impolitica e tecnocratica, potrebbe ritornare. E così Forza Italia sarebbe ridotta anch'essa, ovvio, a parentesi. Con un popolo di destra, liberalpopolare d'istinto, intuitivamente e visceralmente anticomunista, azzerato nella possibilità di rappresentanza degli interessi e delle idee.
Il problema è serio e l'Udc si sta attrezzando a smarcarsi proprio per elevare questo problema ad emergenza politica del centrodestra. Perché non riflettere seriamente sul fatto che noi di Forza Italia di questa Udc all'opposizione, dominanti come sono le smanie tecnocratiche folliniane, non abbiamo bisogno? Non illudiamoci che fare l'opposizione oggi sia come farla nel 1996, perché non è così. E l'assenza del governo peserà e non poco in un partito come il nostro che, di fatto, non è ancora un partito, ma, paradossalmente, non potrà che aprire le porte al pellegrinaggio degli ex-ministri e dei funzzionari di governo, una volta fuori dalla stanza dei bottoni.
A questo punto, che fare? In primo luogo, comprendere esattamente la realtà per quel che è: siamo in pieno stato di necessità. Attraverso lo stato di eccezione, dunque, siamo giunti infine allo stato di necessità. E allora la politica diventa il punto-cardine della ripresa del partito. Ma questo non basterà, perché la politica non potrà farla soltanto Berlusconi, elevando la sua leadership a catalizzatore unico delle mille forze presenti in Forza Italia. Ma per fare la politica seriamente e durevolmente ci vuole un partito vero. Siamo ancora oggi al punto di partenza.
Siamo al punto di partenza, ma con un elemento ulteriore: il berlusconismo non potrà che tradursi, attraverso una cultura politica condivisa e una struttura organizzativa autentica, in un progetto liberalpopolare, capace di alimentare nuove forze sociali e nuovi soggetti. Così potremo fare seriamente l'opposizione e verificare, a partire dalla prossima finanziaria, la tenuta di strada di questa forza politica. Direi che, a questo livello, ragionare di partito unico del centrodestra è velleitario e, per noi, pericoloso. Senza Forza Italia come partito forte, al tavolo delle trattative ci andrà soltanto un Berlusconi che ha vinto come leader di partito, ma che viene osteggiato in quanto leader dell'opposizione. La peggiore delle situazioni possibili. Tornare alla politica connettendo le idee, un progetto di popolo e per il nostro popolo e infine un vero partito è necessario, vitale più che mai, oggi. Lo stato di necessità dopo lo stato di eccezione (ancora non esaurito, con la Camera a un comunista e il Quirinale a un ex-comunista). La partita si deve riaprire dallo stato di necessità e con la coscienza della necessità in corso. Una necessità politica. Per non finire come parentesi politica italiana, bollati come populismo degenere. Sarebbe persa non la politica, ma la storia.
Il problema è serio e l'Udc si sta attrezzando a smarcarsi proprio per elevare questo problema ad emergenza politica del centrodestra. Perché non riflettere seriamente sul fatto che noi di Forza Italia di questa Udc all'opposizione, dominanti come sono le smanie tecnocratiche folliniane, non abbiamo bisogno? Non illudiamoci che fare l'opposizione oggi sia come farla nel 1996, perché non è così. E l'assenza del governo peserà e non poco in un partito come il nostro che, di fatto, non è ancora un partito, ma, paradossalmente, non potrà che aprire le porte al pellegrinaggio degli ex-ministri e dei funzzionari di governo, una volta fuori dalla stanza dei bottoni.
A questo punto, che fare? In primo luogo, comprendere esattamente la realtà per quel che è: siamo in pieno stato di necessità. Attraverso lo stato di eccezione, dunque, siamo giunti infine allo stato di necessità. E allora la politica diventa il punto-cardine della ripresa del partito. Ma questo non basterà, perché la politica non potrà farla soltanto Berlusconi, elevando la sua leadership a catalizzatore unico delle mille forze presenti in Forza Italia. Ma per fare la politica seriamente e durevolmente ci vuole un partito vero. Siamo ancora oggi al punto di partenza.
Siamo al punto di partenza, ma con un elemento ulteriore: il berlusconismo non potrà che tradursi, attraverso una cultura politica condivisa e una struttura organizzativa autentica, in un progetto liberalpopolare, capace di alimentare nuove forze sociali e nuovi soggetti. Così potremo fare seriamente l'opposizione e verificare, a partire dalla prossima finanziaria, la tenuta di strada di questa forza politica. Direi che, a questo livello, ragionare di partito unico del centrodestra è velleitario e, per noi, pericoloso. Senza Forza Italia come partito forte, al tavolo delle trattative ci andrà soltanto un Berlusconi che ha vinto come leader di partito, ma che viene osteggiato in quanto leader dell'opposizione. La peggiore delle situazioni possibili. Tornare alla politica connettendo le idee, un progetto di popolo e per il nostro popolo e infine un vero partito è necessario, vitale più che mai, oggi. Lo stato di necessità dopo lo stato di eccezione (ancora non esaurito, con la Camera a un comunista e il Quirinale a un ex-comunista). La partita si deve riaprire dallo stato di necessità e con la coscienza della necessità in corso. Una necessità politica. Per non finire come parentesi politica italiana, bollati come populismo degenere. Sarebbe persa non la politica, ma la storia.
mercoledì 10 maggio 2006
Giorgio Napolitano, un vile. Davide Giacalone
Ripropongo questa recensione al libro di Napolitano già postata su questo blog
La viltà è il desiderio, sempre e comunque, di sfuggire al pericolo. La viltà è il desiderio di non portare mai il peso delle proprie azioni. Giorgio Napolitano è un vile, talmente pieno di sé da consegnare alle stampe un’autobiografia (“Dal Pci al socialismo europeo”, Laterza) che lo documenta. Scrivo questo senza nessuna soddisfazione, anzi, con molto rammarico, perché Napolitano è un uomo cui guardammo con interesse, sperando in un possibile, e sempre necessario, dialogo a sinistra. Non immaginavo quanto profonda fosse la malattia morale indotta, nel comunismo italiano, dalla lunga pratica della doppia verità.
La raccolta delle proprie memorie, quando si raggiunge una certa età (l’autore ha superato gli ottanta anni, ed è anche stato nominato senatore a vita), può essere un atto di generosità. Lo sforzo di rileggere gli eventi e le passioni alla luce di una maturazione giunta a compimento. La voglia di cogliere la verità dei fatti, al di là delle interpretazioni di comodo. Ma per vergare pagine di questo tipo occorre un coraggio ed un’onesta che a Napolitano mancano. Il lettore, in un certo senso, viene messo sull’avviso proprio alla prima pagina, dove si trova scritta una strana frase: “Parlo della storia –tra il 1944 e il 1991- della sinistra italiana e del suo maggiore partito, collocato nel movimento comunista internazionale e poi distaccatosene attraverso un tormentato sforzo di ricerca e di revisione”. E’ strana perché il lettore ha come l’impressione che sia esistita una storia di rottura fra il comunismo italiano e quello sovietico, o internazionale, mentre, invece, i comunisti italiani tennero un congresso a Roma, nel marzo del 1989, dove ancora rivendicarono con orgoglio di essere il “grande Partito Comunista Italiano”, e cambiarono nome, non cambiando altro che il nome, un anno dopo, con il congresso di Bologna. Fu la storia a trascinarli, non certo loro a precederla, avendone compreso il percorso. Ciò significa che le vicende raccontate da Napolitano riguardano, per quarantasei quarantasettesimi il Pci, mica quella circonvoluta roba che si legge nella prima pagina.
Andando avanti, pagina dopo pagina, vicenda dopo vicenda, ci si rende conto che Napolitano è un maestro di dissimulazione ed omissione, del dire e non dire, senza mai affondare il coltello della critica, dell’analisi originale, di un dietro le quinte che non riguardi inutili episodi tratti dalle vacanze capresi di Togliatti. E la viltà raggiunge la sua monumentale consistenza quando si arriva al tema dei finanziamenti sovietici al Pci. Una storia interessante, tutta da scrivere, e che Napolitano deve conoscere assi bene, perché fu giovane influente inviato in missione a Mosca, perché fu responsabile organizzativo del Pci, ne fu vice segretario, fu responsabile economico e fu responsabile della sua politica estera. Una testimonianza interessante, la sua.
Ma tutto si riduce ad una pagina, una pagina, la 173. Una pagina su 331. Ed in quell’unica pagina mente. Mente perché, con il tono delle grandi rivelazioni, scrive che i comunisti italiani furono finanziati da quelli sovietici, poi, però, si nasconde dietro le parole di Gianni Cervetti (“L’Oro di Mosca”, Baldini & Castoldi, pubblicato nel 1993) per affermare che quei finanziamenti furono interrotti, per volontà di Berlinguer, Chiaromonte e Cervetti, nel 1978. Il che è falso. Totalmente falso.
E’ falso perché lo ha documentato Vladimir Bukovskij (un dissidente che se ne stava nei Gulag, mentre Napolitano ed i suoi compagni riscuotevano i soldi sporchi di sangue, elargiti dalla medesima mano che edificava i campi di concentramento), che ha raccolto documenti importanti e non smentiti (“Gli archivi segreti di Mosca”, Spirali), ed alcuni di questi riguardano la Interexpo, società guidata dal “compagno L. Remigio”, per il tramite della quale, nel 1983 il Pci chiede a Mosca “ulteriori finanziamenti”. Prego osservare la data, 1983, ed il non secondario “ulteriori”. E li ebbero, giacché quelli sono gli anni in cui i comunisti italiani sono impegnati a colpire la sinistra democratica italiana, rea di avere consentito alla giusta scelta di schierare i missili nucleari occidentali, contro gli SS20 sovietici. Sono gli anni in cui vestono una delle loro giubbe “pacifiste”. La pace di Gulag, solo appena più operosa di quella dei cimiteri.
E’ falso perché lo ha documentato Giuseppe Averardi (“Le carte del Pci”, Piero Laicata Editore), utilizando appunti e note di Eugenio Reale e descrivendo il meccanismo di finanziamento illecito che utilizzava una fitta rete di società d’intermediazione (come la Interexpo, appunto), che non intermediavano un bel nulla ma riscuotevano tangenti per i comunisti italiani.
E’ falso perché il magistrato russo Sergej Aristov parla di finanziamenti giunti fino al 1991, così come risulta da un documento datato 17 gennaio 1898, classificato come rigorosamente segreto e destinato a Vladimir Chruscev, uno dei capi del Kgb, un documento intitolato: “Aiuti finanziari supplementari per il Pci”. Prego notare la data, 1989, ed il suggestivo “supplementari”. Di tutto questo ha mai sentito parlare, l’onorevole Napolitano? Lo sa che Aristov aveva chiesto l’assistenza e la collaborazione di Giovanni Falcone, e che questo era l’incontro in programma al suo rientro a Roma, se non lo avessero ammazzato a Capaci? Ha mai letto niente, di tutto questo, l’onorevole Napolitano? Riesce ad immaginare cosa si sarebbe scritto e fatto se al rientro a Roma Falcone avesse dovuto incontrare Aristov per scandagliare le amicizie di Andreotti o i conti di Craxi?
Certo, so che queste cose non si leggono spesso, talché io stesso, scrivendole, mi conquisterò il compatimento di chi m’immagina giapponese renitente all’armistizio, in guerra contro comunisti immaginari che esistono solo nella mia malata fantasia ed in quella corrotta da Arcore. Capita, difatti, che la grande forza dei preti senza più un dio, dei comunisti senza più comunismo, ancora si esercita sul mercato italiano delle idee e delle conoscenze, complice una destra di analfabeti d’andata e ritorno. Ma Napolitano è uomo di cultura, di buone letture, è escluso che ai suoi occhi non siano mai comparse queste notizie, e, allora, perché non commentarle, perché non smentirle, perché tenere tutto in una ridicolissima e rivelatrice pagina? Per viltà. Perché il passato che questi uomini hanno alle spalle fa così orrore, copre ancora le grida delle vittime, da non consentire loro di guardarlo in faccia senza perdere la capacità di guardarsi in faccia. Quindi meglio affidarsi ad un linguaggio che avrei definito democristiano, se non fosse che non conosco un solo democristiano che abbia da tacere tanto sul passato proprio e dei propri compagni di partito.
Altri uomini, altri comunisti, come Giovanni Pellegrino, hanno avuto la forza ed il coraggio di rimestare criticamente nella nostra storia recente, non si sono autorisparmiati, pur compiendo lo sforzo di collocare i propri comportamenti nel clima e nel contesto in cui i fatti si svolsero. Il capitolo dei finanziamenti sovietici ai comunisti italiani è uno di quelli senza il quale non si è in grado di capire nulla, né del dibattito politico nella sinistra, né della storia italiana del dopoguerra. Ma, evidentemente, al contrario di quel che Pellegrino ha fatto per gli anni del giustizialismo, queste altre sono cose di cui è ancora difficile e pericoloso rivelare dimensioni reali e complicità taciute. Alcuni canali di scolo dei dollari russi ancora non si sono prosciugati. O, comunque, non è compito che abbia assolto la debole penna di Grigio Napolitano.
La viltà è il desiderio, sempre e comunque, di sfuggire al pericolo. La viltà è il desiderio di non portare mai il peso delle proprie azioni. Giorgio Napolitano è un vile, talmente pieno di sé da consegnare alle stampe un’autobiografia (“Dal Pci al socialismo europeo”, Laterza) che lo documenta. Scrivo questo senza nessuna soddisfazione, anzi, con molto rammarico, perché Napolitano è un uomo cui guardammo con interesse, sperando in un possibile, e sempre necessario, dialogo a sinistra. Non immaginavo quanto profonda fosse la malattia morale indotta, nel comunismo italiano, dalla lunga pratica della doppia verità.
La raccolta delle proprie memorie, quando si raggiunge una certa età (l’autore ha superato gli ottanta anni, ed è anche stato nominato senatore a vita), può essere un atto di generosità. Lo sforzo di rileggere gli eventi e le passioni alla luce di una maturazione giunta a compimento. La voglia di cogliere la verità dei fatti, al di là delle interpretazioni di comodo. Ma per vergare pagine di questo tipo occorre un coraggio ed un’onesta che a Napolitano mancano. Il lettore, in un certo senso, viene messo sull’avviso proprio alla prima pagina, dove si trova scritta una strana frase: “Parlo della storia –tra il 1944 e il 1991- della sinistra italiana e del suo maggiore partito, collocato nel movimento comunista internazionale e poi distaccatosene attraverso un tormentato sforzo di ricerca e di revisione”. E’ strana perché il lettore ha come l’impressione che sia esistita una storia di rottura fra il comunismo italiano e quello sovietico, o internazionale, mentre, invece, i comunisti italiani tennero un congresso a Roma, nel marzo del 1989, dove ancora rivendicarono con orgoglio di essere il “grande Partito Comunista Italiano”, e cambiarono nome, non cambiando altro che il nome, un anno dopo, con il congresso di Bologna. Fu la storia a trascinarli, non certo loro a precederla, avendone compreso il percorso. Ciò significa che le vicende raccontate da Napolitano riguardano, per quarantasei quarantasettesimi il Pci, mica quella circonvoluta roba che si legge nella prima pagina.
Andando avanti, pagina dopo pagina, vicenda dopo vicenda, ci si rende conto che Napolitano è un maestro di dissimulazione ed omissione, del dire e non dire, senza mai affondare il coltello della critica, dell’analisi originale, di un dietro le quinte che non riguardi inutili episodi tratti dalle vacanze capresi di Togliatti. E la viltà raggiunge la sua monumentale consistenza quando si arriva al tema dei finanziamenti sovietici al Pci. Una storia interessante, tutta da scrivere, e che Napolitano deve conoscere assi bene, perché fu giovane influente inviato in missione a Mosca, perché fu responsabile organizzativo del Pci, ne fu vice segretario, fu responsabile economico e fu responsabile della sua politica estera. Una testimonianza interessante, la sua.
Ma tutto si riduce ad una pagina, una pagina, la 173. Una pagina su 331. Ed in quell’unica pagina mente. Mente perché, con il tono delle grandi rivelazioni, scrive che i comunisti italiani furono finanziati da quelli sovietici, poi, però, si nasconde dietro le parole di Gianni Cervetti (“L’Oro di Mosca”, Baldini & Castoldi, pubblicato nel 1993) per affermare che quei finanziamenti furono interrotti, per volontà di Berlinguer, Chiaromonte e Cervetti, nel 1978. Il che è falso. Totalmente falso.
E’ falso perché lo ha documentato Vladimir Bukovskij (un dissidente che se ne stava nei Gulag, mentre Napolitano ed i suoi compagni riscuotevano i soldi sporchi di sangue, elargiti dalla medesima mano che edificava i campi di concentramento), che ha raccolto documenti importanti e non smentiti (“Gli archivi segreti di Mosca”, Spirali), ed alcuni di questi riguardano la Interexpo, società guidata dal “compagno L. Remigio”, per il tramite della quale, nel 1983 il Pci chiede a Mosca “ulteriori finanziamenti”. Prego osservare la data, 1983, ed il non secondario “ulteriori”. E li ebbero, giacché quelli sono gli anni in cui i comunisti italiani sono impegnati a colpire la sinistra democratica italiana, rea di avere consentito alla giusta scelta di schierare i missili nucleari occidentali, contro gli SS20 sovietici. Sono gli anni in cui vestono una delle loro giubbe “pacifiste”. La pace di Gulag, solo appena più operosa di quella dei cimiteri.
E’ falso perché lo ha documentato Giuseppe Averardi (“Le carte del Pci”, Piero Laicata Editore), utilizando appunti e note di Eugenio Reale e descrivendo il meccanismo di finanziamento illecito che utilizzava una fitta rete di società d’intermediazione (come la Interexpo, appunto), che non intermediavano un bel nulla ma riscuotevano tangenti per i comunisti italiani.
E’ falso perché il magistrato russo Sergej Aristov parla di finanziamenti giunti fino al 1991, così come risulta da un documento datato 17 gennaio 1898, classificato come rigorosamente segreto e destinato a Vladimir Chruscev, uno dei capi del Kgb, un documento intitolato: “Aiuti finanziari supplementari per il Pci”. Prego notare la data, 1989, ed il suggestivo “supplementari”. Di tutto questo ha mai sentito parlare, l’onorevole Napolitano? Lo sa che Aristov aveva chiesto l’assistenza e la collaborazione di Giovanni Falcone, e che questo era l’incontro in programma al suo rientro a Roma, se non lo avessero ammazzato a Capaci? Ha mai letto niente, di tutto questo, l’onorevole Napolitano? Riesce ad immaginare cosa si sarebbe scritto e fatto se al rientro a Roma Falcone avesse dovuto incontrare Aristov per scandagliare le amicizie di Andreotti o i conti di Craxi?
Certo, so che queste cose non si leggono spesso, talché io stesso, scrivendole, mi conquisterò il compatimento di chi m’immagina giapponese renitente all’armistizio, in guerra contro comunisti immaginari che esistono solo nella mia malata fantasia ed in quella corrotta da Arcore. Capita, difatti, che la grande forza dei preti senza più un dio, dei comunisti senza più comunismo, ancora si esercita sul mercato italiano delle idee e delle conoscenze, complice una destra di analfabeti d’andata e ritorno. Ma Napolitano è uomo di cultura, di buone letture, è escluso che ai suoi occhi non siano mai comparse queste notizie, e, allora, perché non commentarle, perché non smentirle, perché tenere tutto in una ridicolissima e rivelatrice pagina? Per viltà. Perché il passato che questi uomini hanno alle spalle fa così orrore, copre ancora le grida delle vittime, da non consentire loro di guardarlo in faccia senza perdere la capacità di guardarsi in faccia. Quindi meglio affidarsi ad un linguaggio che avrei definito democristiano, se non fosse che non conosco un solo democristiano che abbia da tacere tanto sul passato proprio e dei propri compagni di partito.
Altri uomini, altri comunisti, come Giovanni Pellegrino, hanno avuto la forza ed il coraggio di rimestare criticamente nella nostra storia recente, non si sono autorisparmiati, pur compiendo lo sforzo di collocare i propri comportamenti nel clima e nel contesto in cui i fatti si svolsero. Il capitolo dei finanziamenti sovietici ai comunisti italiani è uno di quelli senza il quale non si è in grado di capire nulla, né del dibattito politico nella sinistra, né della storia italiana del dopoguerra. Ma, evidentemente, al contrario di quel che Pellegrino ha fatto per gli anni del giustizialismo, queste altre sono cose di cui è ancora difficile e pericoloso rivelare dimensioni reali e complicità taciute. Alcuni canali di scolo dei dollari russi ancora non si sono prosciugati. O, comunque, non è compito che abbia assolto la debole penna di Grigio Napolitano.
In un libro choc le infamie del comunismo. Massimo Introvigne
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=88004
I comunisti non mangiavano solo i bambini, ma anche gli adulti
I comunisti non mangiavano solo i bambini, ma anche gli adulti
martedì 9 maggio 2006
Buona la quarta?
QUIRINALE: BERLUSCONI, SCHEDA BIANCA A TERZA E QUARTA VOTAZIONE
Roma, 9 mag. (Adnkronos) - Abbiamo ''una linearita' assoluta'', confermando ''quello che diciamo e che ho detto ieri sera. Adesso continueremo a votare scheda bianca alla terza. E alla quarta votazione, la stessa cosa''. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lasciando Montecitorio, aggiungendo che il centrodestra partecipera' comunque alla votazione: ''parteciperemo con scheda bianca'', ha concluso. Ore 14.53
Il lancio dell'agenzia Adnkronos è chiaro: la CdL non vota un comunista.
Berlusconi ha detto chiaro e tondo che il suo elettorato non capirebbe un voto ad un candidato comunista o ex comunista. Il tanto invocato e abusato metodo Ciampi per eleggere un candidato condiviso non può funzionare quando la rosa ha un petalo solo: e poi non è proprio obbligatorio che venga eletto con la maggioranza qualificata.
La maggioranza dovrebbe, secondo una logica di correttezza politica, essere meno ferma sulla scelta di un Ds o, meglio ancora, potrebbe convergere su di una scelta condivisa del centrodestra.
Domani alla quarta votazione, visto che la sinistra ha i numeri, potrebbe provare ad eleggere il proprio concorrente.
Io spero sempre di vedere il terzo sardo alla Presidenza della Repubblica.
Roma, 9 mag. (Adnkronos) - Abbiamo ''una linearita' assoluta'', confermando ''quello che diciamo e che ho detto ieri sera. Adesso continueremo a votare scheda bianca alla terza. E alla quarta votazione, la stessa cosa''. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lasciando Montecitorio, aggiungendo che il centrodestra partecipera' comunque alla votazione: ''parteciperemo con scheda bianca'', ha concluso. Ore 14.53
Il lancio dell'agenzia Adnkronos è chiaro: la CdL non vota un comunista.
Berlusconi ha detto chiaro e tondo che il suo elettorato non capirebbe un voto ad un candidato comunista o ex comunista. Il tanto invocato e abusato metodo Ciampi per eleggere un candidato condiviso non può funzionare quando la rosa ha un petalo solo: e poi non è proprio obbligatorio che venga eletto con la maggioranza qualificata.
La maggioranza dovrebbe, secondo una logica di correttezza politica, essere meno ferma sulla scelta di un Ds o, meglio ancora, potrebbe convergere su di una scelta condivisa del centrodestra.
Domani alla quarta votazione, visto che la sinistra ha i numeri, potrebbe provare ad eleggere il proprio concorrente.
Io spero sempre di vedere il terzo sardo alla Presidenza della Repubblica.
Quei Br a caccia di semilibertà. Salvatore Scarpino
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=87681
Le Brigate Rosse sono ancora pericolose e non vanno sottovalutate
Le Brigate Rosse sono ancora pericolose e non vanno sottovalutate
lunedì 8 maggio 2006
Sette errori fatali degli alleati di Berlusconi. Marco Palmisano
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=87481
Superficialità, pressapochismo e miopia, ma soprattutto poca fiducia nella vittoria
Superficialità, pressapochismo e miopia, ma soprattutto poca fiducia nella vittoria
Appello per l'istituzione della Giornata nazionale delle vittime dell'ingiustizia
Mauro Mellini, già deputato radicale e membro del Consiglio Superiore della Magistratura, ha promosso a nome dei Riformatori Liberali-Radicali un appello per l'istituzione del 18 maggio (ricorrenza della morte di Enzo Tortora) quale giornata nazionale delle vittime dell''ingiustizia. Questo appello sarà lanciato sul piano nazionale il prossimo 18 maggio e sarà accompagnato da una serie di iniziative parlamentari volte al perseguimento di un obiettivo difficile che vogliamo però porre all'attenzione e alla riflessione dei parlamentari, delle forze politiche e dell'opinione pubblica.Per dare forza alla nostra iniziativa ti prego quindi di leggere il testo dell'appello e di comunicarci- se lo ritieni- la tua adesione a info@riformatoriliberali.org.Ti ringrazio e ti saluto cordialmente.
Benedetto Della Vedova
Testo dell'appello
GIORNATA NAZIONALE DELLE VITTIME DELL'INGIUSTIZIA
Nel diciottesimo anniversario della morte di Enzo Tortora - vittima d''ingiustizia palese e pervicace, frutto di calunnie sfacciate e di imperdonabili prevaricazioni - lo ricordiamo per la fermezza con la quale affrontò una vicenda assurda e con la quale rese testimonianza di fede nella giustizia vera. Fu esempio di civile impegno, perché ad altri fosse risparmiato il danno, il dolore dell''ingiustizia e dell''indifferenza di fronte ad essa della società e delle istituzioni.La vicenda di Enzo Tortora fu ed è esemplare. Non averne tratto gli insegnamenti ed i presagi che se ne potevano e dovevano trarre, pesa ancora oggi sulla vita del nostro paese. Ricordare tutto ciò è doveroso ed utile per tutti ed è da augurarsi sia sempre nel pensiero dei migliori cittadini.Per questo proponiamo che il 18 maggio, anniversario della morte di Enzo Tortora, la cui salute fisica fu minata da quella sciagurata vicenda che non domò il suo spirito, sia proclamato giornata nazionale delle vittima dell''ingiustizia.
Una giornata in cui il pensiero vada a coloro che, per errore di uomini o per imperfezione e stravolgimento di istituzioni e di leggi, per devianze dalle finalità che la giustizia deve perseguire, sono sacrificati e soffrono, lottando perché sia riconosciuto il loro buon diritto o, invece, vinti e dimenticati, subiscono pene ed umiliazioni che non hanno meritato. Confidiamo che molti altri cittadini che amano la giustizia si uniscano a noi, sottoscrivendo questo appello e che le istituzioni di autorità pubbliche vogliano accoglierlo, perché a tutti sia indicato un momento di riflessione e di assunzione di responsabilità.
Benedetto Della Vedova
Testo dell'appello
GIORNATA NAZIONALE DELLE VITTIME DELL'INGIUSTIZIA
Nel diciottesimo anniversario della morte di Enzo Tortora - vittima d''ingiustizia palese e pervicace, frutto di calunnie sfacciate e di imperdonabili prevaricazioni - lo ricordiamo per la fermezza con la quale affrontò una vicenda assurda e con la quale rese testimonianza di fede nella giustizia vera. Fu esempio di civile impegno, perché ad altri fosse risparmiato il danno, il dolore dell''ingiustizia e dell''indifferenza di fronte ad essa della società e delle istituzioni.La vicenda di Enzo Tortora fu ed è esemplare. Non averne tratto gli insegnamenti ed i presagi che se ne potevano e dovevano trarre, pesa ancora oggi sulla vita del nostro paese. Ricordare tutto ciò è doveroso ed utile per tutti ed è da augurarsi sia sempre nel pensiero dei migliori cittadini.Per questo proponiamo che il 18 maggio, anniversario della morte di Enzo Tortora, la cui salute fisica fu minata da quella sciagurata vicenda che non domò il suo spirito, sia proclamato giornata nazionale delle vittima dell''ingiustizia.
Una giornata in cui il pensiero vada a coloro che, per errore di uomini o per imperfezione e stravolgimento di istituzioni e di leggi, per devianze dalle finalità che la giustizia deve perseguire, sono sacrificati e soffrono, lottando perché sia riconosciuto il loro buon diritto o, invece, vinti e dimenticati, subiscono pene ed umiliazioni che non hanno meritato. Confidiamo che molti altri cittadini che amano la giustizia si uniscano a noi, sottoscrivendo questo appello e che le istituzioni di autorità pubbliche vogliano accoglierlo, perché a tutti sia indicato un momento di riflessione e di assunzione di responsabilità.
sabato 6 maggio 2006
L'ultimo prigioniero. Giuliano Ferrara
Previti in galera dopo un processo ingiusto e una schifosa mostrificazione
Non mi sono mai posto il problema dell’innocenza di Cesare Previti, perché il suo non era e non è, come il mio e come molti altri, un mestiere innocente. I miei dubbi li ho esposti per tempo e con lealtà su un giornale, questo, che è politicamente amico di Previti e del suo storico committente, Silvio Berlusconi. Avevo scritto che stavolta il processo ci stava, bisognava affrontarlo e vincerlo, se possibile, che non bastava dire un “no” politico. Ne è passato del tempo da allora. E se il processo fosse stato giusto, mi terrei i miei dubbi generici e a Previti che va in carcere esprimerei la solidarietà di un uomo a un altro uomo, e pazienza per i famosi miti giacobini. E’ andata altrimenti: il processo è stato lungo, cavilloso, tortuoso ma ingiusto.
Bisogna protestare. Giuseppe D’Avanzo, su Repubblica, dunque su un giornale il cui editore ha un diretto interesse processuale in questa vicenda per via del lodo Mondadori, un interesse sistematicamente occultato ai lettori, moraleggia su una sentenza finale che secondo lui ripristina l’eguaglianza di fronte alla legge dei potenti e dei senza potere. Metterla così ti fa sentire onesto. Ma la mia personale onestà, sulla quale non sono io a decidere bensì l’opinione di chi legge, di fronte a questo modo di mettere le cose muore di freddo. Il trattamento riservato a Previti non va paragonato con quello tragico riservato a chi abbia rubato un melone. Va confrontato con il trattamento riservato ad altri potenti, che tutti conosciamo e che anche D’Avanzo conosce. Potenti che se la sono cavata egregiamente di fronte ad accuse simili, anzi spesso identiche, perché non si sono esposti, non ne avevano bisogno, avevano chi sui giornali, nelle conventicole, nell’establishment dei poteri cosiddetti neutri o forti si esponeva per loro, e troncava e sopiva e copriva per loro quel che c’era da troncare, sopire e coprire.
E’ un elenco sterminato, e dovesse proseguire il linciaggio del mostro, sono pronto a riscriverlo, questo elenco pubblico di coloro che hanno evitato gogna e carcere solo perché sono veri potenti o potenti veri. Non è una promessa, è una minaccia. Siamo stati appena assolti in un processo per diffamazione intentatoci dalla teste d’accusa del processo Previti, che avevamo criticato per la sua inattendibilità con il garbo e la fermezza di chi non voleva fare ostruzione alla giustizia, ma all’ingiustizia. Eppure da lì si riparte. L’accusa fu costruita in modo sospetto, in termini di procedura giudiziaria. Il fumus c’era, ma presto il fumo della persecuzione militante, della devastazione a cannonate di un bersaglio politico, che era insieme Previti e Berlusconi e la magistratura moderata del porto delle nebbie, ha coperto ogni altro fumo di reato, e ha soprattutto diradato come per incanto le nebbie giallognole che sostavano sul capo dei pm d’assalto milanesi, capaci di trasformare la giustizia in arma politica e la politica in mero episodio secondario del giustizialismo al potere.
Pessimi anche la gestione del lungo dibattimento e il dispositivo finale della sentenza in Cassazione. Con la scusa che Previti si difendeva dal processo, ciò che è legittimo e legale quando un imputato non creda nell’imparzialità di chi giudica e nella lealtà di chi investiga, il sistema della giustizia ingiusta si è anch’esso difeso dal giusto processo e dai diritti della difesa, e ha sistematicamente negato le garanzie giuridiche fondamentali fino alla fine, fino al diniego di un rinvio per consentire un decisivo verdetto della Corte costituzionale, atteso tra venti giorni, su un conflitto tra poteri dello stato. Il fatto che l’imputato sia un parlamentare e si avvalga delle prerogative di parlamentare per tutelarsi non influisce sul nostro giudizio. Anzi, in questi casi bisogna avere l’occhio ancora più fino, perché un parlamentare è un tizio presunto potente eletto dai tizi senza potere per rappresentarli, e altri potenti meno presunti hanno interesse a scardinarlo dalla posizione che occupa, se lui o il suo capo siano considerati ingombranti. E non facciamo le timorate, non ci iscriviamo al club degli onesti che ragionano come Repubblica, perché il colpo a Cesare Previti è stato inferto sulla scia di altri e numerosi colpi di giustizia politicizzata che hanno avuto di mira tutti i passaggi fondamentali della battaglia politico-elettorale in Italia.
L’inchiesta cominciò simbolicamente prima della prima vittoria dell’Ulivo, che favorì sfacciatamente nel 1996, e il percorso termina altrettanto simbolicamente subito dopo la seconda vittoria dell’Ulivo, dieci anni dopo. La traiettoria della mostrificazione giudiziaria di Cesare Previti è stata impregnata di odio culturale e di demagogia incivile, e quando odio e demagogia entrano nei tribunali sotto la luce delle telecamere e delle cronache compiacenti non c’è più giustizia, c’è cattiva politica e insulto alla libertà.
Non mi sono mai posto il problema dell’innocenza di Cesare Previti, perché il suo non era e non è, come il mio e come molti altri, un mestiere innocente. I miei dubbi li ho esposti per tempo e con lealtà su un giornale, questo, che è politicamente amico di Previti e del suo storico committente, Silvio Berlusconi. Avevo scritto che stavolta il processo ci stava, bisognava affrontarlo e vincerlo, se possibile, che non bastava dire un “no” politico. Ne è passato del tempo da allora. E se il processo fosse stato giusto, mi terrei i miei dubbi generici e a Previti che va in carcere esprimerei la solidarietà di un uomo a un altro uomo, e pazienza per i famosi miti giacobini. E’ andata altrimenti: il processo è stato lungo, cavilloso, tortuoso ma ingiusto.
Bisogna protestare. Giuseppe D’Avanzo, su Repubblica, dunque su un giornale il cui editore ha un diretto interesse processuale in questa vicenda per via del lodo Mondadori, un interesse sistematicamente occultato ai lettori, moraleggia su una sentenza finale che secondo lui ripristina l’eguaglianza di fronte alla legge dei potenti e dei senza potere. Metterla così ti fa sentire onesto. Ma la mia personale onestà, sulla quale non sono io a decidere bensì l’opinione di chi legge, di fronte a questo modo di mettere le cose muore di freddo. Il trattamento riservato a Previti non va paragonato con quello tragico riservato a chi abbia rubato un melone. Va confrontato con il trattamento riservato ad altri potenti, che tutti conosciamo e che anche D’Avanzo conosce. Potenti che se la sono cavata egregiamente di fronte ad accuse simili, anzi spesso identiche, perché non si sono esposti, non ne avevano bisogno, avevano chi sui giornali, nelle conventicole, nell’establishment dei poteri cosiddetti neutri o forti si esponeva per loro, e troncava e sopiva e copriva per loro quel che c’era da troncare, sopire e coprire.
E’ un elenco sterminato, e dovesse proseguire il linciaggio del mostro, sono pronto a riscriverlo, questo elenco pubblico di coloro che hanno evitato gogna e carcere solo perché sono veri potenti o potenti veri. Non è una promessa, è una minaccia. Siamo stati appena assolti in un processo per diffamazione intentatoci dalla teste d’accusa del processo Previti, che avevamo criticato per la sua inattendibilità con il garbo e la fermezza di chi non voleva fare ostruzione alla giustizia, ma all’ingiustizia. Eppure da lì si riparte. L’accusa fu costruita in modo sospetto, in termini di procedura giudiziaria. Il fumus c’era, ma presto il fumo della persecuzione militante, della devastazione a cannonate di un bersaglio politico, che era insieme Previti e Berlusconi e la magistratura moderata del porto delle nebbie, ha coperto ogni altro fumo di reato, e ha soprattutto diradato come per incanto le nebbie giallognole che sostavano sul capo dei pm d’assalto milanesi, capaci di trasformare la giustizia in arma politica e la politica in mero episodio secondario del giustizialismo al potere.
Pessimi anche la gestione del lungo dibattimento e il dispositivo finale della sentenza in Cassazione. Con la scusa che Previti si difendeva dal processo, ciò che è legittimo e legale quando un imputato non creda nell’imparzialità di chi giudica e nella lealtà di chi investiga, il sistema della giustizia ingiusta si è anch’esso difeso dal giusto processo e dai diritti della difesa, e ha sistematicamente negato le garanzie giuridiche fondamentali fino alla fine, fino al diniego di un rinvio per consentire un decisivo verdetto della Corte costituzionale, atteso tra venti giorni, su un conflitto tra poteri dello stato. Il fatto che l’imputato sia un parlamentare e si avvalga delle prerogative di parlamentare per tutelarsi non influisce sul nostro giudizio. Anzi, in questi casi bisogna avere l’occhio ancora più fino, perché un parlamentare è un tizio presunto potente eletto dai tizi senza potere per rappresentarli, e altri potenti meno presunti hanno interesse a scardinarlo dalla posizione che occupa, se lui o il suo capo siano considerati ingombranti. E non facciamo le timorate, non ci iscriviamo al club degli onesti che ragionano come Repubblica, perché il colpo a Cesare Previti è stato inferto sulla scia di altri e numerosi colpi di giustizia politicizzata che hanno avuto di mira tutti i passaggi fondamentali della battaglia politico-elettorale in Italia.
L’inchiesta cominciò simbolicamente prima della prima vittoria dell’Ulivo, che favorì sfacciatamente nel 1996, e il percorso termina altrettanto simbolicamente subito dopo la seconda vittoria dell’Ulivo, dieci anni dopo. La traiettoria della mostrificazione giudiziaria di Cesare Previti è stata impregnata di odio culturale e di demagogia incivile, e quando odio e demagogia entrano nei tribunali sotto la luce delle telecamere e delle cronache compiacenti non c’è più giustizia, c’è cattiva politica e insulto alla libertà.
venerdì 5 maggio 2006
I portavoce della verità
I blogger, in questo periodo, si domandano quale possa essere la loro funzione all'indomani delle elezioni.
Il risultato elettorale ha dimostrato che la vittoria si conquista con una manciata di voti e che gli indecisi sono determinanti. Sono gli avvenimenti delle ultime ore quelli che spostano l'elettorato.
La rimonta della Casa delle Libertà si è materializzata quando l'opinione pubblica è stata messa al corrente del lavoro svolto dal Governo uscente: Berlusconi stesso ha riconosciuto che la comunicazione era stata carente.
L'informazione è potere!
Mi auguro e ci auguriamo che, stando all'opposizione, la CdL trovi il tempo di far sapere come si muove, a cosa si oppone, come governerebbe e, soprattutto, comunicasse con tutti i mezzi, ben sapendo di dover fare i conti con "media" di parte.
Di parte, ma da quella che noi riteniamo giusta, sono i blogger che aderiscono alla BLOGS FOR CdL. Una rete di convinti sostenitori del centrodestra, con tutte le sfumature e le differenze del caso, che hanno creduto nel progetto alternativo alla sinistra che Berlusconi ha teorizzato.
E' difficile quantificare il peso dei nostri blog sulle scelte degli elettori, ma un paio di cose sono certe:
a) la rete è destinata a raggiungere un numero sempre maggiore di "navigatori",
b) la credibilità dei blog aumenterà, facendo concorrenza agli altri "media".
L'invito che rivolgo ai signori politici è di non sottovalutare la nostra forza, di collaborare con noi e di aiutaci a mettere in rete quelle notizie che altrove non compaiono per reticenza o disinformazione.
Personalmente preferisco i fatti alle opinioni perché hanno una loro forza e sarei lieto di poter supportare le mie opinioni con tanti fatti.
Soprattutto chiediamo la verità per quanto scomoda o controproducente, senza interpretazioni o manipolazioni: sappiamo che è difficile, ma la nostra bandiera deve essere l'obiettività.
Il risultato elettorale ha dimostrato che la vittoria si conquista con una manciata di voti e che gli indecisi sono determinanti. Sono gli avvenimenti delle ultime ore quelli che spostano l'elettorato.
La rimonta della Casa delle Libertà si è materializzata quando l'opinione pubblica è stata messa al corrente del lavoro svolto dal Governo uscente: Berlusconi stesso ha riconosciuto che la comunicazione era stata carente.
L'informazione è potere!
Mi auguro e ci auguriamo che, stando all'opposizione, la CdL trovi il tempo di far sapere come si muove, a cosa si oppone, come governerebbe e, soprattutto, comunicasse con tutti i mezzi, ben sapendo di dover fare i conti con "media" di parte.
Di parte, ma da quella che noi riteniamo giusta, sono i blogger che aderiscono alla BLOGS FOR CdL. Una rete di convinti sostenitori del centrodestra, con tutte le sfumature e le differenze del caso, che hanno creduto nel progetto alternativo alla sinistra che Berlusconi ha teorizzato.
E' difficile quantificare il peso dei nostri blog sulle scelte degli elettori, ma un paio di cose sono certe:
a) la rete è destinata a raggiungere un numero sempre maggiore di "navigatori",
b) la credibilità dei blog aumenterà, facendo concorrenza agli altri "media".
L'invito che rivolgo ai signori politici è di non sottovalutare la nostra forza, di collaborare con noi e di aiutaci a mettere in rete quelle notizie che altrove non compaiono per reticenza o disinformazione.
Personalmente preferisco i fatti alle opinioni perché hanno una loro forza e sarei lieto di poter supportare le mie opinioni con tanti fatti.
Soprattutto chiediamo la verità per quanto scomoda o controproducente, senza interpretazioni o manipolazioni: sappiamo che è difficile, ma la nostra bandiera deve essere l'obiettività.
Ai posteri l'ardua sentenza
Oggi è il 5 maggio e la poesia del Manzoni in morte di Napoleone ritorna alla mente.
"Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro, così percossa, attonita la terra al nunzio sta, muta pensando all'ultima ora dell'uom fatale..."
"Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza"
Previti è colpevole: lo sentenzia la Cassazione.
Chi vivrà, vedrà. Ai posteri l'ardua sentenza.
"Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro, così percossa, attonita la terra al nunzio sta, muta pensando all'ultima ora dell'uom fatale..."
"Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza"
Previti è colpevole: lo sentenzia la Cassazione.
Chi vivrà, vedrà. Ai posteri l'ardua sentenza.
giovedì 4 maggio 2006
Oddio, la ripresa arriva troppo presto. Giuliano Ferrara
Prodi non governa ancora e l’economia già cresce. Come si permette?
L’economia italiana è in crescita sostenuta, dovuta all’aumento della produzione manifatturiera. L’indice del centro studi della Confindustria riguardante l’aprile del 2006 in confronto allo stesso mese del 2005, a parità di giorni lavorativi, registra un aumento del 4,32 per cento. Anche l’indice riguardante la dinamica fra un mese e il precedente, che individua la direzione e l’intensità dell’espansione, in aprile è fortemente positivo: l’aumento rispetto a marzo è dell’1,9 per cento, un balzo in avanti che indica che la ripresa è robusta.
Essa è sospinta dalla domanda europea e internazionale e, in minor misura, da quella domestica. E ciò mostra che la nostra economia ha ripreso a essere competitiva, sul fronte estero, oltreché in quello interno. Il pianto greco di questi anni sulla perdita di competitività del sistema Italia viene smentito dai fatti. L’economia italiana ha resistito bene alla sfida della globalizzazione, nel periodo difficile, e ora è in fase dinamica, assieme alle altre economie mature dell’area euro. Mentre ciò accade, si registrano anche dati, migliori delle previsioni, per il saldo di cassa, fra spese ed entrate statali, del primo quadrimestre. Anche in questo caso vengono smentiti i propagandisti del pessimismo. Con una aggravante.
Gli economisti che dovranno consigliare il governo Prodi avevano chiesto con insistenza i conti di cassa del primo quadrimestre, ritenendo che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti li volesse divulgare in ritardo per celare un aggravio della situazione. E avevano sorriso con ironia alla sua assicurazione che essi erano migliori del previsto. Ma ora si vede che Tremonti non mentiva. La dinamica di cassa del primo quadrimestre 2006 registra un deficit di 34 miliardi contro i 40 del primo quadrimestre del 2005. Ciò comporta una correzione verso il basso del deficit previsto per il 2006, dallo stesso Tremonti, stimato da lui prudenzialmente in un 3,8 per cento del pil. Col trend attuale, il deficit del 2006, tendenzialmente, si attesta su un 12 per cento in meno, cioè sul 3,4 per cento del pil, poco lontano dalla cifra del 3 per cento richiesta dal patto di stabilità. Starà a Prodi non sprecare questa eredità positiva. E ai commentatori il riconoscerla, cessando di stracciarsi le vesti per un declino che non c’è.
L’economia italiana è in crescita sostenuta, dovuta all’aumento della produzione manifatturiera. L’indice del centro studi della Confindustria riguardante l’aprile del 2006 in confronto allo stesso mese del 2005, a parità di giorni lavorativi, registra un aumento del 4,32 per cento. Anche l’indice riguardante la dinamica fra un mese e il precedente, che individua la direzione e l’intensità dell’espansione, in aprile è fortemente positivo: l’aumento rispetto a marzo è dell’1,9 per cento, un balzo in avanti che indica che la ripresa è robusta.
Essa è sospinta dalla domanda europea e internazionale e, in minor misura, da quella domestica. E ciò mostra che la nostra economia ha ripreso a essere competitiva, sul fronte estero, oltreché in quello interno. Il pianto greco di questi anni sulla perdita di competitività del sistema Italia viene smentito dai fatti. L’economia italiana ha resistito bene alla sfida della globalizzazione, nel periodo difficile, e ora è in fase dinamica, assieme alle altre economie mature dell’area euro. Mentre ciò accade, si registrano anche dati, migliori delle previsioni, per il saldo di cassa, fra spese ed entrate statali, del primo quadrimestre. Anche in questo caso vengono smentiti i propagandisti del pessimismo. Con una aggravante.
Gli economisti che dovranno consigliare il governo Prodi avevano chiesto con insistenza i conti di cassa del primo quadrimestre, ritenendo che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti li volesse divulgare in ritardo per celare un aggravio della situazione. E avevano sorriso con ironia alla sua assicurazione che essi erano migliori del previsto. Ma ora si vede che Tremonti non mentiva. La dinamica di cassa del primo quadrimestre 2006 registra un deficit di 34 miliardi contro i 40 del primo quadrimestre del 2005. Ciò comporta una correzione verso il basso del deficit previsto per il 2006, dallo stesso Tremonti, stimato da lui prudenzialmente in un 3,8 per cento del pil. Col trend attuale, il deficit del 2006, tendenzialmente, si attesta su un 12 per cento in meno, cioè sul 3,4 per cento del pil, poco lontano dalla cifra del 3 per cento richiesta dal patto di stabilità. Starà a Prodi non sprecare questa eredità positiva. E ai commentatori il riconoscerla, cessando di stracciarsi le vesti per un declino che non c’è.
Pecoraro Scanio: presidente del sole che ride... ai funerali.
Pecoraro Scanio e Vasco Errani - come tutti sanno - sono stati fotografati ai funerali delle tre vittime di Nassiriya mentre ridevano sguaiatamente.
Di seguito i comunicati dei rispettivi partiti che si commentano da soli.
Della serie: noi siamo vittime di ignobili attacchi ingiustificati perché la CdL strumentalizza la fotografia.
Dobbiamo imparare da questi maestri della mistificazione: nessuna vergogna per la risata scurrile in chiesa, nessuna ammissione di colpa, ma attacco a chi li rimprovera.
Per le corna di Berlusconi hanno riempito giornali ed ancora adesso ne parlano...
NASSIRIYA: VERDI, DAL GIORNALE E DA LIBERO GRAVE STRUMENTALIZZAZIONE
(AGE) ROMA - "Dal Giornale e da Libero è stata messa in piedi una grave strumentalizzazione per attaccare il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio". Lo afferma in una nota l'ufficio stampa del Sole che Ride. "Si sta montando - prosegue la nota - una indegna campagna che mette in dubbio il dolore autentico e sincero dei Verdi per le vittime dell'agguato di Nassiriya. Negare l'onestà dei sentimenti del presidente dei Verdi è profondamente offensivo ed è una forma di imbarbarimento del confronto politico e dell'informazione". (AGE)Data: 03/05/06 15:33Autore: GIF
In riferimento all'attacco politico portato da vari esponenti della Casa delle Libertà al presidente della Regione Vasco Errani, presente ieri ai funerali delle vittime della strage di Nassiriya, i capigruppo dell'Unione in Regione hanno risposto con una nota congiunta."Le dichiarazioni di diversi esponenti della Casa delle Libertà riferite al presidente Errani sono strumentali", recita la nota "in quanto finalizzate a colpire la credibilità delle istituzioni e nella fattispecie di chi le rappresenta. Crediamo che utilizzare una giornata di lutto per bieche logiche di partito dimostri l'assoluta mancanza di senso dello Stato che purtroppo la Cdl ha sempre evidenziato.Il presidente Errani ha sempre mostrato un alto senso delle istituzioni e la società regionale glielo ha sempre riconosciuto. Sia presiedendo la Giunta dell'Emilia-Romagna che la Conferenza dei Presidenti delle Regioni la sua attività si è sempre ispirata ai principi costituzionali e la sua presenza ai funerali di ieri ne è un'ulteriore testimonianza. Siamo quindi indignati e offesi dal volgare attacco finalizzato a ledere la dignità del presidente Errani, che ovviamente noi respingiamo: la sua presenza alle esequie era dettata da un'autentica vicinanza alle Forze Armate e all'Arma dei Carabinieri e al dolore dei familiari per il lutto che ha colpito loro e l'Italia intera".
Di seguito i comunicati dei rispettivi partiti che si commentano da soli.
Della serie: noi siamo vittime di ignobili attacchi ingiustificati perché la CdL strumentalizza la fotografia.
Dobbiamo imparare da questi maestri della mistificazione: nessuna vergogna per la risata scurrile in chiesa, nessuna ammissione di colpa, ma attacco a chi li rimprovera.
Per le corna di Berlusconi hanno riempito giornali ed ancora adesso ne parlano...
NASSIRIYA: VERDI, DAL GIORNALE E DA LIBERO GRAVE STRUMENTALIZZAZIONE
(AGE) ROMA - "Dal Giornale e da Libero è stata messa in piedi una grave strumentalizzazione per attaccare il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio". Lo afferma in una nota l'ufficio stampa del Sole che Ride. "Si sta montando - prosegue la nota - una indegna campagna che mette in dubbio il dolore autentico e sincero dei Verdi per le vittime dell'agguato di Nassiriya. Negare l'onestà dei sentimenti del presidente dei Verdi è profondamente offensivo ed è una forma di imbarbarimento del confronto politico e dell'informazione". (AGE)Data: 03/05/06 15:33Autore: GIF
In riferimento all'attacco politico portato da vari esponenti della Casa delle Libertà al presidente della Regione Vasco Errani, presente ieri ai funerali delle vittime della strage di Nassiriya, i capigruppo dell'Unione in Regione hanno risposto con una nota congiunta."Le dichiarazioni di diversi esponenti della Casa delle Libertà riferite al presidente Errani sono strumentali", recita la nota "in quanto finalizzate a colpire la credibilità delle istituzioni e nella fattispecie di chi le rappresenta. Crediamo che utilizzare una giornata di lutto per bieche logiche di partito dimostri l'assoluta mancanza di senso dello Stato che purtroppo la Cdl ha sempre evidenziato.Il presidente Errani ha sempre mostrato un alto senso delle istituzioni e la società regionale glielo ha sempre riconosciuto. Sia presiedendo la Giunta dell'Emilia-Romagna che la Conferenza dei Presidenti delle Regioni la sua attività si è sempre ispirata ai principi costituzionali e la sua presenza ai funerali di ieri ne è un'ulteriore testimonianza. Siamo quindi indignati e offesi dal volgare attacco finalizzato a ledere la dignità del presidente Errani, che ovviamente noi respingiamo: la sua presenza alle esequie era dettata da un'autentica vicinanza alle Forze Armate e all'Arma dei Carabinieri e al dolore dei familiari per il lutto che ha colpito loro e l'Italia intera".
mercoledì 3 maggio 2006
Basta con gli in...Ciampi
Diciamolo: vi pare il caso di rieleggere un ultraottantenne?
Credete che il candidato sia proprio Carlo Azeglio?
La CdL ha fatto la mossa vincente, che ha spiazzato la sinistra, proponendo - guarda caso - l' ex Ministro del Tesoro ed ex Presidente del Consiglio della sinistra.
Si sa che Ciampi non ha alcuna intenzione di morire Capo dello Stato e si sa che la sinistra punta a Baffino, ma prima di lunedì bisogna sollevare un po' di polverone e fingere di pregare il bisnonno a non traslocare.
Personalmente ritengo il settennato trascorso piuttosto incolore e Ciampi spesso ostaggio degli apparati: certamente rispetto ad Oscar Luigi, il livornese è stato un mostro di imparzialità e di equidistanza. Ma è tempo di cambiare aria e di abbassare l'età anagrafica.
Ritengo che, secondo giustizia e logica, la prima carica dello Stato, visto che la seconda, la terza ed il premierato sono andati alla "maggioranza", possa andare all'opposizione.
Ho una mia idea ed un desiderio, ma la scaramanzia mi induce a fare solo il nome: Beppe.
Speriamo che si avveri.
Credete che il candidato sia proprio Carlo Azeglio?
La CdL ha fatto la mossa vincente, che ha spiazzato la sinistra, proponendo - guarda caso - l' ex Ministro del Tesoro ed ex Presidente del Consiglio della sinistra.
Si sa che Ciampi non ha alcuna intenzione di morire Capo dello Stato e si sa che la sinistra punta a Baffino, ma prima di lunedì bisogna sollevare un po' di polverone e fingere di pregare il bisnonno a non traslocare.
Personalmente ritengo il settennato trascorso piuttosto incolore e Ciampi spesso ostaggio degli apparati: certamente rispetto ad Oscar Luigi, il livornese è stato un mostro di imparzialità e di equidistanza. Ma è tempo di cambiare aria e di abbassare l'età anagrafica.
Ritengo che, secondo giustizia e logica, la prima carica dello Stato, visto che la seconda, la terza ed il premierato sono andati alla "maggioranza", possa andare all'opposizione.
Ho una mia idea ed un desiderio, ma la scaramanzia mi induce a fare solo il nome: Beppe.
Speriamo che si avveri.
Le parole vuote di una sinistra fuori dalla storia. Ruggero Guarini
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=86236
Lotta di classe e padroni nel lessico dei rigattieri della sinistra
Lotta di classe e padroni nel lessico dei rigattieri della sinistra
martedì 2 maggio 2006
Comunismo e falso ecologismo. Marcello Pili
Il comunismo è uno strumento di gestione totalitaria dell’economia. Il comunismo sottrae al cittadino il diritto sul proprio reddito, gli impedisce l’iniziativa di impresa, gli dà diritto a qualche alimento se ne sa (e non ne sa) produrre, quindi il cittadino è schiavo dello Stato e delle clientele del partito comunista che è dominante sempre dopo violenze.
Tolto il comunismo totale, come strumento di dominio totale abbiamo tutte le forme di azione “socialiste” presenti nelle economie che si dicono (come l’Italia) ancora liberali ma non lo sono, e cioè almeno in tutta l’Europa Continentale prossima alla Cortina di Ferro.
Il falso ecologismo sta affiancando con falsi pretesti e sta sostituendo il divieto di fare economia del comunismo col divieto di fare economia perché “violerebbe” qualunque falso rispetto della natura. Quindi c’è il falso rispetto della natura usato come strumento per togliere i diritti agli uomini.
Esempio di questo gravissimo divieto di fare economia in Italia è il blocco delle Autostrade, che da solo provoca migliaia di morti all’anno e quindi questi falsi ecologisti sono criminali come i comunisti che anch’essi si nascondevano, e non troppo, dicendo che volevano il bene di chi uccidevano.
Il divieto di fare economia dei falsi ecologisti si estende in tutte le direzioni stabilendo con prepotenza limitazioni alla libertà del cittadino con limiti alla circolazione stradale che sono solo limitazioni della produzione e violazioni dei diritti dei cittadini.
C’è anche una vulgata di falsa economia “ecologista”, che alcuni studenti particolarmente plagiati e deboli in economia portano agli esami secondo cui il “rispetto della natura” comporta la riduzione del livello di produzione totale.
Ciò è totalmente falso ed è come dire che il rispetto dei diritti sindacali giusti debba comportare la riduzione dell'attività economica, che è falso.
Ciò è perciò falso completamente e mette in evidenza che il falso ecologismo è lo strumento del comunismo per bloccare l’economia e costituire un dominio sulla popolazione per ora e per il futuro.
Il falso ecologismo è particolarmente pericoloso per la possibilità di corruzione dell’economia e del sapere scientifico, come novella teoria della terra piatta, mentre è piatta o peggio solo la testa degli ecologisti che si nascondono con la falsa protezione della natura.
Quindi comunismo e falso ecologismo sono gli strumenti della gestione totalitaria dell’economia e le tasse altissime e i falsi vincoli ecologistici sono mezzi intermedi per questo obiettivo totalitario.
I veri ecologisti sono le guardie forestali e i vecchi contadini che sfruttavano la natura conservandola.
Ora che le terre agricole sono per metà abbandonate, esse ritornano allo stato di selve naturalmente senza l’intervento di nessuno.
I falsi ecologisti sono solo la frode del 20° secolo e della falsa modernità.
Tolto il comunismo totale, come strumento di dominio totale abbiamo tutte le forme di azione “socialiste” presenti nelle economie che si dicono (come l’Italia) ancora liberali ma non lo sono, e cioè almeno in tutta l’Europa Continentale prossima alla Cortina di Ferro.
Il falso ecologismo sta affiancando con falsi pretesti e sta sostituendo il divieto di fare economia del comunismo col divieto di fare economia perché “violerebbe” qualunque falso rispetto della natura. Quindi c’è il falso rispetto della natura usato come strumento per togliere i diritti agli uomini.
Esempio di questo gravissimo divieto di fare economia in Italia è il blocco delle Autostrade, che da solo provoca migliaia di morti all’anno e quindi questi falsi ecologisti sono criminali come i comunisti che anch’essi si nascondevano, e non troppo, dicendo che volevano il bene di chi uccidevano.
Il divieto di fare economia dei falsi ecologisti si estende in tutte le direzioni stabilendo con prepotenza limitazioni alla libertà del cittadino con limiti alla circolazione stradale che sono solo limitazioni della produzione e violazioni dei diritti dei cittadini.
C’è anche una vulgata di falsa economia “ecologista”, che alcuni studenti particolarmente plagiati e deboli in economia portano agli esami secondo cui il “rispetto della natura” comporta la riduzione del livello di produzione totale.
Ciò è totalmente falso ed è come dire che il rispetto dei diritti sindacali giusti debba comportare la riduzione dell'attività economica, che è falso.
Ciò è perciò falso completamente e mette in evidenza che il falso ecologismo è lo strumento del comunismo per bloccare l’economia e costituire un dominio sulla popolazione per ora e per il futuro.
Il falso ecologismo è particolarmente pericoloso per la possibilità di corruzione dell’economia e del sapere scientifico, come novella teoria della terra piatta, mentre è piatta o peggio solo la testa degli ecologisti che si nascondono con la falsa protezione della natura.
Quindi comunismo e falso ecologismo sono gli strumenti della gestione totalitaria dell’economia e le tasse altissime e i falsi vincoli ecologistici sono mezzi intermedi per questo obiettivo totalitario.
I veri ecologisti sono le guardie forestali e i vecchi contadini che sfruttavano la natura conservandola.
Ora che le terre agricole sono per metà abbandonate, esse ritornano allo stato di selve naturalmente senza l’intervento di nessuno.
I falsi ecologisti sono solo la frode del 20° secolo e della falsa modernità.
venerdì 28 aprile 2006
Processo Sme, la Corte d'Appello fischia la fine. Stefano Zurlo
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=85265
La legge Pecorella non è anticostituzionale perché accusa e difesa non hanno le stesse prerogative nel processo
La legge Pecorella non è anticostituzionale perché accusa e difesa non hanno le stesse prerogative nel processo
venerdì 21 aprile 2006
Minoranza e minorata?
Rimango esterrefatto quando leggo nei commenti ai miei post che molti elettori di sinistra hanno una visione distorta e "preconfezionata" degli avversari politici.
Secondo costoro noi saremmo: ignoranti o comunque refrattari alla cultura, egoisti, insensibili, rimbecilliti dalla televisione ( quella del Caimano ) che assumeremmo in dosi da cavallo, adoratori del Cavaliere, incapaci di ragionare con la nostra testa, evasori fiscali, sfruttatori di manodopera, bigotti clericali, incompetenti in economia, razzisti, nemici dell'ambiente e di conseguenza inquinatori, carrieristi e sgomitatori, fascisti e antidemocratici, guerrafondai e chi più ne ha più ne metta.
Mi permetto, sommessamente, di far notare che, essendo l'elettorato diviso a metà, è difficile supporre che i "buoni" stiano tutti da una parte e i "cattivi" tutti dall'altra.
Farei notare anche che il voto prescinde spesso da considerazioni economiche o situazioni personali e che non sempre si esprime per categorie o stato sociale.
Insomma, lo sborone col fuoristrada vostro vicino di casa, libero professionista, con villa in montagna e casa al mare, potrebbe essere un elettore di Bertinotti, mentre il metalmeccanico che incontrate tutte le mattine in bicicletta, potrebbe votare Lega.
Sicuramente non siamo tutti omologati, anche se si possono - a grandi linee - circoscrivere delle categorie, e gli elettori di centrodestra non sono certo persone diverse da quelli di centrosinistra.
E' bene tenere presente che la metà delle persone che incontriamo per strada, al lavoro, in vacanza e tra le conoscenze occasionali, non ha le nostre stesse idee politiche: è giusto, allora, che impariamo a rispettare chi non la pensa come noi, soprattutto considerando che non è una minoranza e nemmeno minorata.
Secondo costoro noi saremmo: ignoranti o comunque refrattari alla cultura, egoisti, insensibili, rimbecilliti dalla televisione ( quella del Caimano ) che assumeremmo in dosi da cavallo, adoratori del Cavaliere, incapaci di ragionare con la nostra testa, evasori fiscali, sfruttatori di manodopera, bigotti clericali, incompetenti in economia, razzisti, nemici dell'ambiente e di conseguenza inquinatori, carrieristi e sgomitatori, fascisti e antidemocratici, guerrafondai e chi più ne ha più ne metta.
Mi permetto, sommessamente, di far notare che, essendo l'elettorato diviso a metà, è difficile supporre che i "buoni" stiano tutti da una parte e i "cattivi" tutti dall'altra.
Farei notare anche che il voto prescinde spesso da considerazioni economiche o situazioni personali e che non sempre si esprime per categorie o stato sociale.
Insomma, lo sborone col fuoristrada vostro vicino di casa, libero professionista, con villa in montagna e casa al mare, potrebbe essere un elettore di Bertinotti, mentre il metalmeccanico che incontrate tutte le mattine in bicicletta, potrebbe votare Lega.
Sicuramente non siamo tutti omologati, anche se si possono - a grandi linee - circoscrivere delle categorie, e gli elettori di centrodestra non sono certo persone diverse da quelli di centrosinistra.
E' bene tenere presente che la metà delle persone che incontriamo per strada, al lavoro, in vacanza e tra le conoscenze occasionali, non ha le nostre stesse idee politiche: è giusto, allora, che impariamo a rispettare chi non la pensa come noi, soprattutto considerando che non è una minoranza e nemmeno minorata.
giovedì 20 aprile 2006
un anonimo ha detto...
Sti professoroni che scrivono sul forum dovrebbero farsi un bel bagno di umiltà.Le persone non si misurano con i titoli di studio.Rassegnatevi, non basta aver letto Proust per essere una persona migliore....
Se ascoltaste coloro che ritenete ignoranti, ne imparereste di cose, ma siete solo degli snob, che non mettete mai in discussione niente, che mentre disprezzate il denaro misurate tutto con quello, e non ne siete neppure coscienti. Votate a sinistra perchè è trend, non cambiate mai partito, prima arrivate alle conclusioni e poi cercate di trovare delle premesse, che sono vere solo nel vostro piccolo mondo, che dimostrino che le conclusioni erano esatte.
La gente semplice molte volte tutti questi castelli non se li fa.E ha ragione, quanto ha ragione.
Se ascoltaste coloro che ritenete ignoranti, ne imparereste di cose, ma siete solo degli snob, che non mettete mai in discussione niente, che mentre disprezzate il denaro misurate tutto con quello, e non ne siete neppure coscienti. Votate a sinistra perchè è trend, non cambiate mai partito, prima arrivate alle conclusioni e poi cercate di trovare delle premesse, che sono vere solo nel vostro piccolo mondo, che dimostrino che le conclusioni erano esatte.
La gente semplice molte volte tutti questi castelli non se li fa.E ha ragione, quanto ha ragione.
Noi co ... i di centrodestra
Qualcuno ha letto o sentito levarsi da sinistra una qualche critica a Romano Prodi?
A sinistra sono uniti solo nel demonizzare Berlusconi ed evitare accuratamente di giudicare Prodi. Noi, invece, siamo quelli che puntualizzano, chiedono discontinuità, criticano il conflitto di interessi, ammettono le leggi ad personam e prendono le distanze dal Presidente se commette una gaffe. Noi siamo i co... siddetti!
E dire che gli argomenti contro Prodi non mancherebbero.
In quanto a gaffe l'ultima è stata con Hamas, ma possiamo ricordare che a Roma non vivrebbe "manco morto" e che il Patto di stabilità è "stupido"; senza contare le cadute di stile tipo Berlusconi "deve andare a casa".
Le critiche e le "figuracce" come Presidente della Commissione europea si sprecano: il coinvolgimento nello scandalo Eurostat, l'apertura alla Cina, l'atteggiamento anti-italiano per attaccare Berlusconi che ha danneggiato il nostro Paese con la quasi assegnazione dell'Autorità alimentare alla Finlandia e la perdita di denominazioni tipiche di nostri prodotti. Per non parlare dei giudizi negativi della stampa di tutta Europa al termine del mandato.
Il conflitto di interesse: ricordo le consulenze milionarie affidate a Nomisma e gli strani legami di questo centro studi con l'ex Unione Sovietica, i rapporti con De Benedetti nell'affare Sme per cui Berlusconi è sotto processo e Prodi quasi Presidente del Consiglio, il ruolo non chiaro nell'acquisto di Telecom Serbia e la "brillante" carriera all'Iri.
I rapporti con la Magistratura: tutti sanno che fu tolto dalle "grinfie" di Tonino Di Pietro dall'emerito Presidente della Repubblica Oscar Luigi, che al tempo del sequesto Moro si dedicava a sedute spiritiche e che il suo"risanamento"dell'Iri non ha mai interessato i P.M.
Quanto a"statura"politica Prodi non mi pare che possa passare alla storia: ha sempre vivacchiato all'ombra del potente di turno trovandosi al posto giusto nel momento giusto e prestandosi a qualsiasi compromesso pur di emergere. Considerando che dovrebbe essere un professore universitario di economia, dopo le ultime uscite in campagna elettorale c'è da mettersi le mani nei capelli.
Ma la sinistra non vede, non sente e non parla.
A sinistra sono uniti solo nel demonizzare Berlusconi ed evitare accuratamente di giudicare Prodi. Noi, invece, siamo quelli che puntualizzano, chiedono discontinuità, criticano il conflitto di interessi, ammettono le leggi ad personam e prendono le distanze dal Presidente se commette una gaffe. Noi siamo i co... siddetti!
E dire che gli argomenti contro Prodi non mancherebbero.
In quanto a gaffe l'ultima è stata con Hamas, ma possiamo ricordare che a Roma non vivrebbe "manco morto" e che il Patto di stabilità è "stupido"; senza contare le cadute di stile tipo Berlusconi "deve andare a casa".
Le critiche e le "figuracce" come Presidente della Commissione europea si sprecano: il coinvolgimento nello scandalo Eurostat, l'apertura alla Cina, l'atteggiamento anti-italiano per attaccare Berlusconi che ha danneggiato il nostro Paese con la quasi assegnazione dell'Autorità alimentare alla Finlandia e la perdita di denominazioni tipiche di nostri prodotti. Per non parlare dei giudizi negativi della stampa di tutta Europa al termine del mandato.
Il conflitto di interesse: ricordo le consulenze milionarie affidate a Nomisma e gli strani legami di questo centro studi con l'ex Unione Sovietica, i rapporti con De Benedetti nell'affare Sme per cui Berlusconi è sotto processo e Prodi quasi Presidente del Consiglio, il ruolo non chiaro nell'acquisto di Telecom Serbia e la "brillante" carriera all'Iri.
I rapporti con la Magistratura: tutti sanno che fu tolto dalle "grinfie" di Tonino Di Pietro dall'emerito Presidente della Repubblica Oscar Luigi, che al tempo del sequesto Moro si dedicava a sedute spiritiche e che il suo"risanamento"dell'Iri non ha mai interessato i P.M.
Quanto a"statura"politica Prodi non mi pare che possa passare alla storia: ha sempre vivacchiato all'ombra del potente di turno trovandosi al posto giusto nel momento giusto e prestandosi a qualsiasi compromesso pur di emergere. Considerando che dovrebbe essere un professore universitario di economia, dopo le ultime uscite in campagna elettorale c'è da mettersi le mani nei capelli.
Ma la sinistra non vede, non sente e non parla.
Quanti voti ha preso Prodi?
Quasi venti milioni sono i voti per l'Unione, ma il partito di Prodi quanti voti ha preso?
Come si chiama il partito di Prodi?
Quanti voterebbero il suo partito, se lo avesse?
Dove si colloca il partito di Prodi?
Se fossi un elettore del centrosinistra mi porrei queste domande, perché votando Bertinotti, Fassino o Rutelli, sceglievo un altro Presidente del Consiglio.
Votando Fini o Casini potevo sperare che uno dei due diventasse Presidente, se avesse avuto più voti di Berlusconi.
Berlusconi ha totalizzato nove milioni di voti con Forza Italia: quanti ne ha incassati Prodi personalmente?
Se, per accidente, il prossimo Presidente del Consiglio non sarà il professore di Bologna, nessuno si scandalizzerà: il partito di Prodi non ha voti, perché non esiste.
Prodi sarà schiacciato da una "macchina da guerra" non gioiosa , ma speranzosa e che non ha raggiunto l'obiettivo di annientare l'avversario.
Ha traghettato al potere le sinistre con una vittoria risicata e senza convincere: ora non serve più.
Come si chiama il partito di Prodi?
Quanti voterebbero il suo partito, se lo avesse?
Dove si colloca il partito di Prodi?
Se fossi un elettore del centrosinistra mi porrei queste domande, perché votando Bertinotti, Fassino o Rutelli, sceglievo un altro Presidente del Consiglio.
Votando Fini o Casini potevo sperare che uno dei due diventasse Presidente, se avesse avuto più voti di Berlusconi.
Berlusconi ha totalizzato nove milioni di voti con Forza Italia: quanti ne ha incassati Prodi personalmente?
Se, per accidente, il prossimo Presidente del Consiglio non sarà il professore di Bologna, nessuno si scandalizzerà: il partito di Prodi non ha voti, perché non esiste.
Prodi sarà schiacciato da una "macchina da guerra" non gioiosa , ma speranzosa e che non ha raggiunto l'obiettivo di annientare l'avversario.
Ha traghettato al potere le sinistre con una vittoria risicata e senza convincere: ora non serve più.
mercoledì 19 aprile 2006
La politica culturale che il Centrodestra non ha fatto. il Domenicale
http://www.ildomenicale.it/articolo.asp?id_articolo=539
I baluardi della "rivoluzione culturale": informazione, formazione, televisione, cinema, arte, letteratura, musica, fondazioni e ambiente.
Gli errori del Centrodestra spiegati da esperti in poche pagine che devono far riflettere.
I baluardi della "rivoluzione culturale": informazione, formazione, televisione, cinema, arte, letteratura, musica, fondazioni e ambiente.
Gli errori del Centrodestra spiegati da esperti in poche pagine che devono far riflettere.
Crisi da astinenza
A giorni Berlusconi non sarà più Presidente del Consiglio ed è innegabile che per noi del centrodestra sarà un dispiacere. Ma sono certo che sarà una vera e propria crisi da astinenza quella che colpirà gli elettori di sinistra. Per anni si sono accaniti contro il Premier dando sfogo alle più pesanti offese, usando i termini più volgari e vomitando tutto il loro disprezzo nei confronti di chi aveva sbarrato la strada del potere a quella classe politica che già per anni lo aveva esercitato, in modo consociativo, con la Democrazia cristiana.
Oggi si apprestano a riconquistarlo, sempre per interposta persona di un democristiano (ammesso che sia Prodi il designato).
Sarà dura mettere d'accordo tutti e trovare un terreno comune senza il collante dell'antiberlusconismo.
Più che i politici della sinistra, saranno gli elettori i più spaesati senza Berlusconi: certo troveranno il modo di insultarlo anche come capo dell'opposizione, ma non sarà la stessa cosa. Scopriranno di avere opinioni e programmi molto diversi ed una concezione assai variegata dello Stato, senza contare estremismi e radicalizzazioni che contraddistinguono alcuni partiti.
I visitatori di questo blog che lasciano un commento sono prevalentemente di sinistra ( bontà loro) : a costoro ho chiesto più volte di parlare in positivo del futuro Governo e del loro Presidente del Consiglio, ma non c'è verso, riescono a parlare solo contro il Caimano di cui credono di conoscere vita, morte e miracoli.
Agli elettori di sinistra, privati di Berlusconi, va tutta la mia solidarietà.
Oggi si apprestano a riconquistarlo, sempre per interposta persona di un democristiano (ammesso che sia Prodi il designato).
Sarà dura mettere d'accordo tutti e trovare un terreno comune senza il collante dell'antiberlusconismo.
Più che i politici della sinistra, saranno gli elettori i più spaesati senza Berlusconi: certo troveranno il modo di insultarlo anche come capo dell'opposizione, ma non sarà la stessa cosa. Scopriranno di avere opinioni e programmi molto diversi ed una concezione assai variegata dello Stato, senza contare estremismi e radicalizzazioni che contraddistinguono alcuni partiti.
I visitatori di questo blog che lasciano un commento sono prevalentemente di sinistra ( bontà loro) : a costoro ho chiesto più volte di parlare in positivo del futuro Governo e del loro Presidente del Consiglio, ma non c'è verso, riescono a parlare solo contro il Caimano di cui credono di conoscere vita, morte e miracoli.
Agli elettori di sinistra, privati di Berlusconi, va tutta la mia solidarietà.
martedì 18 aprile 2006
Calma compagni
Non capisco tutta questa insistenza nel voler accelerare i tempi della proclamazione ufficiale dei risultati elettorali.
A sinistra si sono sempre riempiti la bocca con le leggi da osservare e le regole da rispettare: giustissimo, ma vale per tutti.
Il centrosinistra non dovrebbe essere diverso dal centrodestra di fronte alla legge.
Allora aspettiamo il verdetto della Cassazione anche se quasi certamente il risultato non cambierà.
L'arroganza del leader di una coalizione che avrebbe dovuto stravincere e invece non arriva ad avere il 50% dei suffragi, la dice lunga su quello che ci aspetta.
Berlusconi ha fatto una proposta sensata e chiara per il bene del Paese proponendo un accordo a tempo per risolvere insieme i problemi più urgenti: Prodi, che a parole predica l'unificazione del Paese e poi con i fatti dimostra il contrario, ha respinto al mittente l'offerta di aiuto. Questo significa che la CdL è autorizzata a fare un'opposizione intransigente e serrata. Questo dimostra che a qualcuno interessa il potere per il potere e non tiene in nessun conto l'interesse dell'Italia.
Arroganza, disprezzo, spocchia e alterigia hanno sempre caratterizzato l'atteggiamento degli elettori della sinistra nei confronti degli avversari politici: passato di moda l'antifascismo ora imperversa l'antiberlusconismo. Purtroppo per loro, anche se Berlusconi dovesse ritirarsi a vita privata, rimarrà l'orgoglio di essere berlusconiani, cioè anticomunisti che credono nella libertà e nella centralità della persona, nella solidarietà, nella lotta alla povertà e non alla ricchezza e in uno Stato non oppressivo e invadente, ma sussidiario.
Non ci siamo fatti plagiare da Berlusconi: è lui che ha interpretato un sentimento che in noi era inespresso.
A sinistra si sono sempre riempiti la bocca con le leggi da osservare e le regole da rispettare: giustissimo, ma vale per tutti.
Il centrosinistra non dovrebbe essere diverso dal centrodestra di fronte alla legge.
Allora aspettiamo il verdetto della Cassazione anche se quasi certamente il risultato non cambierà.
L'arroganza del leader di una coalizione che avrebbe dovuto stravincere e invece non arriva ad avere il 50% dei suffragi, la dice lunga su quello che ci aspetta.
Berlusconi ha fatto una proposta sensata e chiara per il bene del Paese proponendo un accordo a tempo per risolvere insieme i problemi più urgenti: Prodi, che a parole predica l'unificazione del Paese e poi con i fatti dimostra il contrario, ha respinto al mittente l'offerta di aiuto. Questo significa che la CdL è autorizzata a fare un'opposizione intransigente e serrata. Questo dimostra che a qualcuno interessa il potere per il potere e non tiene in nessun conto l'interesse dell'Italia.
Arroganza, disprezzo, spocchia e alterigia hanno sempre caratterizzato l'atteggiamento degli elettori della sinistra nei confronti degli avversari politici: passato di moda l'antifascismo ora imperversa l'antiberlusconismo. Purtroppo per loro, anche se Berlusconi dovesse ritirarsi a vita privata, rimarrà l'orgoglio di essere berlusconiani, cioè anticomunisti che credono nella libertà e nella centralità della persona, nella solidarietà, nella lotta alla povertà e non alla ricchezza e in uno Stato non oppressivo e invadente, ma sussidiario.
Non ci siamo fatti plagiare da Berlusconi: è lui che ha interpretato un sentimento che in noi era inespresso.
venerdì 14 aprile 2006
Per favore non occupatevi di me. Leila
Vengo or ora da un'animata conversazione con un colto amico e collega che si riconosce in questa sinistra, miope e spocchiosa.Il bravuomo,che non può negarmi un profilo culturale e professionale superiore(senza di me lo studio chiude)non si fa ragione che io abbia votato (convinta e dopo una seria riflessione sui due modelli di vita proposti dai due leader) niente meno che Berlusconi: il mostro che si rifiuta di "scomparire" (Grazie!). Nella discussione gli ho chiarito che l'analisi del voto spiega chi si è schierato di qua, chi di là. L'Italia è divisa ma non tra colti intelligenti e lungimiranti a sinistra e furbi ignoranti a destra, come piace pensare a loro; è invece divisa tra assistiti di stato (vero popolo bue impantanato dalla disinformazione in stolida perenne attesa di chi gli organizzi la felicità!) e uomini e donne liberi, capaci di scegliere e mettersi in gioco. Voglio essere felice o infelice da sola.
Comunicato stampa del Viminale
Comunicato stampa del 11/04/2006
Il Viminale precisa che i risultati elettorali comunicati dal Ministero dell'Interno sono provvisori e non ufficiali
Il potere di definire i dati ufficiali spetta per legge agli uffici centrali circoscrizionali della Camera ed agli uffici elettorali regionali per il Senato
COME È NOTO, I RISULTATI ELETTORALI COMUNICATI DAL MINISTERO DELL´INTERNO SONO PROVVISORI E NON UFFICIALI.
LA LEGGE INFATTI ATTRIBUISCE AGLI UFFICI CENTRALI CIRCOSCRIZIONALI PER LA CAMERA DEI DEPUTATI ED AGLI UFFICI ELETTORALI REGIONALI PER IL SENATO DELLA REPUBBLICA - ENTRAMBI COSTITUITI DA MAGISTRATI – IL POTERE DI DEFINIRE I DATI UFFICIALI, DECIDENDO ANCHE SU OGNI EVENTUALE CONTESTAZIONE.
I DATI COSÌ VERIFICATI VERRANNO POI TRASMESSI ALLA CORTE DI CASSAZIONE CHE PROCEDE ALLA PROCLAMAZIONE DEGLI ELETTI.
INFINE, LA CONVALIDA DEGLI ELETTI È RISERVATA ALLA GIUNTA DELLE ELEZIONI DELLA CAMERA E DEL SENATO, CHE SI PRONUNCIANO DEFINITIVAMENTE SU OGNI ALTRA EVENTUALE CONTROVERSIA O RECLAMO.
CON RIFERIMENTO ALLE VOTAZIONI DEL 9 E 10 APRILE SCORSI, SI COMUNICA CHE I DATI PROVVISORI PERVENUTI AL MINISTERO DELL´INTERNO EVIDENZIANO PER IL SENATO DELLA REPUBBLICA 1.093.277 VOTI NON VALIDI, DI CUI 488.403 SCHEDE BIANCHE, 39.822 SCHEDE CONTESTATE E 565.052 SCHEDE CONSIDERATE NULLE; MENTRE PER LA CAMERA DEI DEPUTATI RISULTANO 1.102.188 VOTI NON VALIDI, DI CUI 448.002 SCHEDE BIANCHE, 43.028 SCHEDE CONTESTATE E 611.158 SCHEDE CONSIDERATE NULLE.
A CONFERMA DEL PREANNUNZIO DATO IERI DAL MINISTRO PISANU, SI COMUNICA CHE I VOTI NON VALIDI SONO COMPLESSIVAMENTE DIMINUITI DI CIRCA IL 60 % AL SENATO E DI CIRCA IL 66 % ALLA CAMERA.
Il Viminale precisa che i risultati elettorali comunicati dal Ministero dell'Interno sono provvisori e non ufficiali
Il potere di definire i dati ufficiali spetta per legge agli uffici centrali circoscrizionali della Camera ed agli uffici elettorali regionali per il Senato
COME È NOTO, I RISULTATI ELETTORALI COMUNICATI DAL MINISTERO DELL´INTERNO SONO PROVVISORI E NON UFFICIALI.
LA LEGGE INFATTI ATTRIBUISCE AGLI UFFICI CENTRALI CIRCOSCRIZIONALI PER LA CAMERA DEI DEPUTATI ED AGLI UFFICI ELETTORALI REGIONALI PER IL SENATO DELLA REPUBBLICA - ENTRAMBI COSTITUITI DA MAGISTRATI – IL POTERE DI DEFINIRE I DATI UFFICIALI, DECIDENDO ANCHE SU OGNI EVENTUALE CONTESTAZIONE.
I DATI COSÌ VERIFICATI VERRANNO POI TRASMESSI ALLA CORTE DI CASSAZIONE CHE PROCEDE ALLA PROCLAMAZIONE DEGLI ELETTI.
INFINE, LA CONVALIDA DEGLI ELETTI È RISERVATA ALLA GIUNTA DELLE ELEZIONI DELLA CAMERA E DEL SENATO, CHE SI PRONUNCIANO DEFINITIVAMENTE SU OGNI ALTRA EVENTUALE CONTROVERSIA O RECLAMO.
CON RIFERIMENTO ALLE VOTAZIONI DEL 9 E 10 APRILE SCORSI, SI COMUNICA CHE I DATI PROVVISORI PERVENUTI AL MINISTERO DELL´INTERNO EVIDENZIANO PER IL SENATO DELLA REPUBBLICA 1.093.277 VOTI NON VALIDI, DI CUI 488.403 SCHEDE BIANCHE, 39.822 SCHEDE CONTESTATE E 565.052 SCHEDE CONSIDERATE NULLE; MENTRE PER LA CAMERA DEI DEPUTATI RISULTANO 1.102.188 VOTI NON VALIDI, DI CUI 448.002 SCHEDE BIANCHE, 43.028 SCHEDE CONTESTATE E 611.158 SCHEDE CONSIDERATE NULLE.
A CONFERMA DEL PREANNUNZIO DATO IERI DAL MINISTRO PISANU, SI COMUNICA CHE I VOTI NON VALIDI SONO COMPLESSIVAMENTE DIMINUITI DI CIRCA IL 60 % AL SENATO E DI CIRCA IL 66 % ALLA CAMERA.
Grazie Prodi! Magna Carta
Romano Prodi ha fatto molta confusione ieri sulla questione dei rapporti con Hamas, ma il governo palestinese ha colto la sostanza dei fatti e ha subito ringraziato il leader dell'Unione.
Il ministro degli Esteri dell'Anp, Mahmoud Al Zahar, riferendosi all'intervista di Prodi ad al Jazeera ha detto tra l'altro: 'Spero che il signor Prodi riesca a correggere l'errata posizione europea nei confronti del popolo palestinese e del suo governo eletto. Le sue dichiarazioni nei confronti di Hamas sono da considerarsi un progresso positivo'.
Il portavoce di Prodi, Silvio Sircana si era dato un gran da fare per correggere ed emendare le dichiarazioni del quasi-premier: ha fornito trascrizioni, diffuso comunicati, sbianchettato gli errori, ma è stata una fatica di Sisifo. I diretti interessati hanno capito che il clima è cambiato e che Prodi può essere il grimaldello per riaprire la partita diplomatica tra Hamas e l'Unione Europea e lo hanno subito caldamente incoraggiato.
Così Sircana ha dovuto anche provvedere a rispedire quegli imbarazzanti ringraziamenti al mittente. E non siamo neppure all'inizio .
Il ministro degli Esteri dell'Anp, Mahmoud Al Zahar, riferendosi all'intervista di Prodi ad al Jazeera ha detto tra l'altro: 'Spero che il signor Prodi riesca a correggere l'errata posizione europea nei confronti del popolo palestinese e del suo governo eletto. Le sue dichiarazioni nei confronti di Hamas sono da considerarsi un progresso positivo'.
Il portavoce di Prodi, Silvio Sircana si era dato un gran da fare per correggere ed emendare le dichiarazioni del quasi-premier: ha fornito trascrizioni, diffuso comunicati, sbianchettato gli errori, ma è stata una fatica di Sisifo. I diretti interessati hanno capito che il clima è cambiato e che Prodi può essere il grimaldello per riaprire la partita diplomatica tra Hamas e l'Unione Europea e lo hanno subito caldamente incoraggiato.
Così Sircana ha dovuto anche provvedere a rispedire quegli imbarazzanti ringraziamenti al mittente. E non siamo neppure all'inizio .
giovedì 13 aprile 2006
Il conteggio
Sarebbe il caso, una volta per tutte, di far sapere agli zucconi di destra e di sinistra che la verifica della regolarità di trasmissione dei numeri delle schede scrutinate e dei risultati viene fatta sempre. Nella notte degli scrutini i dati possono essere incompleti o male interpretati, ma la necessità di conoscere l'esito, consente qualche sbavatura: si sa che verranno controllati con calma in seguito e certificati dalla Cassazione.
Si sono sempre verificate discrepanze in ordine ad alcune decine di migliaia di voti che, però, non decretavano la vittoria o la sconfitta di una parte, in quanto lo scarto dei voti era di centinaia di migliaia. Si sapeva subito chi aveva vinto, ma il computo esatto dei voti era comunicato a distanza di giorni.
E' quindi talmente ovvio l'atteggiamento del centrodestra che non avrebbe bisogno di giustificazioni: il centrosinistra ha vinto con uno scarto di circa 25.000 voti alla Camera, al Senato i voti per la CdL hanno superato quelli dell'Unione di circa 300.000 ed, infine, ci sono circa 40.000 schede contestate.
Prodi non avrebbe chiesto la verifica se Berlusconi avesse vinto con uno scarto così esiguo?
Allora, per favore, le persone che non sono in malafede smettano di gridare allo scandalo e dire che Berlusconi non vuole mollare il potere.
Si sono sempre verificate discrepanze in ordine ad alcune decine di migliaia di voti che, però, non decretavano la vittoria o la sconfitta di una parte, in quanto lo scarto dei voti era di centinaia di migliaia. Si sapeva subito chi aveva vinto, ma il computo esatto dei voti era comunicato a distanza di giorni.
E' quindi talmente ovvio l'atteggiamento del centrodestra che non avrebbe bisogno di giustificazioni: il centrosinistra ha vinto con uno scarto di circa 25.000 voti alla Camera, al Senato i voti per la CdL hanno superato quelli dell'Unione di circa 300.000 ed, infine, ci sono circa 40.000 schede contestate.
Prodi non avrebbe chiesto la verifica se Berlusconi avesse vinto con uno scarto così esiguo?
Allora, per favore, le persone che non sono in malafede smettano di gridare allo scandalo e dire che Berlusconi non vuole mollare il potere.
un anonimo ha detto...
La critica di un anonimo alle continue provocazioni che i nostri avversari scrivono nei commenti ai post
La sinistra deve smetterla di trattare da deficiente metà del paese, che ha paura di voi e della vostra intolleranza alle altrui idee, tanto da mentire nei sondaggi per paura di ritorsioni.Dopo la figura di merda di Michael Moore in America e quella di Nanni Moretti in Italia, dovreste riflettere di più sulla realtà.Saper ascoltare le ragioni degli altri e non abbaiare continuamente contro.Io sapevo che si sarebbe verificato un risultato del genere perchè ricordo che ai tempi della DC chi faceva casino erano i comunisti e chi prendeva voti, magari a naso turato, erano i democristiani.Smettetela di pensare di essere più intelligenti perchè ci spiegate filosoficamente quanto siamo stupidi e quanto voi siete intelligenti partendo da assiomi che sono veri sono nella vostra mente e sui quali costruite poi tutto un castello ideologico, che rappresenti la realtà come vorreste che fosse e non come realmente è.A parte il fatto che odiare così profondamente una persona che non ci ha fatto alcun torto personale grave non è normale.Nessuno che io sappia nel centrodestra odia Bertinotti o Romano Prodi o Fassino o D'Alema in maniera così viscerale come è odiato Berlusconi.Questo non è normale.Se vi foste fermati a pensarci un momento ve ne sareste accorti.Qualcuno è riuscito a farvi odiare una persona che neppure conoscete e con la quale potreste andare d'accordo(oppure no)se la conosceste meglio.Non è una normale divisione politica, è proprio una questione personale.La politica non è la vita, se non siamo capaci da soli di ritagliarci dei momenti di felicità non possiamo aspettare che sia Prodi a regalarceli...Questo governo è già caduto.Le prossime elezioni sono già perse per voi.Il programma non significa niente, quando si parla di cifre cambia tutto.Per non parlare della politica estera.Se sarà un programma di centro, alle prossime elezioni perderete la sinistra antagonista, se sarà un programma più di sinistra perderete i voti moderati.E siccome i voti moderati sono circa il 15% fate voi.
La sinistra deve smetterla di trattare da deficiente metà del paese, che ha paura di voi e della vostra intolleranza alle altrui idee, tanto da mentire nei sondaggi per paura di ritorsioni.Dopo la figura di merda di Michael Moore in America e quella di Nanni Moretti in Italia, dovreste riflettere di più sulla realtà.Saper ascoltare le ragioni degli altri e non abbaiare continuamente contro.Io sapevo che si sarebbe verificato un risultato del genere perchè ricordo che ai tempi della DC chi faceva casino erano i comunisti e chi prendeva voti, magari a naso turato, erano i democristiani.Smettetela di pensare di essere più intelligenti perchè ci spiegate filosoficamente quanto siamo stupidi e quanto voi siete intelligenti partendo da assiomi che sono veri sono nella vostra mente e sui quali costruite poi tutto un castello ideologico, che rappresenti la realtà come vorreste che fosse e non come realmente è.A parte il fatto che odiare così profondamente una persona che non ci ha fatto alcun torto personale grave non è normale.Nessuno che io sappia nel centrodestra odia Bertinotti o Romano Prodi o Fassino o D'Alema in maniera così viscerale come è odiato Berlusconi.Questo non è normale.Se vi foste fermati a pensarci un momento ve ne sareste accorti.Qualcuno è riuscito a farvi odiare una persona che neppure conoscete e con la quale potreste andare d'accordo(oppure no)se la conosceste meglio.Non è una normale divisione politica, è proprio una questione personale.La politica non è la vita, se non siamo capaci da soli di ritagliarci dei momenti di felicità non possiamo aspettare che sia Prodi a regalarceli...Questo governo è già caduto.Le prossime elezioni sono già perse per voi.Il programma non significa niente, quando si parla di cifre cambia tutto.Per non parlare della politica estera.Se sarà un programma di centro, alle prossime elezioni perderete la sinistra antagonista, se sarà un programma più di sinistra perderete i voti moderati.E siccome i voti moderati sono circa il 15% fate voi.
mercoledì 12 aprile 2006
Berlusconian pride
Adesso basta cambiare argomento quando, tra amici, qualcuno attacca Berlusconi.
Basta rinnegare la nostra appartenenza al centrodestra per evitare discussioni con i colleghi o in famiglia.
Dobbiamo essere orgogliosi di Berlusconi e del voto dato alla Casa delle Libertà.
Se prima la nostra fede politica era vissuta nella convinzione di essere dalla parte giusta ma in minoranza, oggi abbiamo il riscontro dei numeri.
Crediamo in un uomo liberale che rispetta tutti e non impone la propria dottrina come certi leader, che ha avuto grande successo ed ha saputo interpretare il comune sentire di mezza Italia.
E noi dovremmo subire lo sberleffo di chi si crede superiore solo perché incapace di analisi e accecato da un odio che gli hanno inculcato?
Dovremmo continuare a venerare Marx, Mao, Che Guevara, i palestinesi, la "resistenza" irachena, l'ecologismo integralista ed il buonismo forzato?
Possiamo credere in un uomo che ammiriamo e apprezziamo per quello che ha fatto, per come la pensa, per la fiducia che ispira, per le promesse che ha mantenuto e per la capacità di governare che ha dimostrato? Possiamo crederci senza essere considerati esseri inferiori?
Chi vuole imporci i propri modelli è prepotente e autoritario: noi rispettiamo chi non la pensa a modo nostro, ma pretendiamo il rispetto delle nostre idee.
Quindi orgogliosi di essere berlusconiani. Berlusconian pride!
Basta rinnegare la nostra appartenenza al centrodestra per evitare discussioni con i colleghi o in famiglia.
Dobbiamo essere orgogliosi di Berlusconi e del voto dato alla Casa delle Libertà.
Se prima la nostra fede politica era vissuta nella convinzione di essere dalla parte giusta ma in minoranza, oggi abbiamo il riscontro dei numeri.
Crediamo in un uomo liberale che rispetta tutti e non impone la propria dottrina come certi leader, che ha avuto grande successo ed ha saputo interpretare il comune sentire di mezza Italia.
E noi dovremmo subire lo sberleffo di chi si crede superiore solo perché incapace di analisi e accecato da un odio che gli hanno inculcato?
Dovremmo continuare a venerare Marx, Mao, Che Guevara, i palestinesi, la "resistenza" irachena, l'ecologismo integralista ed il buonismo forzato?
Possiamo credere in un uomo che ammiriamo e apprezziamo per quello che ha fatto, per come la pensa, per la fiducia che ispira, per le promesse che ha mantenuto e per la capacità di governare che ha dimostrato? Possiamo crederci senza essere considerati esseri inferiori?
Chi vuole imporci i propri modelli è prepotente e autoritario: noi rispettiamo chi non la pensa a modo nostro, ma pretendiamo il rispetto delle nostre idee.
Quindi orgogliosi di essere berlusconiani. Berlusconian pride!
Un pugno alla rosa senza voti. Christian Rocca
http://www.ilfoglio.it/uploads/camillo/unpugnorosa.html
Il fallimento elettorale della Rosa nel pugno è clamoroso e ampiamente meritato
Il fallimento elettorale della Rosa nel pugno è clamoroso e ampiamente meritato
Le spine nel pugno. Filippo Facci
I voti della Rosa nel pugno non sono né tanti né pochi: sono i voti che sono mancati al Polo perché potesse vincere. Se preferite, sono i voti che lo hanno fatto perdere. Quei commentatori che ora si compiacciono di un voto radicale giudicato comunque inferiore alle aspettative (forse le loro) personalmente mi paiono stucchevoli, e fanno il paio con chi ha fatto di tutto per mortificare ogni pulsione libertaria che pure nel centrodestra c'è, e continuerà a esserci. La sostanza è che a sinistra hanno Emma Bonino e noi Bruno Tabacci: quest'ultimo lunedì pomeriggio ha detto che Berlusconi era la causa dell'insuccesso del centrodestra, fate vobis.
Un Paese diviso non è necessariamente un male: una tensione sociale e politica può anche essere benefica a fronte dell'inclinazione italica al compromesso e alla mediazione, può evidenziare le contraddizioni, smuovere le acque limacciose del consociativismo caro ai democristiani: ciò che resta impensabile, come invece è stato fatto, è pretendere di bipolarizzare e spaccare il Paese anche su tutte le questioni civili ed etiche (dal divorzio breve alla procreazione assistita,dalle pillole abortive sino ai pacs) che implicano piuttosto una comprensione delle mille sfumature che colorano un Paese. Sia il Polo che l'Unione hanno argomenti per dire di aver vinto le elezioni, ma forse sarebbe più utile capire in che misura le hanno perse.
Un Paese diviso non è necessariamente un male: una tensione sociale e politica può anche essere benefica a fronte dell'inclinazione italica al compromesso e alla mediazione, può evidenziare le contraddizioni, smuovere le acque limacciose del consociativismo caro ai democristiani: ciò che resta impensabile, come invece è stato fatto, è pretendere di bipolarizzare e spaccare il Paese anche su tutte le questioni civili ed etiche (dal divorzio breve alla procreazione assistita,dalle pillole abortive sino ai pacs) che implicano piuttosto una comprensione delle mille sfumature che colorano un Paese. Sia il Polo che l'Unione hanno argomenti per dire di aver vinto le elezioni, ma forse sarebbe più utile capire in che misura le hanno perse.
Gli irriducibili. Mario Sechi
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=81481
L'Unione non accetta la mano tesa di Berlusconi: presto ne avrà bisogno
L'Unione non accetta la mano tesa di Berlusconi: presto ne avrà bisogno
Il veleno della deberlusconizzazione. Giuliano Ferrara
L’ eugenetica democratica di Zagrebelsky che vuole ripulire le coscienze
Il presidente emerito della Corte costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, ha colto l’occasione del commento al film di Nanni Moretti, per sviluppare la teoria della “deberlusconizzazione”. Non si tratta semplicemente di una presa di posizione politica ostile, che è del tutto lecita in una democrazia, ma dell’indicazione, come esigenza “di civiltà”, di espungere dalla storia degli italiani un’esperienza reale, che ha segnato un lungo periodo nel pieno rispetto delle libertà democratiche. In passato obiettivi di questo tipo sono stati indicati per combattere fenomeni politici che avevano creato danni incalcolabili. Ci si pose il problema di denazificare la Germania, di demilitarizzare il Giappone, di defascistizzare l’Italia, dopo che quei paesi, di cui si erano impadroniti regimi dittatoriali, erano stati condotti alla rovina e avevano causato una guerra con decine di milioni di vittime.
Silvio Berlusconi non ha costruito alcun regime, ha immesso nella vita politica italiana devastata da Tengentopoli, un’alternativa reale, che è stata declinata dal governo e dall’opposizione. Parlare, come fa Zagrebelsky di una “corruzione” delle coscienze determinata dal “carattere infimo degli spettacoli di intrattenimento”, di una “sottocultura” demagogica estranea alla democrazia, allude a un modello di comportamento privato e pubblico “virtuoso” da imporre dall’alto, secondo il classico stile giacobino (magari riadattato alla nuova moda girotondina). Gli altezzosi pregiudizi etico-estetici di Zagrebelsky tendono a presentarsi come etica pubblica obbligatoria, e questo è davvero pericoloso.
Descrivere un’esperienza collettiva, un’ispirazione politica e culturale che non si condivide come una sorta di malattia da estirpare, i suoi sostenitori come degni di una sorta di “derattizzazione”, si apre la strada a una specie di razzismo politico. Sembra di sentire l’eco sinistro delle invettive hitleriane contro la Repubblica di Weimar “degenerata”. Nessuna enfasi retorica, nessuna esagitazione elettoralista può giustificare atteggiamenti di questo genere, specialmente quando ne è ispiratore chi ha ricoperto elevatissime funzioni istituzionali. Fra le lezioni sulla “vera” democrazia che Zagrebelsky impartisce da tutti i pulpiti, dovrebbe trovare spazio il principio elementare della pari dignità delle formazioni politiche, il giudizio sulle quali spetta agli elettori. Se invece gli elettori altrui non sono considerati liberi ma irretiti, si prende una strada che va in senso opposto alla democrazia.
Il presidente emerito della Corte costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, ha colto l’occasione del commento al film di Nanni Moretti, per sviluppare la teoria della “deberlusconizzazione”. Non si tratta semplicemente di una presa di posizione politica ostile, che è del tutto lecita in una democrazia, ma dell’indicazione, come esigenza “di civiltà”, di espungere dalla storia degli italiani un’esperienza reale, che ha segnato un lungo periodo nel pieno rispetto delle libertà democratiche. In passato obiettivi di questo tipo sono stati indicati per combattere fenomeni politici che avevano creato danni incalcolabili. Ci si pose il problema di denazificare la Germania, di demilitarizzare il Giappone, di defascistizzare l’Italia, dopo che quei paesi, di cui si erano impadroniti regimi dittatoriali, erano stati condotti alla rovina e avevano causato una guerra con decine di milioni di vittime.
Silvio Berlusconi non ha costruito alcun regime, ha immesso nella vita politica italiana devastata da Tengentopoli, un’alternativa reale, che è stata declinata dal governo e dall’opposizione. Parlare, come fa Zagrebelsky di una “corruzione” delle coscienze determinata dal “carattere infimo degli spettacoli di intrattenimento”, di una “sottocultura” demagogica estranea alla democrazia, allude a un modello di comportamento privato e pubblico “virtuoso” da imporre dall’alto, secondo il classico stile giacobino (magari riadattato alla nuova moda girotondina). Gli altezzosi pregiudizi etico-estetici di Zagrebelsky tendono a presentarsi come etica pubblica obbligatoria, e questo è davvero pericoloso.
Descrivere un’esperienza collettiva, un’ispirazione politica e culturale che non si condivide come una sorta di malattia da estirpare, i suoi sostenitori come degni di una sorta di “derattizzazione”, si apre la strada a una specie di razzismo politico. Sembra di sentire l’eco sinistro delle invettive hitleriane contro la Repubblica di Weimar “degenerata”. Nessuna enfasi retorica, nessuna esagitazione elettoralista può giustificare atteggiamenti di questo genere, specialmente quando ne è ispiratore chi ha ricoperto elevatissime funzioni istituzionali. Fra le lezioni sulla “vera” democrazia che Zagrebelsky impartisce da tutti i pulpiti, dovrebbe trovare spazio il principio elementare della pari dignità delle formazioni politiche, il giudizio sulle quali spetta agli elettori. Se invece gli elettori altrui non sono considerati liberi ma irretiti, si prende una strada che va in senso opposto alla democrazia.
martedì 11 aprile 2006
Il più grande statista del XXI secolo
E' stato un trionfo per il berlusconismo: lo ammettono a denti stretti anche gli avversari.
I sondaggi "americani" del Cavaliere erano gli unici attendibili, la previsione di un testa a testa si è avverata, l'appello a non disertare le urne è servito, la frustata finale dell'abolizione delle tasse e le uscite dell'ultima settimana hanno fruttato; infine, l'appello a non fare i coglioni votando nel proprio disinteresse - rivolto agli elettori del centrodestra e non riferito agli avversari - è stato vincente.
Chi si ostina a considerare Silvio Berlusconi un imprenditore prestato alla politica commette un macroscopico errore.
Non c'è stata una mossa, un discorso, una presa di posizione che abbia nuociuto alla rimonta della Casa delle Libertà: persino la legge elettorale, tanto vituperata, è stato un capolavoro; i voti si debbono contare e vince chi ne ha di più, soprattutto all'interno delle coalizioni.
La differenza tra noi e loro, alla Camera, è il pubblico di uno stadio di serie B.
Adesso la richiesta della verifica delle schede è il calcio di rigore finale di una partita che il centrodestra ha stravinto anche se non servirà per passare il turno.
Dobbiamo festeggiare per la grande rimonta nella quale purtroppo in pochi hanno creduto, per la quasi vittoria e, in particolare, per non dover gestire l'ingovernabilità.
Berlusconi, noi lo sappiamo da sempre, si rivela un grande politico ed il miglior statista di questo secolo: grazie Presidente per aver creduto in noi e grazie per averci ridato l'orgoglio dell'appartenenza.
I sondaggi "americani" del Cavaliere erano gli unici attendibili, la previsione di un testa a testa si è avverata, l'appello a non disertare le urne è servito, la frustata finale dell'abolizione delle tasse e le uscite dell'ultima settimana hanno fruttato; infine, l'appello a non fare i coglioni votando nel proprio disinteresse - rivolto agli elettori del centrodestra e non riferito agli avversari - è stato vincente.
Chi si ostina a considerare Silvio Berlusconi un imprenditore prestato alla politica commette un macroscopico errore.
Non c'è stata una mossa, un discorso, una presa di posizione che abbia nuociuto alla rimonta della Casa delle Libertà: persino la legge elettorale, tanto vituperata, è stato un capolavoro; i voti si debbono contare e vince chi ne ha di più, soprattutto all'interno delle coalizioni.
La differenza tra noi e loro, alla Camera, è il pubblico di uno stadio di serie B.
Adesso la richiesta della verifica delle schede è il calcio di rigore finale di una partita che il centrodestra ha stravinto anche se non servirà per passare il turno.
Dobbiamo festeggiare per la grande rimonta nella quale purtroppo in pochi hanno creduto, per la quasi vittoria e, in particolare, per non dover gestire l'ingovernabilità.
Berlusconi, noi lo sappiamo da sempre, si rivela un grande politico ed il miglior statista di questo secolo: grazie Presidente per aver creduto in noi e grazie per averci ridato l'orgoglio dell'appartenenza.
lunedì 10 aprile 2006
Noi perdiamo, ma loro non vincono
Mi viene, così, a caldo dopo i primi exit poll, porterà anche sfiga, ma è lo stesso, mi viene, dicevo, da dire: adesso sono cazzi vostri!
Perderemo, ma di poco: loro, però, non vincono. Solo formare il Governo sarà un'impresa e poi mettere insieme uno straccio di programma vero, approvare le leggi, rilanciare l'economia...
Finalmente potremo insultare il loro leader, come hanno fatto con Berlusconi in tutti questi anni, potremo prenderli in giro, smascherare le loro malefatte e quando diremo che non si arriva a fine mese... ci faremo quattro risate perché da domani non esisteranno più famiglie indigenti. Poi se si lamenteranno delle troppe tasse, del precariato, delle liste d'attesa negli ospedali, del caro vita e dell'euro troppo valutato, faremo loro notare che non governa più il Cavaliere e che le responsabilità vanno cercate altrove.
Che bello fare opposizione!
Perderemo, ma di poco: loro, però, non vincono. Solo formare il Governo sarà un'impresa e poi mettere insieme uno straccio di programma vero, approvare le leggi, rilanciare l'economia...
Finalmente potremo insultare il loro leader, come hanno fatto con Berlusconi in tutti questi anni, potremo prenderli in giro, smascherare le loro malefatte e quando diremo che non si arriva a fine mese... ci faremo quattro risate perché da domani non esisteranno più famiglie indigenti. Poi se si lamenteranno delle troppe tasse, del precariato, delle liste d'attesa negli ospedali, del caro vita e dell'euro troppo valutato, faremo loro notare che non governa più il Cavaliere e che le responsabilità vanno cercate altrove.
Che bello fare opposizione!
Promesse
A meno di cinque ore dalla chiusura dei seggi desidero fare una sola riflessione: Prodi e la sua coalizione hanno promesso tasse per abbassare il cuneo fiscale e rilanciare l'economia. Hanno indicato da dove le preleveranno, anche se si sono contraddetti, e alla fine non si è capito bene quanto e da dove incasseranno.
Berlusconi ha promesso di togliere l'Ici sulla prima casa e, colpo di teatro, anche la tassa sull'immondizia. Berlusconi promette da sempre il taglio delle tasse, Prodi da sempre dice che bisogna aumentare le tasse per far funzionere lo Stato.
Il centrodestra preferisce uno Stato leggero e più soldi in tasca ai cittadini, il centrosinistra è per uno Stato che amministra e gestisce i soldi prelevati ai contribuenti per rendere tutti più uguali.
Sono programmi ambiziosi, forse solo promesse.
Personalmente preferisco uno Stato che garantisca a tutti l'essenziale e lasci i soldi in tasca per il superfluo.
Berlusconi ha promesso di togliere l'Ici sulla prima casa e, colpo di teatro, anche la tassa sull'immondizia. Berlusconi promette da sempre il taglio delle tasse, Prodi da sempre dice che bisogna aumentare le tasse per far funzionere lo Stato.
Il centrodestra preferisce uno Stato leggero e più soldi in tasca ai cittadini, il centrosinistra è per uno Stato che amministra e gestisce i soldi prelevati ai contribuenti per rendere tutti più uguali.
Sono programmi ambiziosi, forse solo promesse.
Personalmente preferisco uno Stato che garantisca a tutti l'essenziale e lasci i soldi in tasca per il superfluo.
venerdì 7 aprile 2006
Il voto e gli interessi. Christian Rocca
http://www.ilfoglio.it/uploads/camillo/votointeressi.html
A proposito del voto disinteressto e idealista
A proposito del voto disinteressto e idealista
Caro elettore dell'Unione,
mi dispiace che la "parolaccia" del Cavaliere ti abbia offeso, ma lo sai che non era rivolta a te e sinceramente il tuo lamento è proprio... palloso.
Da quando il "nano di Arcore", come lo definisci tu, è sceso in politica, come dice lui, le cose sono cambiate e parecchio. La politica adesso è fatta di programmi che hanno nome e cognome, realizzazioni che non sono sulla carta, vantaggi con i quali si può fare la spesa ( i pensionati al minimo hanno soldi veri e non la solidarietà ), strade che si possono percorrere, servizi che servono e vantaggi che si toccano.
Non è strano, dunque, che il Presidente faccia appello agli indecisi e li consideri"masochisti"( visto che coglioni non ti piace ) se fanno il loro disinteresse.
Se un candidato promette più libertà, meno Stato, meno tasse, più efficienza e ha già dimostrato di essere in grado di mantenere le promesse, è proprrio da coglioni voltargli le spalle.
Lo so che tu non ci credi, che per te non è possibile ridurre la pressione fiscale, che a te interessa più il rapporto deficit Pil che la pensione del nonno o che tuo figlio non faccia il militare, sei preoccupato per i "migranti", della "precarietà" del lavoro, della quarta settimana del mese e dei palestinesi oppressi. Però non ti accorgi che i lavori non precari e a tempo indeterminato sono a disposizione...dei migranti. Nella quarta settimana non ci sono i soldi per il latte, ma le pizzerie sono piene. I poveri sono sempre esistiti, purtroppo, e non sono certo aumentati, mentre il benessere è senza dubbio più diffuso.
Dicevo che la "parolaccia" non era per te e ti garantisco che nemmeno io lo penso: sei rimasto così legato agli ideali come la solidarietà, la pace, la concertazione e la giustizia sociale che a te non interessa seguire un imprenditore che ha avuto molto successo nel suo campo, ma preferisci dare ascolto a chi ti promette la felicità gestita e garantita dallo Stato.
Sei proprio un idealista.
Da quando il "nano di Arcore", come lo definisci tu, è sceso in politica, come dice lui, le cose sono cambiate e parecchio. La politica adesso è fatta di programmi che hanno nome e cognome, realizzazioni che non sono sulla carta, vantaggi con i quali si può fare la spesa ( i pensionati al minimo hanno soldi veri e non la solidarietà ), strade che si possono percorrere, servizi che servono e vantaggi che si toccano.
Non è strano, dunque, che il Presidente faccia appello agli indecisi e li consideri"masochisti"( visto che coglioni non ti piace ) se fanno il loro disinteresse.
Se un candidato promette più libertà, meno Stato, meno tasse, più efficienza e ha già dimostrato di essere in grado di mantenere le promesse, è proprrio da coglioni voltargli le spalle.
Lo so che tu non ci credi, che per te non è possibile ridurre la pressione fiscale, che a te interessa più il rapporto deficit Pil che la pensione del nonno o che tuo figlio non faccia il militare, sei preoccupato per i "migranti", della "precarietà" del lavoro, della quarta settimana del mese e dei palestinesi oppressi. Però non ti accorgi che i lavori non precari e a tempo indeterminato sono a disposizione...dei migranti. Nella quarta settimana non ci sono i soldi per il latte, ma le pizzerie sono piene. I poveri sono sempre esistiti, purtroppo, e non sono certo aumentati, mentre il benessere è senza dubbio più diffuso.
Dicevo che la "parolaccia" non era per te e ti garantisco che nemmeno io lo penso: sei rimasto così legato agli ideali come la solidarietà, la pace, la concertazione e la giustizia sociale che a te non interessa seguire un imprenditore che ha avuto molto successo nel suo campo, ma preferisci dare ascolto a chi ti promette la felicità gestita e garantita dallo Stato.
Sei proprio un idealista.
mercoledì 5 aprile 2006
La frase
«Be', ho troppa stima dell'intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo i propri disinteressi». Subito aggiungendo: «Scusate il linguaggio rozzo, ma efficace».
Questa la frase pronunciata da Silvio Berlusconi all'assemblea della Confcommercio.
1) Berlusconi non pronuncia mai una parola o una frase senza averla valutata e soppesata, soprattutto quando parla a braccio.
2) Se avesse usato il termine "stupidi" anziché "coglioni", non ci sarebbe stata la reazione che si è scatenata.
3) Il linguaggio rozzo ha quindi sortito l'effetto desiderato.
4) Non ha detto che chi vota a sinistra è un co...ne, ma chi vota contro il proprio interesse; essendo di fronte a commercianti il messaggio era: se votate a sinistra voi, lo fate contro i vostri interessi e quindi siete .... poco furbi.
5) Tutti coloro che votano a sinistra ed hanno interesse a farlo ( economico, morale, ideale, affettivo, culturale ecc.) NON sono co....ni.
6) Berlusconi spera che molti italiani, non avendo svantaggi dal suo programma elettorale, non siano così stupidi da votare la concorrenza.
7) Per essere ancora più analitici B. usa il termine "disinteresse" proprio per il rispetto che porta agli italiani che, a suo avviso, non dovrebbero votare dandosi una martellata nei co...siddetti.
8) Concludendo, a dimostrazione del fatto che la frase era tutt'altro che buttata lì, Berlusconi dice che non è stupido chi vota per il proprio interesse, ma chi lo fa contro.
E il messaggio era rivolto, a mio parere, agli indecisi che dovrebbero valutare quale dei due schieramenti li danneggia meno.
Questa la frase pronunciata da Silvio Berlusconi all'assemblea della Confcommercio.
1) Berlusconi non pronuncia mai una parola o una frase senza averla valutata e soppesata, soprattutto quando parla a braccio.
2) Se avesse usato il termine "stupidi" anziché "coglioni", non ci sarebbe stata la reazione che si è scatenata.
3) Il linguaggio rozzo ha quindi sortito l'effetto desiderato.
4) Non ha detto che chi vota a sinistra è un co...ne, ma chi vota contro il proprio interesse; essendo di fronte a commercianti il messaggio era: se votate a sinistra voi, lo fate contro i vostri interessi e quindi siete .... poco furbi.
5) Tutti coloro che votano a sinistra ed hanno interesse a farlo ( economico, morale, ideale, affettivo, culturale ecc.) NON sono co....ni.
6) Berlusconi spera che molti italiani, non avendo svantaggi dal suo programma elettorale, non siano così stupidi da votare la concorrenza.
7) Per essere ancora più analitici B. usa il termine "disinteresse" proprio per il rispetto che porta agli italiani che, a suo avviso, non dovrebbero votare dandosi una martellata nei co...siddetti.
8) Concludendo, a dimostrazione del fatto che la frase era tutt'altro che buttata lì, Berlusconi dice che non è stupido chi vota per il proprio interesse, ma chi lo fa contro.
E il messaggio era rivolto, a mio parere, agli indecisi che dovrebbero valutare quale dei due schieramenti li danneggia meno.
Lo Stato creativo. Magna Carta
Forse in Italia non si è colto appieno il senso di ciò che è accaduto in Francia nella vicenda del 'contratto di primo impiego', il famigerato Cpe.
Il presidente della Repubblica, Jaques Chirac aveva il problema di dare il via libera alla legge per impedire che il primo ministro De Villepin perdesse del tutto la faccia e insieme di tenere aperta una porta per la trattativa con i sindacati e il movimento studentesco. La soluzione trovata è a dir poco creativa: la legge è stata promulgata e pubblicata sul Journal Officiel (la gazzetta ufficiale) del 2 aprile, ma il presidente ha invitato a non applicarla. Nel frattempo il ministro dell'interno Sarkozy potrà riaprire le trattative e introdurre le modifiche richieste dai manifestanti.
Per essere sicuro che a nessuno venisse in mente di disobbedire, Chirac ha dato disposizioni al poligrafico di Stato di non stampare i moduli necessari a sottoscrivere il nuovo contratto. C'è insomma una legge dello Stato, approvata dal Parlamento e pubblicata sugli atti ufficiali ma è una legge che non va applicata fin quando non piacerà ai sindacati.
Forse rischiamo anche noi essere definiti degli 'asini', come Chirac ha fatto durante lo scorso Consiglio Europeo con chi lo accusava (Berlusconi) di essere protezionista. Ma certo non vorremmo prendere lezioni da Chirac su cosa sia lo Stato di diritto.
Il presidente della Repubblica, Jaques Chirac aveva il problema di dare il via libera alla legge per impedire che il primo ministro De Villepin perdesse del tutto la faccia e insieme di tenere aperta una porta per la trattativa con i sindacati e il movimento studentesco. La soluzione trovata è a dir poco creativa: la legge è stata promulgata e pubblicata sul Journal Officiel (la gazzetta ufficiale) del 2 aprile, ma il presidente ha invitato a non applicarla. Nel frattempo il ministro dell'interno Sarkozy potrà riaprire le trattative e introdurre le modifiche richieste dai manifestanti.
Per essere sicuro che a nessuno venisse in mente di disobbedire, Chirac ha dato disposizioni al poligrafico di Stato di non stampare i moduli necessari a sottoscrivere il nuovo contratto. C'è insomma una legge dello Stato, approvata dal Parlamento e pubblicata sugli atti ufficiali ma è una legge che non va applicata fin quando non piacerà ai sindacati.
Forse rischiamo anche noi essere definiti degli 'asini', come Chirac ha fatto durante lo scorso Consiglio Europeo con chi lo accusava (Berlusconi) di essere protezionista. Ma certo non vorremmo prendere lezioni da Chirac su cosa sia lo Stato di diritto.
Ecco come coprire le spese. Renato Brunetta
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=79541
La vendita degli immobili dello Stato e degli Enti locali è la soluzione per rimpiazzare l'Ici e uscire dal debito statale
La vendita degli immobili dello Stato e degli Enti locali è la soluzione per rimpiazzare l'Ici e uscire dal debito statale
martedì 4 aprile 2006
L'Unione, l'Ici e il voto di scambio
Prodi & Co. hanno perso un'ottima occasione per stare zitti.
L'impraticabilità della riduzione dell'Ici è stato il leit motiv sin dalla fine dell'incontro Prodi-Berlusconi. Nessuno si è preoccupato di quantificare il gettito dell'Ici sulla prima casa e quindi tutti a chiedere dove Berlusconi avrebbe preso i soldi, quali tasse avrebbe introdotto e quali servizi sociali tagliato. Poi serafico arriva Tremonti e "svela" che con meno di cinquemila miliardi in lire ci togliamo il pensiero.
Prodi & Co. hanno perso un'ottima occasione per parlare: avrebbero potuto proporre loro l'abolizione dell'odiosa tassa. Ma per questi signori, statalisti fino al midollo, abbassare le tasse è un atto contro natura: hanno provato con il "cuneo" fiscale che dava molto ai datori di lavoro e pochi spiccioli ai dipendenti ( poi si dicono di sinistra ), ma si sono fatti un autogol clamoroso. E' più forte di loro: il solo parlare di tagli alle tasse li manda nel pallone.
A proposito del faccia a faccia di ieri sera, alzi la mano chi voterebbe Prodi se fosse il leader del centrodestra? Personalmente, per quanto possa essere lontano dalla sinistra e convinto sostenitore del centrodestra, se il curato di campagna fosse il mio leader, mi vergognerei a votarlo e preferirei astenermi. Qualsiasi essere raziocinante, ieri sera, non poteva non accorgersi dell'abisso che divideva i due aspiranti Presidenti: Prodi non ha detto una cifra, non ha presentato un progetto, ha allungato il brodo per far passare il tempo, ha cincischiato e girato intorno agli argomenti, ha solo attaccato il Governo spesso con falsità, ha sfoderato un'infinità di luoghi comuni e di buonismo all'ingrosso ed ha dimostrato tutta la sua rancorosità.
Berlusconi ha parlato di fatti, di realizzazioni, di numeri, di progetti tangibili e di vantaggi per i cittadini. Berlusconi aveva vinto, a mio avviso, anche il primo incontro: questo non ha avuto storia per manifesta inferiorità dell'avversario.
Ora mi chiedo: chi vota Prodi? Berlusconi ha detto i co....ni. Forse ha ragione, ma a parte la battuta, sicuramente votano per lui tutti coloro che odiano Berlusconi e l'odio acceca a tal punto da nascondere i limiti del professore bolognese.
Poi ci sono quelli che sono legati al passato, al comunismo, alla prima Repubblica, alla contestazione e a quando si era giovani e come era tutto più bello...
Infine ci sono i marpioni interessati, quelli che danno il voto in cambio di favori, prebende e potere. Per loro non esistono idee o ideali, poveri, proletari o ricchi, giovani, precari o disoccupati, donne o pensionati: per loro esiste solo il potere per fare affari, per arricchirsi e per continuare a manipolare i loro eletti.
Purtroppo per i nostri avversari è difficile trovare un elettore di sinistra in buona fede che scelga il professore per le sue doti di statista.
L'impraticabilità della riduzione dell'Ici è stato il leit motiv sin dalla fine dell'incontro Prodi-Berlusconi. Nessuno si è preoccupato di quantificare il gettito dell'Ici sulla prima casa e quindi tutti a chiedere dove Berlusconi avrebbe preso i soldi, quali tasse avrebbe introdotto e quali servizi sociali tagliato. Poi serafico arriva Tremonti e "svela" che con meno di cinquemila miliardi in lire ci togliamo il pensiero.
Prodi & Co. hanno perso un'ottima occasione per parlare: avrebbero potuto proporre loro l'abolizione dell'odiosa tassa. Ma per questi signori, statalisti fino al midollo, abbassare le tasse è un atto contro natura: hanno provato con il "cuneo" fiscale che dava molto ai datori di lavoro e pochi spiccioli ai dipendenti ( poi si dicono di sinistra ), ma si sono fatti un autogol clamoroso. E' più forte di loro: il solo parlare di tagli alle tasse li manda nel pallone.
A proposito del faccia a faccia di ieri sera, alzi la mano chi voterebbe Prodi se fosse il leader del centrodestra? Personalmente, per quanto possa essere lontano dalla sinistra e convinto sostenitore del centrodestra, se il curato di campagna fosse il mio leader, mi vergognerei a votarlo e preferirei astenermi. Qualsiasi essere raziocinante, ieri sera, non poteva non accorgersi dell'abisso che divideva i due aspiranti Presidenti: Prodi non ha detto una cifra, non ha presentato un progetto, ha allungato il brodo per far passare il tempo, ha cincischiato e girato intorno agli argomenti, ha solo attaccato il Governo spesso con falsità, ha sfoderato un'infinità di luoghi comuni e di buonismo all'ingrosso ed ha dimostrato tutta la sua rancorosità.
Berlusconi ha parlato di fatti, di realizzazioni, di numeri, di progetti tangibili e di vantaggi per i cittadini. Berlusconi aveva vinto, a mio avviso, anche il primo incontro: questo non ha avuto storia per manifesta inferiorità dell'avversario.
Ora mi chiedo: chi vota Prodi? Berlusconi ha detto i co....ni. Forse ha ragione, ma a parte la battuta, sicuramente votano per lui tutti coloro che odiano Berlusconi e l'odio acceca a tal punto da nascondere i limiti del professore bolognese.
Poi ci sono quelli che sono legati al passato, al comunismo, alla prima Repubblica, alla contestazione e a quando si era giovani e come era tutto più bello...
Infine ci sono i marpioni interessati, quelli che danno il voto in cambio di favori, prebende e potere. Per loro non esistono idee o ideali, poveri, proletari o ricchi, giovani, precari o disoccupati, donne o pensionati: per loro esiste solo il potere per fare affari, per arricchirsi e per continuare a manipolare i loro eletti.
Purtroppo per i nostri avversari è difficile trovare un elettore di sinistra in buona fede che scelga il professore per le sue doti di statista.
La sinistra e il regime ipocrita. Arturo Diaconale
http://www.opinione.it/pages.php?dir=naz&act=art&edi=72&id_art=1492&aa=2006
I giornali si schierano ma vogliono continuare a fare gli arbitri
I giornali si schierano ma vogliono continuare a fare gli arbitri
Le due società e il 9 aprile. Christian Rocca
Ci sarebbe da scrivere un manifesto della società libera, contro la società del divieto. L’Italia dell’iniziativa privata versus l’Italia delle regole. L’una e l’altra si confrontano il 9 e 10 aprile prossimi alle urne, ma è dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi che queste due Italie sono emerse con qualche chiarezza. Non è una questione di destra o di sinistra, di Polo o di Unione, nemmeno di mettere in discussione quei fondamentali paletti etici sulla vita e sulla morte che appassionano questo giornale. Il problema è lo stato, anzi la funzione del governo nella vita pubblica. Una società libera è libera quando è libera dagli intralci posti da politici e burocrati che si arrogano il diritto di pianificare, programmare, scegliere al posto di chi è legittimato a decidere, cioè i cittadini, le famiglie e le imprese. Il problema è l’idea malsana che il governo del paese debba occuparsi di tutti gli aspetti della vita quotidiana, in particolar modo del bene dei suoi cittadini. Una parte del mondo politico e intellettuale continua a pensare che la complessità della nostra società abbia bisogno di un maggior ruolo dello stato per poter essere governata al meglio, quando è vero il contrario.
Più poderoso è l’intervento dello stato, più pericoli corre la libertà dei cittadini. Il dibattito sul conflitto di interessi, sulle tasse e sulla flessibilità del lavoro, al di là dei tecnicismi, verte esattamente su questo punto. A grandi linee, c’è chi preferisce che sia l’opinione pubblica a sanzionare le violazioni dell’interesse pubblico, mentre gli altri non si fidano del libero arbitrio del popolo sovrano e si battono per regolare a priori e vietare per legge un eventuale conflitto di interessi, a patto che sia quel particolare conflitto di interessi a cui sono particolarmente interessati. Sulle tasse c’è un’Italia che crede sia ingiusto lavorare metà anno per sé e gli altri sei mesi per lo stato, contrapposta a un’Italia che vuol tassare ancora di più i ricchi perché convinta che la povertà si sconfigga combattendo la ricchezza, non favorendola. E, non contenta di ciò, questa Italia inquadra nel mirino quel ceto medio costretto a lavorare in nero non perché mascalzone, ma a causa dell’eccessiva tassazione.
C’è, infine, chi pensa che la libertà di poter licenziare in realtà significhi libertà di assumere, e non penserebbe mai di risolvere il problema del cosiddetto “precariato” proponendo di tassare i precari salvaguardando i già garantiti, come da programma dell’Unione. Il direttore uscente dell’Economist, Bill Emmott, un giornalista molto amato dalla sinistra italiana, nel suo commiato ha scritto di una “apparente incapacità dei francesi ad adattarsi a un mondo che cambia”, a proposito del tentativo di “iniettare una piccola dose di liberalismo nel rigido mercato del lavoro” che, peraltro, il governo Berlusconi ha già ampiamente iniettato, ma che è pronta a essere depotenziata in caso di vittoria dello schieramento delle regole e della rigidità.C’è chi crede che un paese si governi liberando i cittadini dal controllo dello stato e dall’altra c’è chi, al contrario, pensa che il modo migliore sia regolamentare ogni aspetto della vita civile e sociale. Gli uni credono che bisogna fare da sé, gli altri aspirano a dare il buon esempio per decreto. I primi immaginano un governo che intralci il meno possibile la ricerca del proprio benessere personale, gli altri pensano che lo stato sia uno strumento capace di poter dispensare la felicità.
“Contratto con gli italiani”, si chiamava il programma-simbolo dei berlusconiani. “Per il bene dell’Italia”, si intitolano le 281 pagine dell’Ulivo. Sono due visioni della realtà opposte e incompatibili, sebbene questa netta divisione culturale sia meno evidente nell’offerta elettorale. Nel centrodestra, infatti, restano ampie fette statocentriche, più che altro dentro An e l’Udc, mentre nell’Unione ci sono i libertari e liberisti della Rosa nel Pugno che un liberale integrale come Antonio Martino, a 8 giorni dal voto, vedrebbe volentieri con i berlusconiani. Nel linguaggio politico corrente lo schieramento delle libertà viene definito conservatore, quello delle regole invece progressista. E’ vero il contrario. Archiviato nella pattumiera della storia il socialismo reale, l’inganno semantico nasce in America, ovvero nel paese che non ha mai conosciuto né fascismo né comunismo. Gli Stati Uniti sono una società liberale, nella quale i conservatori vogliono conservare le proprie libertà e i progressisti, che peraltro si chiamano liberali, si limitano a voler temperare gli eccessi del capitalismo, per farlo diventare più equo, più stabile e metterlo quindi al riparo da controrivoluzioni socialiste. Entrambi condividono la necessità di proteggere la società capitalista e il libero mercato. In Italia e in Europa quelle libertà non ci sono.
Viviamo, piuttosto, in società rigide, ingessate e ingabbiate da regole che l’omicidio di Marco Biagi e le rivolte di piazza a Parigi dimostrano quanto siano difficili da superare. Eppure c’è un’Italia che a queste difficoltà replica proponendo, anzi minacciando, ulteriori regole che necessariamente limiteranno le nostre libertà. E’ un’Italia che non si limita a voler normare tutto il normabile, ma espropria i genitori del diritto di scegliere l’istruzione dei figli, decide dove è più conveniente investire i propri risparmi, impone il servizio civile obbligatorio ai diciottenni, spiega agli imprenditori come si fa il loro mestiere.
Tutto ciò, si badi, “per il bene dell’Italia” e, come ha detto lo stesso Romano Prodi, per “organizzare anche un po’ di felicità”. Ecco, ce la lasci organizzare a noi italiani adulti la nostra felicità. Anche perché in agguato c’è sempre il rischio di arrivare a quella Nord Corea chic proposta da un ex candidato a sindaco di Milano, Nando Della Chiesa, che si era presentato con un programma di governo cittadino contro la grande distribuzione alimentare e a favore delle latterie e delle osterie.La laicitàQuesta campagna elettorale ha avuto uno dei suoi punti focali nel tema della laicità dello stato, sicché si fa un gran parlare della necessità di separare lo stato dalla chiesa. Si dimentica però di aggiungere che quel principio costituzionale in America è nato per difendere la libertà religiosa dall’invadenza dello stato, non viceversa. Si dimentica inoltre che in una società libera vige anche la separazione tra lo stato e l’economia, tra lo stato e la vita quotidiana dei suoi cittadini. Noi, invece, viviamo in una società dei divieti che a destra, con Girolamo Sirchia, ci impone di non fumare, mentre a sinistra, con i coniugi Prodi, vuol togliere le merendine dalle mense scolastiche. C’è il paradosso per cui risulta legittimo che un interesse economico organizzato come il sistema coperativo possa fare politica, mentre il proprietario di tre televisioni (e molto altro) rischia di essere fatto fuori per legge. Ma anche che il sindacato possa intervenire nel dibattito politico, mentre per qualche strano motivo la Conferenza episcopale italiana no. C’è sempre, o almeno quando conviene, un allarme ingerenza, un allarme democrazia, un allarme rincretinimento degli italiani. Come dice Sergio Ricossa, mai una volta che il partito delle regole e dei divieti dimostri stima dell’intelligenza altrui o che faccia fiducia agli elettori, alle loro capacità, alla loro libertà di espressione.
Questo, ovviamente, non vuol dire che il conflitto di interessi berlusconiano non esista, ma non si può non tenere conto che, malgrado ciò, metà degli italiani continua a votare liberamente per il Caimano. Tanto più che l’anomalia berlusconiana ha origine da un’anomalia precedente, anch’essa unica al mondo, quella di un sistema televisivo bloccato, di proprietà dello stato, finanziato dai contribuenti, che le televisioni private hanno contribuito a rompere e a modernizzare contro la volontà del partito delle regole e dei divieti. Un partito che, successivamente, ha pure provato a far fuori la tv privata con tre referendum punitivi. La società libera allora disse di no.
Più poderoso è l’intervento dello stato, più pericoli corre la libertà dei cittadini. Il dibattito sul conflitto di interessi, sulle tasse e sulla flessibilità del lavoro, al di là dei tecnicismi, verte esattamente su questo punto. A grandi linee, c’è chi preferisce che sia l’opinione pubblica a sanzionare le violazioni dell’interesse pubblico, mentre gli altri non si fidano del libero arbitrio del popolo sovrano e si battono per regolare a priori e vietare per legge un eventuale conflitto di interessi, a patto che sia quel particolare conflitto di interessi a cui sono particolarmente interessati. Sulle tasse c’è un’Italia che crede sia ingiusto lavorare metà anno per sé e gli altri sei mesi per lo stato, contrapposta a un’Italia che vuol tassare ancora di più i ricchi perché convinta che la povertà si sconfigga combattendo la ricchezza, non favorendola. E, non contenta di ciò, questa Italia inquadra nel mirino quel ceto medio costretto a lavorare in nero non perché mascalzone, ma a causa dell’eccessiva tassazione.
C’è, infine, chi pensa che la libertà di poter licenziare in realtà significhi libertà di assumere, e non penserebbe mai di risolvere il problema del cosiddetto “precariato” proponendo di tassare i precari salvaguardando i già garantiti, come da programma dell’Unione. Il direttore uscente dell’Economist, Bill Emmott, un giornalista molto amato dalla sinistra italiana, nel suo commiato ha scritto di una “apparente incapacità dei francesi ad adattarsi a un mondo che cambia”, a proposito del tentativo di “iniettare una piccola dose di liberalismo nel rigido mercato del lavoro” che, peraltro, il governo Berlusconi ha già ampiamente iniettato, ma che è pronta a essere depotenziata in caso di vittoria dello schieramento delle regole e della rigidità.C’è chi crede che un paese si governi liberando i cittadini dal controllo dello stato e dall’altra c’è chi, al contrario, pensa che il modo migliore sia regolamentare ogni aspetto della vita civile e sociale. Gli uni credono che bisogna fare da sé, gli altri aspirano a dare il buon esempio per decreto. I primi immaginano un governo che intralci il meno possibile la ricerca del proprio benessere personale, gli altri pensano che lo stato sia uno strumento capace di poter dispensare la felicità.
“Contratto con gli italiani”, si chiamava il programma-simbolo dei berlusconiani. “Per il bene dell’Italia”, si intitolano le 281 pagine dell’Ulivo. Sono due visioni della realtà opposte e incompatibili, sebbene questa netta divisione culturale sia meno evidente nell’offerta elettorale. Nel centrodestra, infatti, restano ampie fette statocentriche, più che altro dentro An e l’Udc, mentre nell’Unione ci sono i libertari e liberisti della Rosa nel Pugno che un liberale integrale come Antonio Martino, a 8 giorni dal voto, vedrebbe volentieri con i berlusconiani. Nel linguaggio politico corrente lo schieramento delle libertà viene definito conservatore, quello delle regole invece progressista. E’ vero il contrario. Archiviato nella pattumiera della storia il socialismo reale, l’inganno semantico nasce in America, ovvero nel paese che non ha mai conosciuto né fascismo né comunismo. Gli Stati Uniti sono una società liberale, nella quale i conservatori vogliono conservare le proprie libertà e i progressisti, che peraltro si chiamano liberali, si limitano a voler temperare gli eccessi del capitalismo, per farlo diventare più equo, più stabile e metterlo quindi al riparo da controrivoluzioni socialiste. Entrambi condividono la necessità di proteggere la società capitalista e il libero mercato. In Italia e in Europa quelle libertà non ci sono.
Viviamo, piuttosto, in società rigide, ingessate e ingabbiate da regole che l’omicidio di Marco Biagi e le rivolte di piazza a Parigi dimostrano quanto siano difficili da superare. Eppure c’è un’Italia che a queste difficoltà replica proponendo, anzi minacciando, ulteriori regole che necessariamente limiteranno le nostre libertà. E’ un’Italia che non si limita a voler normare tutto il normabile, ma espropria i genitori del diritto di scegliere l’istruzione dei figli, decide dove è più conveniente investire i propri risparmi, impone il servizio civile obbligatorio ai diciottenni, spiega agli imprenditori come si fa il loro mestiere.
Tutto ciò, si badi, “per il bene dell’Italia” e, come ha detto lo stesso Romano Prodi, per “organizzare anche un po’ di felicità”. Ecco, ce la lasci organizzare a noi italiani adulti la nostra felicità. Anche perché in agguato c’è sempre il rischio di arrivare a quella Nord Corea chic proposta da un ex candidato a sindaco di Milano, Nando Della Chiesa, che si era presentato con un programma di governo cittadino contro la grande distribuzione alimentare e a favore delle latterie e delle osterie.La laicitàQuesta campagna elettorale ha avuto uno dei suoi punti focali nel tema della laicità dello stato, sicché si fa un gran parlare della necessità di separare lo stato dalla chiesa. Si dimentica però di aggiungere che quel principio costituzionale in America è nato per difendere la libertà religiosa dall’invadenza dello stato, non viceversa. Si dimentica inoltre che in una società libera vige anche la separazione tra lo stato e l’economia, tra lo stato e la vita quotidiana dei suoi cittadini. Noi, invece, viviamo in una società dei divieti che a destra, con Girolamo Sirchia, ci impone di non fumare, mentre a sinistra, con i coniugi Prodi, vuol togliere le merendine dalle mense scolastiche. C’è il paradosso per cui risulta legittimo che un interesse economico organizzato come il sistema coperativo possa fare politica, mentre il proprietario di tre televisioni (e molto altro) rischia di essere fatto fuori per legge. Ma anche che il sindacato possa intervenire nel dibattito politico, mentre per qualche strano motivo la Conferenza episcopale italiana no. C’è sempre, o almeno quando conviene, un allarme ingerenza, un allarme democrazia, un allarme rincretinimento degli italiani. Come dice Sergio Ricossa, mai una volta che il partito delle regole e dei divieti dimostri stima dell’intelligenza altrui o che faccia fiducia agli elettori, alle loro capacità, alla loro libertà di espressione.
Questo, ovviamente, non vuol dire che il conflitto di interessi berlusconiano non esista, ma non si può non tenere conto che, malgrado ciò, metà degli italiani continua a votare liberamente per il Caimano. Tanto più che l’anomalia berlusconiana ha origine da un’anomalia precedente, anch’essa unica al mondo, quella di un sistema televisivo bloccato, di proprietà dello stato, finanziato dai contribuenti, che le televisioni private hanno contribuito a rompere e a modernizzare contro la volontà del partito delle regole e dei divieti. Un partito che, successivamente, ha pure provato a far fuori la tv privata con tre referendum punitivi. La società libera allora disse di no.
lunedì 3 aprile 2006
Una risposta a tante critiche. Paolo di Lautréamont
Ecco come un "collega" blogger chiosa una serie di osservazioni fatte da commentatori di questo blog.
Dio mio, che troll incompetenti e pieni di sé... Mi dispiace per il blog, ma evidentemente dai fastidio. Questi illusi che credono nella settimana rossa con le sette domeniche NON sanno di cosa parlano. A partire da Berlusconi, che non è l'11mo uomo più ricco del mondo, e che comunque non ha una colpa di questo, ma semmai un merito.Secondo accecati dai sacerdoti della lobby unionista, criticano un Berlusconi che ha come dipendenti Mediaset un totale di 5600 persone. Questo quando le ccoperative rosse, più quelle bianche, raggranellano qualcosa come 1.000.000 di dipendenti con 100 miliardi di euro di fatturato annui, senza contare l'impero delle banche (una cosa molto cattocomunista...). Poi sono del tutto educati, e questa è un'altra conferma della qualità di ciò in cui credono. Io non dico che Bertinotti o Diliberto debbano stare nelle fogne... Però dico che essi sono figli e cugini del fascismo molto di più della stessa Mussolini, figli della variante internazional-socialista, che i nazifascisti mutuarono da Lenin e ridussero allo stato nazional-socialista. Mussolini, inventore dei sindacati come sono ancora oggi, della Confindustria e compagnia bella... Quanto al signor Prodi, che sarebbe il campione da opporre a Berlusconi, fu ministro dell'industria di Andreotti nel 1978, era collegato con qualche rinnegato che prendeva soldi dall'Unione Sovietica, uno stato nemico collegato con le BR, autrici del sequestro Moro... altro che "seduta spiritica". La carriera democristiana di Prodi è esemplare: capo dell'IRI, il più grande carrozzone di boiardi e di mazzette di Stato negli anni '80, uomo di De Mita, di cui tutto si può dire tranne che non abbia saputo fare bene commerci e affari, Prodi che ha un castelletto del 1300, Prodi che negli anni 80 guadagnava 200 milioni all'anno (con la differenza che questi soldi erano pagati dal contribuente, mentre quelli di Berlusconi sono pagati dalle aziende grazie alla pubblicità). Insomma: guardino le travi che hanno negli occhi... E continuino pure a volere una scuola e una sanità "pubblica e gratuita", quando invece ci costano il doppio, rispetto al sistema privato, ma con una qualità da amebe... Vogliono tornare a Mosca? Ma sanno cosa è stata Mosca e il comunismo reale? No! Vergogna! Dicono che non vogliono tornare all'Unione sovietica e che sanno che il comunismo ha massacrato 100 milioni di esseri umani? Dicono di amare l'Europa e la Francia? Ma di cosa parlano, questi asini che parlano come dottori muti? Lo sanno nevvero che il Tesoro dello Stato francese gestisce (oggi non nel 1950) le monete di tutti gli stati dell'Africa occidentale ex colonie? Lo sanno che il "compagno Chirac", l'idolo dei pacifisti, è un fascista che ha eserciti coloniali in Africa, che impianta dittatori quando e come vuole, e che solo due anni fa ha DELIBERATAMENTE FATTO MASSACRARE DAI SUOI CARRI ARMATI un centinaio di inermi civili della Costa d'Avorio (con mille feriti). Lo sanno che i famosi "stati pacifisti" che nel Consiglio di sicurezza, votarono CONTRO la guerra "amerikana" in Irak, sono i VERI stati che hanno armato Saddam? Nell'ordine (inchiesta del Parlamento svedese, non di Ignazio della Russa) non gli americani, ma per primi Urss/Russia, poi Cina, Francia e le due Germania, dal 1967 al 2000...Però Gino Strada, quel razzista che è, invita a boicottare la Esso. Peccato che finché c'era il dittatore fascista (fascista per davvero, visto che suo zio era in combutta col Gran Mufti di Gerusalemme, zio di Arafat, amico di hitler e organizzatore di alcune divisioni di SS arabe che combatterono in Europa al fianco dei nazifascisti...)... Peccato dicevo che finché c'era il dittatore fascista Saddam gli affari petroliferi (denominati "oil for food" per la felicità dei gonzi) erano gestiti da BNP Paribas a Parigi, e dalla Total-Aquitaine-ELF... Alla faccia della Esso...Dunque continuate così... ma non sperate di vincere così facilmente: noi non stiamo con l'Unione in quanto ANTIFASCISTI CONVINTI e non perché lo siamo a parole soltanto... mentre coi fatti non sponsorizziamo i peggiori criminali della storia e i peggiori criminali di oggi...
Dio mio, che troll incompetenti e pieni di sé... Mi dispiace per il blog, ma evidentemente dai fastidio. Questi illusi che credono nella settimana rossa con le sette domeniche NON sanno di cosa parlano. A partire da Berlusconi, che non è l'11mo uomo più ricco del mondo, e che comunque non ha una colpa di questo, ma semmai un merito.Secondo accecati dai sacerdoti della lobby unionista, criticano un Berlusconi che ha come dipendenti Mediaset un totale di 5600 persone. Questo quando le ccoperative rosse, più quelle bianche, raggranellano qualcosa come 1.000.000 di dipendenti con 100 miliardi di euro di fatturato annui, senza contare l'impero delle banche (una cosa molto cattocomunista...). Poi sono del tutto educati, e questa è un'altra conferma della qualità di ciò in cui credono. Io non dico che Bertinotti o Diliberto debbano stare nelle fogne... Però dico che essi sono figli e cugini del fascismo molto di più della stessa Mussolini, figli della variante internazional-socialista, che i nazifascisti mutuarono da Lenin e ridussero allo stato nazional-socialista. Mussolini, inventore dei sindacati come sono ancora oggi, della Confindustria e compagnia bella... Quanto al signor Prodi, che sarebbe il campione da opporre a Berlusconi, fu ministro dell'industria di Andreotti nel 1978, era collegato con qualche rinnegato che prendeva soldi dall'Unione Sovietica, uno stato nemico collegato con le BR, autrici del sequestro Moro... altro che "seduta spiritica". La carriera democristiana di Prodi è esemplare: capo dell'IRI, il più grande carrozzone di boiardi e di mazzette di Stato negli anni '80, uomo di De Mita, di cui tutto si può dire tranne che non abbia saputo fare bene commerci e affari, Prodi che ha un castelletto del 1300, Prodi che negli anni 80 guadagnava 200 milioni all'anno (con la differenza che questi soldi erano pagati dal contribuente, mentre quelli di Berlusconi sono pagati dalle aziende grazie alla pubblicità). Insomma: guardino le travi che hanno negli occhi... E continuino pure a volere una scuola e una sanità "pubblica e gratuita", quando invece ci costano il doppio, rispetto al sistema privato, ma con una qualità da amebe... Vogliono tornare a Mosca? Ma sanno cosa è stata Mosca e il comunismo reale? No! Vergogna! Dicono che non vogliono tornare all'Unione sovietica e che sanno che il comunismo ha massacrato 100 milioni di esseri umani? Dicono di amare l'Europa e la Francia? Ma di cosa parlano, questi asini che parlano come dottori muti? Lo sanno nevvero che il Tesoro dello Stato francese gestisce (oggi non nel 1950) le monete di tutti gli stati dell'Africa occidentale ex colonie? Lo sanno che il "compagno Chirac", l'idolo dei pacifisti, è un fascista che ha eserciti coloniali in Africa, che impianta dittatori quando e come vuole, e che solo due anni fa ha DELIBERATAMENTE FATTO MASSACRARE DAI SUOI CARRI ARMATI un centinaio di inermi civili della Costa d'Avorio (con mille feriti). Lo sanno che i famosi "stati pacifisti" che nel Consiglio di sicurezza, votarono CONTRO la guerra "amerikana" in Irak, sono i VERI stati che hanno armato Saddam? Nell'ordine (inchiesta del Parlamento svedese, non di Ignazio della Russa) non gli americani, ma per primi Urss/Russia, poi Cina, Francia e le due Germania, dal 1967 al 2000...Però Gino Strada, quel razzista che è, invita a boicottare la Esso. Peccato che finché c'era il dittatore fascista (fascista per davvero, visto che suo zio era in combutta col Gran Mufti di Gerusalemme, zio di Arafat, amico di hitler e organizzatore di alcune divisioni di SS arabe che combatterono in Europa al fianco dei nazifascisti...)... Peccato dicevo che finché c'era il dittatore fascista Saddam gli affari petroliferi (denominati "oil for food" per la felicità dei gonzi) erano gestiti da BNP Paribas a Parigi, e dalla Total-Aquitaine-ELF... Alla faccia della Esso...Dunque continuate così... ma non sperate di vincere così facilmente: noi non stiamo con l'Unione in quanto ANTIFASCISTI CONVINTI e non perché lo siamo a parole soltanto... mentre coi fatti non sponsorizziamo i peggiori criminali della storia e i peggiori criminali di oggi...
Appello a 2.931.636 elettori
Quasi tre milioni sono i giovani che voteranno per la prima volta alle politiche del 9 e 10 aprile.
A loro desidero rivolgermi per consigliarli di andare a votare.
Siccome per eleggere i Senatori occorrono 25 anni, non mancate alle elezioni dei Deputati!
Se non avete le idee chiare, se i vostri genitori e i vostri amici non vogliono o non sanno darvi indicazioni, consultate i siti dei partiti su internet, navigate tra i blog di tutte le tendenze e, quest'ultima settimana, non perdete le trasmissioni televisive e radiofoniche, gli incontri e i comizi che si tengono nella vostra città: diventate cittadini a pieno titolo con il privilegio di poter scegliere chi vi deve governare.
Per scegliere è necessario conoscere.
Voglio brevemente ricordare le principali riforme e i provvedimenti del Governo uscente che riguardano in particolare voi giovani, tralasciando i programmi futuri che saranno illustrati questa settimana.
La riforma più importante è la legge Biagi che favorisce l'occupazione e rende più flessibile il mercato del lavoro.
L'abolizione delle imposte di successione e sulle donazioni consente agli eredi di non pagare tasse in caso di lutto familiare o nel passaggio di beni in ambito parentale.
L'aumento delle pensioni minime gratifica i vostri nonni, ma è di buon auspicio per il vostro lontano futuro.
La riforma della Scuola e della docenza universitaria consente vari percorsi formativi per ottenere un diploma o una qualifica professionale, porta a 18 anni il diritto/dovere all'istruzione e formazione, introduce lo studio dell'inglese e dell'informatica sin dalle elementari e riordina i concorsi per cattedre universitarie eliminando nepotismi e privilegi. Il sostegno alla scuola paritaria, l'aumento delle risorse per la ricerca e il bonus per l'acquisto di un computer, rendono la nostra Istruzione in linea con gli standard europei.
L'abolizione del servizio militare obbligatorio, cari giovani, vi rende liberi di scegliere una professione ben retribuita che era un obbligo mal pagato.
La patente a punti ha salvato molte vite ( giovani soprattutto ) e la legge antifumo nei locali pubblici rende migliore l'aria che respiriamo e più consapevoli i fumatori.
I bonus fiscali, le detrazioni e le deduzioni di cui i vostri genitori usufruiscono per i figli a carico, consentono di avere più soldi in tasca da spendere.
Finanziamenti per il Sud e incentivi per l'occupazione permettono ai giovani meridionali di trovare più facilmente lavoro senza dover andare lontano da casa.
Nessun Governo ha fatto tanto anche grazie al fatto che è rimasto in carica cinque anni ( record assoluto). Vi garantisco che è stato il migliore dal dopoguerra e sono convinto che nei prossimi cinque anni, se vorrete votarlo, saprà fare ancora meglio.
Grazie per l'attenzione e per la fiducia.
A loro desidero rivolgermi per consigliarli di andare a votare.
Siccome per eleggere i Senatori occorrono 25 anni, non mancate alle elezioni dei Deputati!
Se non avete le idee chiare, se i vostri genitori e i vostri amici non vogliono o non sanno darvi indicazioni, consultate i siti dei partiti su internet, navigate tra i blog di tutte le tendenze e, quest'ultima settimana, non perdete le trasmissioni televisive e radiofoniche, gli incontri e i comizi che si tengono nella vostra città: diventate cittadini a pieno titolo con il privilegio di poter scegliere chi vi deve governare.
Per scegliere è necessario conoscere.
Voglio brevemente ricordare le principali riforme e i provvedimenti del Governo uscente che riguardano in particolare voi giovani, tralasciando i programmi futuri che saranno illustrati questa settimana.
La riforma più importante è la legge Biagi che favorisce l'occupazione e rende più flessibile il mercato del lavoro.
L'abolizione delle imposte di successione e sulle donazioni consente agli eredi di non pagare tasse in caso di lutto familiare o nel passaggio di beni in ambito parentale.
L'aumento delle pensioni minime gratifica i vostri nonni, ma è di buon auspicio per il vostro lontano futuro.
La riforma della Scuola e della docenza universitaria consente vari percorsi formativi per ottenere un diploma o una qualifica professionale, porta a 18 anni il diritto/dovere all'istruzione e formazione, introduce lo studio dell'inglese e dell'informatica sin dalle elementari e riordina i concorsi per cattedre universitarie eliminando nepotismi e privilegi. Il sostegno alla scuola paritaria, l'aumento delle risorse per la ricerca e il bonus per l'acquisto di un computer, rendono la nostra Istruzione in linea con gli standard europei.
L'abolizione del servizio militare obbligatorio, cari giovani, vi rende liberi di scegliere una professione ben retribuita che era un obbligo mal pagato.
La patente a punti ha salvato molte vite ( giovani soprattutto ) e la legge antifumo nei locali pubblici rende migliore l'aria che respiriamo e più consapevoli i fumatori.
I bonus fiscali, le detrazioni e le deduzioni di cui i vostri genitori usufruiscono per i figli a carico, consentono di avere più soldi in tasca da spendere.
Finanziamenti per il Sud e incentivi per l'occupazione permettono ai giovani meridionali di trovare più facilmente lavoro senza dover andare lontano da casa.
Nessun Governo ha fatto tanto anche grazie al fatto che è rimasto in carica cinque anni ( record assoluto). Vi garantisco che è stato il migliore dal dopoguerra e sono convinto che nei prossimi cinque anni, se vorrete votarlo, saprà fare ancora meglio.
Grazie per l'attenzione e per la fiducia.
L'aria è cambiata. Mario Sechi
http://www.mariosechi.net/2006/04/03/laria-e-cambiata/
La rimonta del Cavaliere e il problema delle tasse
La rimonta del Cavaliere e il problema delle tasse
Mi consenta quattro consigli. Maurizio Belpietro
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=79073
I suggerimenti a Berlusconi del direttore del Giornale per il confronto con Prodi
I suggerimenti a Berlusconi del direttore del Giornale per il confronto con Prodi
Dov'è questa crisi? Vincenzo Merlo
http://www.ragionpolitica.it/testo.5250.dov_questa_crisi.html
I numeri veri della crisi: quella che vede solo la sinistra
I numeri veri della crisi: quella che vede solo la sinistra
Legge Biagi? Io ci pago il mutuo. Valentina Meliadò
Da precaria in piena regola, sono stanca di sentir parlare della Legge Biagi come causa delle incertezze e delle paure dei giovani italiani rispetto al futuro. Tanto per cominciare la scelta delle parole ha la sua rilevanza: «precarietà» al posto di «contratto a termine» o «flessibilità» contiene un giudizio negativo e suggerisce l'idea di uno stato permanente. Ed anche la dicitura - usata spesso dal centrosinistra - di «Legge 30» invece che «Legge Biagi» contiene in sè un'ipocrisia, perché, omettendo il nome di colui che, ideandola, ha firmato la sua condanna a morte, si cerca di denigrarla creando una distanza che non esiste tra ciò che la legge effettivamente è, e ciò che Marco Biagi avrebbe voluto che fosse.
Se il centrosinistra predilige la terminologia più vaga è solo perché la Riforma del lavoro è uno dei capitoli più controversi del programma dell'Unione, che rispecchia la diversità di posizioni al suo interno. Tutta la sinistra radicale vorrebbe abolirla in toto, Ds e Margherita solo riformarla, mentre da Confindustria parte il monito a non toccarla e, in questo contesto, l'ambiguità dei leader dell'Unione impedisce di farsi un'idea chiara sul futuro di questa legge in caso di vittoria dell'attuale opposizione. Intanto, però, le si spara grosse: è meglio la precarietà o lo stare a casa? La precarietà, grazie, perché io (ma certo non solo io) ci pago le rate del mutuo, vivo comunque un'esperienza lavorativa, «ingrasso» il mio curriculum, vedo sento e parlo con tanta gente, vengo a conoscenza di notizie, fatti e cose che standomene a casa forse non saprei, e tutto questo aumenta considerevolmente le mie possibilità di trovare in futuro un lavoro magari più vicino ai miei desideri, o semplicemente meglio retribuito e più garantito.
Si vedrà, ma intanto non mi abbrutisco e non passo la giornata ad arrovellarmi e disperarmi. Tutto questo astio della sinistra nei confronti della legge Biagi poi è proprio fuori luogo; fu il pacchetto Treu della precedente compagine governativa ad introdurre la flessibilità in Italia, e fu una cosa buona, ma mentre i Co.Co.Co non prevedevano alcuna garanzia relativa alla maternità, le ferie e l'assistenza sanitaria, la legge Biagi è un considerevole passo in avanti in questo senso, senza contare che i tipi di contratti che prevede non si possono reiterare a vita, e quindi buona parte si trasformano, in un certo arco di tempo, in occupazioni stabili.
La sinistra non è credibile quando asserisce che il governo Berlusconi ha fatto della flessibilità (una sorta di male necessario) una condizione permanente; è una sciocchezza smentita dai dati del Sole24Ore di qualche giorno fa, secondo cui in Italia la percentuale di lavoro precario si attesta sotto il 12%, soglia invece superata sia da Francia che Gran Bretagna, per non parlare della Spagna tanto cara alla sinistra radicale, che vanta una percentuale più che doppia rispetto all'Italia. Il lavoro è certamente un diritto che un qualsiasi governo deve cercare di facilitare e tutelare. Ma il terrorismo psicologico sparso a piene mani contro la flessibilità è servito, negli anni, solo a rafforzare l'idea secondo cui i giovani, magari appena conclusi gli studi universitari, devono trovare un posto che duri tutta la vita, presumibilmente con le stesse garanzie di intoccabilità, a prescindere dei loro padri, che poi sono forse la causa principale dell'immobilismo e della difficoltà del mercato del lavoro italiano.
Non può più essere così perché, in un mondo globalizzato che produce nel segno della concorrenza, della capacità e dell'innovazione, i Paesi che non sono in grado di concorrere con gli altri affrontano crisi economiche che si ripercuotono sul livello di vita di milioni di persone. Forse non è del tutto giusto, ma imbarcare il pianeta in qualche utopia alternativa al capitalismo mi sembra poco probabile - oltre che poco auspicabile - e dunque la meritocrazia dovrà per forza fare il suo ingresso nel mercato del lavoro. Soprattutto in quello italiano, perché lavorare è un diritto, ma lavorare bene è un dovere, e cambiare mentalità rispetto all'idea secondo la quale lo Stato deve provvedere a tutte le nostre esigenze, da quando nasciamo a quando moriamo, è necessario.
Qualcuno avrebbe dovuto dirlo anche ai giovani francesi; essere licenziabili per due anni se si è minori di 26 (ma in quanti hanno conseguito la laurea al compimento del ventiquattresimo compleanno?) non è un insulto e men che mai presuppone una vita da precari. È un esperimento che potrebbe aiutarli ad acquisire le conoscenze e l'esperienza necessarie per essere non solo occupati, ma anche utili. A se stessi, alla propria famiglia, ma anche al lavoro ed alla collettività. Lo Stato ha molte pecche, mille lacune, innumerevoli colpe, ma la legge Biagi è una scelta sacrosanta e deve rimanere un punto fermo. Parola di precaria doc.
Se il centrosinistra predilige la terminologia più vaga è solo perché la Riforma del lavoro è uno dei capitoli più controversi del programma dell'Unione, che rispecchia la diversità di posizioni al suo interno. Tutta la sinistra radicale vorrebbe abolirla in toto, Ds e Margherita solo riformarla, mentre da Confindustria parte il monito a non toccarla e, in questo contesto, l'ambiguità dei leader dell'Unione impedisce di farsi un'idea chiara sul futuro di questa legge in caso di vittoria dell'attuale opposizione. Intanto, però, le si spara grosse: è meglio la precarietà o lo stare a casa? La precarietà, grazie, perché io (ma certo non solo io) ci pago le rate del mutuo, vivo comunque un'esperienza lavorativa, «ingrasso» il mio curriculum, vedo sento e parlo con tanta gente, vengo a conoscenza di notizie, fatti e cose che standomene a casa forse non saprei, e tutto questo aumenta considerevolmente le mie possibilità di trovare in futuro un lavoro magari più vicino ai miei desideri, o semplicemente meglio retribuito e più garantito.
Si vedrà, ma intanto non mi abbrutisco e non passo la giornata ad arrovellarmi e disperarmi. Tutto questo astio della sinistra nei confronti della legge Biagi poi è proprio fuori luogo; fu il pacchetto Treu della precedente compagine governativa ad introdurre la flessibilità in Italia, e fu una cosa buona, ma mentre i Co.Co.Co non prevedevano alcuna garanzia relativa alla maternità, le ferie e l'assistenza sanitaria, la legge Biagi è un considerevole passo in avanti in questo senso, senza contare che i tipi di contratti che prevede non si possono reiterare a vita, e quindi buona parte si trasformano, in un certo arco di tempo, in occupazioni stabili.
La sinistra non è credibile quando asserisce che il governo Berlusconi ha fatto della flessibilità (una sorta di male necessario) una condizione permanente; è una sciocchezza smentita dai dati del Sole24Ore di qualche giorno fa, secondo cui in Italia la percentuale di lavoro precario si attesta sotto il 12%, soglia invece superata sia da Francia che Gran Bretagna, per non parlare della Spagna tanto cara alla sinistra radicale, che vanta una percentuale più che doppia rispetto all'Italia. Il lavoro è certamente un diritto che un qualsiasi governo deve cercare di facilitare e tutelare. Ma il terrorismo psicologico sparso a piene mani contro la flessibilità è servito, negli anni, solo a rafforzare l'idea secondo cui i giovani, magari appena conclusi gli studi universitari, devono trovare un posto che duri tutta la vita, presumibilmente con le stesse garanzie di intoccabilità, a prescindere dei loro padri, che poi sono forse la causa principale dell'immobilismo e della difficoltà del mercato del lavoro italiano.
Non può più essere così perché, in un mondo globalizzato che produce nel segno della concorrenza, della capacità e dell'innovazione, i Paesi che non sono in grado di concorrere con gli altri affrontano crisi economiche che si ripercuotono sul livello di vita di milioni di persone. Forse non è del tutto giusto, ma imbarcare il pianeta in qualche utopia alternativa al capitalismo mi sembra poco probabile - oltre che poco auspicabile - e dunque la meritocrazia dovrà per forza fare il suo ingresso nel mercato del lavoro. Soprattutto in quello italiano, perché lavorare è un diritto, ma lavorare bene è un dovere, e cambiare mentalità rispetto all'idea secondo la quale lo Stato deve provvedere a tutte le nostre esigenze, da quando nasciamo a quando moriamo, è necessario.
Qualcuno avrebbe dovuto dirlo anche ai giovani francesi; essere licenziabili per due anni se si è minori di 26 (ma in quanti hanno conseguito la laurea al compimento del ventiquattresimo compleanno?) non è un insulto e men che mai presuppone una vita da precari. È un esperimento che potrebbe aiutarli ad acquisire le conoscenze e l'esperienza necessarie per essere non solo occupati, ma anche utili. A se stessi, alla propria famiglia, ma anche al lavoro ed alla collettività. Lo Stato ha molte pecche, mille lacune, innumerevoli colpe, ma la legge Biagi è una scelta sacrosanta e deve rimanere un punto fermo. Parola di precaria doc.
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