Governo forte e responsabile o al voto
Care amiche, Cari amici,
siamo davvero tanti e da quel
che vedo siamo già tutti pronti per una nuova campagna elettorale, e questa
volta per vincere alla grande, per vincere davvero. Questa, come sapete, si
chiama Piazza del Popolo.
Ma da oggi possiamo chiamarla Piazza del Popolo
della Libertà.
Grazie di cuore di essere qui con me, con noi, tutti
insieme a rappresentare l’Italia degli italiani di buona volontà, l’Italia degli
italiani di buon senso, l’Italia degli italiani di buona fede. L’Italia che
lavora e che produce, l’Italia delle donne e degli uomini liberi che vogliono
restare liberi.
Siamo il Popolo della Libertà. Siamo noi il Popolo della
Libertà, e abbiamo come religione la libertà, abbiamo come prima e assoluta
missione la difesa della libertà.
E anche per questo siamo qui oggi,
tutti insieme, ad esercitare un nostro assoluto diritto, garantito da tutte le
democrazie, quello di manifestare in piazza per protestare contro ciò che non ci
piace, che non ci pare giusto, che non accettiamo, o a favore di ciò che
vogliamo e che ci appare sacrosanto.
Ci avevano dati per
agonizzanti, invece ecco qui sotto un sole caldo di primavera e in una delle
piazze più belle del mondo:
- un popolo che combatte contro la crisi
economica e sociale;
- un popolo che sa amare, sa ammirare, sa creare, e
rinnega nella vita di ogni giorno la logica dell’invidia e della rabbia.
Noi siamo l’Italia della passione, che si batte per le proprie idee
nelle piazze come nelle istituzioni, nel lavoro quotidiano, nell’impresa. Siamo
anche quelli che sanno ridere e sorridere, che sanno combattere la malinconia di
una crisi mondiale grave e duratura con la logica dell’intelligenza, e con la
volontà dell’ottimismo e della speranza.
Davvero, siamo tantissimi…Lo
sapete che non avevo mai visto tanti “impresentabili” tutti insieme?
Ci
dicono che siamo impresentabili, ineleggibili, collusi, in realtà noi siamo
l’Italia migliore e siamo anche la maggioranza dell’Italia , siamo
tantissimi.
Prima di ogni cosa, credo che dobbiamo mandare un saluto e un
abbraccio, ai nostri due Marò, a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che il
Governo Monti ha pensato bene, dopo tante parole, di rispedire in India. E’ una
cosa grave e incredibile: un grande Paese non deve questo, non può abbandonare i
suoi uomini. E noi non possiamo consentire che l’Italia sia umiliata e
ridicolizzata. E non possiamo consentire che ciò avvenga da parte di chi - come
Monti - raccontava di avere ridato credibilità al nostro Paese. Domandiamo ai
signori del Governo Monti: questa è la vostra credibilità?
Quella
della loro credibilità era una grande balla. La balla del secolo. Non sono mai
stati più credibili di noi, semmai erano e sono stati sempre supini alla
Germania e agli altri Paesi e ora anche all’India.
Allora, come voi
sapete bene in questi giorni c’è stato un giro di consultazioni con le forze
politiche, e verrò tra poco alle mie osservazioni sull’incarico precario che è
stato dato ieri al signor Bersani. Ma prima, volevo fare anch’io le mie
consultazioni, chiedendo subito un parere a voi, perché il vostro è il parere
che mi importa.
Vi domando:
1. Siete contenti della campagna
elettorale che abbiamo fatto?
2. Siete orgogliosi di come io mi sono battuto
nelle piazze e nelle sfide televisive? Da Santo? Da Floris? Dalla
Annunziata? Dalla Gruber? Sapete, c’è qualcuno che mi dice che non devo più
chiamarli comunisti, ma non è colpa mia…Non sono io che vedo comunisti da tutte
le parti: sono loro che sono comunisti e stanno da tutte le parti…E infatti,
andando negli studi televisivi, ho visto così tanti comunisti che mi sono venuti
gli occhi rossi e pure la congiuntivite…
3. Ancora Siete soddisfatti della
nostra fantastica della nostra rimonta in campagna elettorale?
4. Pensate
che un grande Paese come l’Italia possa essere governato senza numeri da vecchi
militanti di quel Pci, che è diventato Pds, che è diventato Ds, che è diventato
Pd, ma che non è cambiato mai?
5. Siete convinti che, se tornasse al voto,
vinceremmo noi, sia alla Camera che al Senato?
6. Allora siete pronti a
tornare in campagna elettorale per dare all’Italia un Governo solido, capace e
liberale?
E Ma allora Se siete tutti pronti, allora Vi comunico chesono
pronto anch’io…Sì, sono pronto anch’io a combattere insieme a voi una grande
battaglia per la libertà e per una nuova Italia.
Parliamo un pò degli
altri Ma l’avete visto in questi giorni Bersani? Prima del voto, era convinto di
avere già vinto senza gareggiare. Aveva in mano da due mesi la lista dei
ministri, con Rosy Bindi in testa. Diceva che era in vantaggio di 12 punti,
diceva che la nostra rimonta era falsa e che gli serviva il binocolo per
vederci. Adesso è trascorso un mese dal voto, e nessuno ha avuto ancora il
coraggio di dirgli che le elezioni non le ha vinte.
Oddio, qualche
sospetto ce lo deve avere anche lui.
Ha la faccia di uno che ha cercato
di smacchiare un giaguaro e il giaguaro lo ha ridotto male molto male…
Ma
ci sono anche altri che stanno combinati anche peggio.
Lo
vogliamo mandare tutti insieme un saluto a Gianfranco Fini, devo dire che la
vosdtrea e una reazione rozza ed efficace quindi mandiamo a lui e a tutto il suo
che dopo “soli” 30 anni lascia il Parlamento? Un saluto a lui e a tutto il suo
club di gentiluomini…Ma poi guardate che in fondo, credo che a Montecarlo non se
la passi così male…
Un saluto anche a Casini, che tutte le sere ci
spiegava in tv che eravamo noi a sbagliare, che non capivamo il Paese, che la
soluzione era Monti. Vi diciamo Caro Pierferdinando, bisogna saper ascoltare
la gente. E se tu avessi ascoltato la tua gente, avresti capito che non dovevi
dividere lo schieramento dei moderati alternativi alla sinistra, e fare così
l’interesse della sinistra…
E un nostro vero rammarico è proprio questo:
come hai potuto fare un errore così grave contro i tuoi elettori e anche contro
te stesso? Come hai potuto non vedere cosa sarebbe successo?
E poi un
saluto a Di Pietro…Avevamo sostenuto per anni che le sue erano braccia rubate
all’agricoltura…Ora possiamo finalmente restituirlo all’agricoltura, sperando
che non faccia troppi danni anche lì.
E poi ve lo ricordate Ingroia,
l’eroe del Guatemala? A proposito…Ci sono in piazza amici della Valle d’Aosta?
Dove siete? Eccoli là…Allora, vi do una notizia…Visto che Ingroia ha perso le
elezioni e vuole tornare in magistratura, ma siccome si era candidato in tutta
Italia tranne la vostra Regione, hanno pensato bene di mandarlo da voi in Valle
d’Aosta…Ho un’indiscrezione sulla prima inchiesta che farà: sarà sugli
stambecchi del Parco del Gran Paradiso…Ha già un sacco di intercettazioni, e ha
anche uno stambecco pentito che ha rilasciato le prime confessioni…Presto sarà
intervistato da Santoro e Travaglio…Sia lui, sia lo stambecco…
E
poi un saluto a Grillo, che ieri è andato da Napolitano travestito da dittatore
dello Stato libero di Bananas…Lo sapete che cosa combina oggi? Una bella visita
ai cantieri dell’alta velocità accompagnato da un po’ di distinti signori amici
suoi (anarchici, no-Tav, centri sociali …). Intanto, è un primo atto da
onorevoli, perché vanno lì come parlamentari, e sfruttando un privilegio da
parlamentari…Vorrei chiedere a Bersani: ma che fai? I nuovi ministri delle
infrastrutture e magari anche degli interni li scegli tra quei gruppettari là?
E’ così che pensi di guidare e governare uno dei Paesi più importanti del
mondo?
Fatti questi doverosi “saluti”, vengo alle cose importanti su cui
dobbiamo ragionare insieme.
1. Siamo qui e cominciamo con una denuncia e una
proposta.
La denuncia politica riguarda la sinistra, che, forte della sua
antica professionalità nelle sezioni e negli scrutinii elettorali, si è
guadagnata uno 0.3% in più di voti, e, con questo 0.3, ha osato mettere le mani
sulle Presidenze di Camera e Senato come se le istituzioni fossero tutte quante
“cosa loro”. E ora puntano a fare lo stesso con la Presidenza della Repubblica.
Dico qui, forte e chiaro, che sarebbe una specie di golpe, che sarebbe un atto
ostile contro metà e oltre del Paese.
Bersani aveva detto prima del
voto: se anche prendessi il 51%, mi comporterei come se avessi preso il 49%.
Bene, non ha preso né il 51 né il 49, ma solo il 29, eppure si vuole sequestrare
il 100% delle cariche istituzionali. E’ inaccettabile.
E’
inaccettabile che l’Italia sia uno dei pochissimi Paesi occidentali dove la
massima carica dello Stato sia decisa, nel chiuso di qualche stanza buia e
fumosa, da tre o quattro capipartito, alle spalle degli elettori.
Il
Capo dello Stato non lo possono decidere Bersani, Vendola e Monti riuniti a casa
loro, magari indicando Romano Prodi. Un Presidente tutto meno che
superpartes.
Lo volete uno come Prodi? Il Capo dello Stato lo dovrebbero
decidere 50 milioni di italiani, democraticamente, al termine di una campagna
elettorale aperta, libera e trasparente.
Per questo noi proponiamo (e
nella scorsa legislatura siamo riusciti a far approvare questa riforma solo al
Senato, purtroppo), che si passi all’elezione popolare diretta del Capo dello
Stato, come accade in America o in Francia.
Ma anche ora in attesa di
questa riforma non è assolutamente pensabile che, con un colpo di mano, sempre
aggrappandosi allo 0,3% di cui parlavo prima, questi signori pensino di imporci
uno di loro, magari uno dei più estremisti di loro, per 7 anni.
Questa
volta, con il Presidente del Senato di sinistra, con il Presidente della Camera
di sinistra, con il Presidente del Consiglio di sinistra, il Capo dello Stato
deve essere un moderato, un liberale di centrodestra !
Questo è un
sacrosanto diritto dei 10 milioni di italiani che noi rappresentiamo e che non
possono essere esclusi da tutte le più alte istituzioni.
2. La seconda
questione è la più importante. Vedete, io ho fatto la campagna elettorale
pensando ai problemi veri degli italiani:
-fermare il bombardamento di
tasse;
-creare le condizioni per avere nuovi posti di lavoro;
-fermare il
mostro chiamato Equitalia;
-abolire l’Imu per il futuro e restituirla per il
passato.
Bene, un minuto dopo il voto, questi signori hanno fatto
sparire queste questioni reali, e hanno messo sul tavolo questioni che non hanno
nulla a che fare con le emergenze del Paese:
-il conflitto di
interessi
-la legge anticorruzione
-il falso in bilancio
-la caccia
alle poltrone istituzionali di cui ho detto poco fa
-e perfino, roba da
matti, la questione lunare della mia presunta ineleggibilità, cosa con la quale
vorrebbero provare a mettere fuori gioco il leader di 10 milioni di italiani,
eletto 6 volte al Parlamento, e già 4 volte Presidente del Consiglio.
Sono irresponsabili. Sono fuori dalla realtà perché non sanno
ascoltare la sofferenza del Paese.
Non capiscono il dramma degli
imprenditori.
Non capiscono il dramma dei disoccupati, con i livelli
record della disoccupazione, in particolare di quella giovanile.
Non
capiscono l’incubo di chi riceve lettere e cartelle minacciose da parte
dell’Agenzia delle Entrate.
Non capiscono il dramma di chi vuole fare
impresa e deve fare i conti con una burocrazia oppressiva, che toglie tempo e
risorse, che ti fa andar via la voglia di realizzare qualcosa di nuovo.
Vi sembra normale?
In un mese dopo il voto, avete mai sentito Bersani
pronunciare la parola “crescita”? La parola “sviluppo”? Niente di niente, come
se il problema fosse solo quello di togliere di mezzo il signor Berlusconi.
Scherzano con il fuoco, e non capiscono che poi, perfino per un grande
Paese come il nostro, possono materializzarsi rischi gravi, magari anche scenari
pericolosissimi per il risparmio privato delle famiglie, come sta accadendo a
Cipro.
E ora si aggiunge, in questo contesto, l’altro marziano, Grillo,
che parla di “decrescita felice”. Ma, ditemi voi: avete mai visto qualcuno che
si impoverisce ed è felice?
Qualcuno che sorride mentre perde il suo
lavoro, il suo risparmio, la sua dignità?
Che poi, detta da uno come
Grillo che non vive certo di stenti, la cosa sa anche di grande presa in giro e
di offesa agli italiani…
E ciò nonostante, Bersani lo insegue, lo prega,
gli va appresso, e tenta con i voti dei grillini di mettere insieme i numeri che
non ha…
Direte voi: si tratta di una orribile compravendita di
parlamentari…No: si chiama scouting.
Direte voi: si tratta di un
ribaltone antidemocratico…No: si chiama scouting.
Direte voi: ma come,
Bersani si esprime sempre in un emiliano simpatico e verace? Noooo! Bersani si è
internazionalizzato, è diventato English, è diventato British, e parla di
scouting con una pronuncia ineccepibile.
Mamma mia, se ripenso a tutto
quello che ci hanno riversato contro quando qualche parlamentare del gruppo
misto è venuto da noi!
No, sono davvero degli ipocriti, sono sepolcri
imbiancati.
Se e quando alcuni deputati hanno deciso liberamente di
passare con il centrodestra, loro ci hanno accusato di compravendita, se invece
passano a sinistra per eleggere il Presidente del Senato e magari far nascere il
governo Bersani allora per loro si tratta di “scouting”.
Vedete che ho
ragione io, sono sempre gli stessi, è la doppia morale comunista.
A
questo punto, voglio essere molto chiaro, ribadendo la mia fiducia nella
saggezza e nell’equilibrio del Presidente Napolitano.
Delle due l’una.
Se per caso, dopo l’incarico precario ricevuto ieri sera, Bersani e il Pd
insisteranno con questo tentativo assurdo di Governo senza numeri, di Governo di
minoranza, sappiano che la nostra opposizione sarà durissima, senza sconti, in
Parlamento e nelle piazze, in mezzo alla gente che soffre per la crisi che loro
non vedono.
Se invece non combineranno nulla, se non ci riusciranno,
allora l’essenziale è che non facciano perdere tempo al Paese, che non facciano
melina. Si torni subito al voto, e si restituisca la parola agli italiani. Noi
siamo assolutamente pronti.
Bersani sta ripetendo
l’errore-orrore di Monti: pensare al suo interesse e alla sua salvezza e non
all’interesse e alla salvezza del Paese.
Dice “no” a un patto con noi:
l’unica soluzione che le urne hanno indicato come possibile.
Il PD invece
è da sempre e ancora accecato dall’invidia e dall’odio contro di noi, contro il
ceto medio, contro i cosiddetti benestanti, contro chi con il lavoro, con il
sacrificio, con il rischio imprenditoriale è riuscito a crearsi una piattaforma
di benessere per sé e per i suoi figli.
A loro non importa:
Che
le fabbriche, piccole e medie imprese e negozi chiudano in massa
1.
Che ci siano tre milioni di disoccupati.
2. Che tre milioni e mezzo di
italiani siano nella miseria assoluta.
3. Che sette milioni di
italiani siano sulla soglia della povertà.
4. Che i pensionati non
arrivino alla seconda settimana del mese.
5. Che 40 giovani su 100 non
abbiano lavoro e che in tanti abbandonino l’Italia perché hanno perso ogni
speranza.
6. A loro non importa che le famiglie siano oppresse dalle
tasse e dagli aumenti delle bollette.
7. Che i contribuenti siano
vessati da Equitalia che si comporta con loro come il rappresentante di uno
Stato ostile e nemico.
8. Che le imprese siano prigioniere di una
camicia di forza costituita da tutti i vincoli e le autorizzazioni preventive
della burocrazia che non le lascia operare.
9. Che le banche prestino
soldi alle imprese con sempre maggiore difficoltà perché hanno subito un
incremento pericoloso del totale dei crediti irrecuperabili.
10. Che
la produzione industriale e i consumi siano caduti ai livelli di 20 anni
fa.
11. Che il debito pubblico superi i duemila miliardi.
12. Che
gli investimenti esteri in Italia siano ridotti al lumicino.
Per loro, per questi marziani irresponsabili spinti solo dal desiderio di
potere, dall’invidia e dall’odio sociale i problemi urgentissimi, non più
rinviabili del nostro paese, sono altri, sono il conflitto di interesse, il
falso in bilancio, la legge anticorruzione pensando così di colpire il nemico
Berlusconi.
Le facciano pure queste leggi. Il loro problema è quello di
aumentare l’Iva sui prodotti di lusso per i ricchi e di togliere l’Imu solo a
chi ha pagato sino a 500 euro e così moltiplicarla per quattro a tutti gli altri
e - perché no - fare anche una bella patrimoniale, di 40 miliardi che sul piano
economico è impossibile, ma e’ così demagogica e fa tanto chic.
Il
problema è quello di tenersi ben strette le banche, come hanno fatto
egregiamente da sempre col Montepaschi, e semmai, notte tempo, assottigliare i
conti correnti degli italiani con un prelievo forzoso.
Ma tutto questo si
può fare solo togliendo prima di mezzo Berlusconi che ai loro occhi ha una
grande colpa, un grande torto, quello di non aver consentito da 20 anni a questa
parte a loro, ad una minoranza illiberale e prepotente di prendere il potere e
fare il bello e il cattivo tempo.
Ancora tre mesi fa pensavano che i
giochi fossero fatti: hanno sottovalutato la forza di questo popolo, la forza
del Popolo delle Libertà, la forza dei nostri ideali, dei nostri programmi: e,
se permettete, anche del suo leader e si sono messi a giocare con le figurine:
qui ci mettiamo questo, qui ci mettiamo quello, questo ministero a lui, questa
banca a te, quell’authority a me, e così via: dai provveditori agli studi, agli
ambasciatori, ai direttori generali dei ministeri, dalle grandi aziende di
stato, ai vertici delle forze dell’ordine e delle forze armate, dovunque perché
questo è il potere che amano e che vogliono.
Erano pronti alla grande
abbuffata. Poi si sono svegliati e sono caduti dal letto. Accecati dalla loro
sete di potere, non si erano neppure accorti che al loro fianco cresceva una
forza, il Movimento 5 stelle, che si alimentava col malcontento popolare,
agitando slogan semplici e demagogici: un vaffa…. per tutti, No alla Tav, No di
qui, No di là, e altre amenità che hanno fatto facilmente presa, perché era ed è
protesta allo stato puro, senza alcuna proposta seria per rilanciare
l’Italia.
Tanto è vero che, incamerati tantissimi voti, l’unica cosa che
Grillo non vuole, per ora, è governare, perché punta al 100 per 100 per guidare
un governo monocolore e lo dichiara pure al Capo dello Stato…vi ricorda
qualcosa?
In questa situazione Bersani che fa? Si rivolge a chi è
responsabile, a chi rappresenta l’Italia che lavora, a chi ha dato infinite
prove di serietà e di capacità, cioè alla forza dei moderati, a noi, al Popolo
della Libertà?
No, nemmeno per sogno. Si rivolge proprio a Grillo, che
per tutta risposta dice no, lo sbeffeggia e lo manda a quel paese 3-4 volte al
giorno.
Bersani allora decide - come dicevo - di fare “scouting”, spera
che questi turisti della politica nell’albergo a 5 stelle, questi ospiti
improvvisati della politica, che vengono in massa dalla sinistra, scappino di
mano a Grillo e possano dargli i numeri per far nascere un esecutivo che avrà
come primi obiettivi quelli che abbiamo visto prima, e già che ci siamo, magari
dichiarare ineleggibile Berlusconi che è la trovata degli ultimi giorni.
Dopo la catastrofe Monti, noi abbiamo messo a punto un programma di riforme e di
grande rilancio dell’economia, con al primo posto l’abbassamento della pressione
fiscale che è insopportabile sulle famiglie e sulle imprese.
La nostra
ricetta liberale per uscire dalla recessione e rilanciare l’economia. E’ una
ricetta che ha sempre funzionato e che in sintesi dice: Meno tasse sulle
famiglie, sulle imprese, sul lavoro producono più consumi, più produzione, più
posti di lavoro con la conseguenza di maggiori entrate nelle casse dello Stato
che recupera così quanto serve per aiutare chi è rimasto indietro.
Non ci
sono altre soluzioni per l’Italia.
Altrimenti non c’è che il voto.
Intanto una cosa è certa:
tutti i temi che abbiamo affrontato nella
campagna elettorale sono diventate altrettante proposte di legge, che stiamo per
depositare alla Camera e al Senato. Già martedì prossimo, a Montecitorio e a
Palazzo Madama, depositeremo le prime quattro proposte:
- per la
detassazione totale delle nuove assunzioni, a favore di giovani o di
disoccupati;
- per il pagamento dei debiti dello Stato verso le
imprese;
- per l’abolizione dell’Imu sulla prima casa e sui terreni
agricoli, e per il rimborso dell’Imu pagata nel 2012;
- per una radicale
revisione dei poteri del mostro chiamato Equitalia.
Se fossimo stati, o
se fossimo al Governo, avremmo fatto esattamente le stesse cose. Per noi, i temi
centrali sono e restano quelli che importano davvero agli italiani, alle
famiglie e alle imprese.
Gli altri chiacchierano, noi continuiamo a
lavorare per il grande cambiamento.
Noi, diversamente dagli
altri, non abbiamo dovuto cambiare idee e obiettivi. Per noi resta decisivo
sconfiggere le tre oppressioni: l’oppressione fiscale, l’oppressione
burocratica, l’oppressione giudiziaria. Dell’oppressione fiscale, abbiamo
già detto, ma voglio aggiungere qualcosa. Con pazienza, per mesi, abbiamo
cercato di limitare l’effetto debilitante delle politiche fiscali negative di
Monti, che non condividevamo, e alla fine abbiamo suonato lo squillo di tromba
della riscossa: sfido chiunque a dimostrare che questo squillo non sia stato
udito in ogni parte d’Italia e che non sia risultato per molti milioni di
italiani un discorso liberatorio, lucido e rigorosamente costruito
nell’interesse del paese che tutti amiamo.
Le banche devono riprendere a
erogare il credito. La pubblica amministrazione deve onorare i suoi debiti con
sollecitudine. La domanda interna di beni e servizi deve crescere
rigogliosamente. Lo Stato deve fare un passo indietro abbassando il carico
fiscale abnorme che impone su cittadini, imprese e lavoro. Le sole esportazioni,
che sono una delle maggiori glorie della nostra capacità di crescere, non
bastano a rimettere in moto il Paese.
L’Europa della moneta unica non è
nostra nemica. Nostro avversario è l’egoismo dei poteri nazionali, la boria di
chi si sente egemone e non riesce a ragionare in una logica cooperativa e
davvero sopranazionale. Noi italiani siamo un pilastro, con francesi e tedeschi,
della costruzione europea, e abbiamo tutta l’autorità per rivendicare con
fermezza la ripresa di politiche espansive, la rimobilitazione di capitali, di
lavoro e di tecnologie allo scopo di aumentare il prodotto e la ricchezza
sociale che si producono nell’area dell’euro.
Noi avvertimmo per primi i
rischi per la bassa produttività, per l’economia stagnante, per l’incapacità di
stimolare, anzi di frustare, il cavallo dell’economia in Italia e in Europa. Non
siamo stati ascoltati. Un presidente del Consiglio ha poteri limitati.
In
certi casi può soltanto denunciare, dire le cose come stanno, ma le leve
operative gli sfuggono. Soprattutto se ha una maggioranza ristretta o, comunque,
un fronte di opposizione che è fatto non tanto dai partiti che hanno perso le
elezioni quanto da magistrati, mass media e lobby influenti interne ed
estere.
Quanto all’oppressione burocratica, siamo qui per affermare la
necessità della riduzione della macchina dello Stato. Una macchina che non
soltanto costa ad ogni cittadino italiano il 30% in più di quel che costano gli
altri Stati ai loro cittadini, ma che ci impedisce di intraprendere, di
lavorare, di sentirci liberi cittadini di uno Stato che ci garantisce e ci
protegge, invece che cittadini di uno Stato che ci è ostile o addirittura
nemico.
Ma siamo qui anche per dire basta all’uso della giustizia come
arma contro gli avversari politici. I magistrati non devono soltanto essere
imparziali, devono anche apparire imparziali. Per questo vogliamo affermare il
diritto di un cittadino e ancor più di chi è stato eletto dal popolo a chiedere
e a ottenere la revoca e la sostituzione di un PM o di un giudice che militi in
una corrente della magistratura ideologizzata e politicizzata, che lo considera
un nemico politico e usa contro di lui l’arma della Giustizia per combatterlo e
danneggiarlo.
Oggi non voglio parlarvi delle assurde vicende giudiziarie
di cui sono oggetto, perché tutto il tempo deve essere dedicato ai vostri
problemi, ai problemi dell’Italia, mentre una sinistra irresponsabile gioca con
le sorti del Paese.
Però lasciatemi dire che solo io potevo resistere a
tutte le false accuse e a tutto il fango che mi è stato gettato addosso in
questi anni; solo io potevo resistere al dolore che queste vicende provocano e
alle straordinarie spese sostenere.
La riforma della giustizia deve
essere fatta per tutti i cittadini. Perché non accada a nessuno ciò che è
accaduto a me in questi anni.
Intercettazioni, perquisizioni, visite
fiscali, testimoni intimiditi e maltrattati, migliaia di udienze fissate anche
di sabato in Tribunali deserti.
Le nostre leggi, i disegni di legge che
depositeremo sono per voi, per tutti i cittadini per difendervi e per rafforzare
la magistratura sana che ogni giorno rende un grande servizio al Paese.
Noi non vogliamo una magistratura che sia succube della politica.
La
magistratura deve essere libera.
Ma libertà non significa
arbitrio.
La magistratura non deve essere al di sopra del popolo ma deve
dispensare giustizia in nome del popolo.
Non può, senza mandato popolare,
far cadere governi o decidere le leggi che il Parlamento deve approvare o non
approvare.
Quando un magistrato decide di fare politica tramite il suo
ruolo, utilizzando la toga che indossa, è un fatto gravissimo che incide sulla
libertà di tutti noi.
È come se l’arbitro di una partita di calcio fosse
un giocatore di una delle due squadre in campo.
Ciascuno di voi ben
comprende come in tal modo la partita venga falsata e la sconfitta dell’altra
squadra sia più che sicura.
È contro questa situazione che noi dobbiamo
impegnarci.
Vedete, qualcuno parla di Berlusconismo, qualcun altro ha
detto che Silvio Berlusconi non è più solo il nome di una persona, ma è il nome
di una storia. Permettetemi di dirlo: la nostra storia.
E’ il nome di
chi ha avuto la forza e il coraggio di contrapporsi a una sinistra illiberale,
che concepisce solo la demonizzazione dei suoi avversari, e la loro eliminazione
politica o addirittura fisica.
E’ il nome di chi ha voluto e saputo
aggregare la maggioranza degli italiani che non vogliono questa sinistra, unendo
i cattolici e i laici, i liberali, i riformatori, i modernizzatori, tutti i
cittadini che vogliono il cambiamento.
E’ il nome di chi non si è arreso
alle aggressioni, ma ha risposto moltiplicando ad ogni agguato l’amore per la
democrazia e la passione per la libertà.
E’ il nome di un italiano che
non ha paura, che non si è fatto e non si farà intimidire, e che tanti italiani
hanno riconosciuto e riconoscono come guida in una battaglia nell’interesse di
tutti. Questo italiano è qui davanti a voi, e si impegna a continuare la sua
storia insieme alla vostra.
Siamo qui, più forti di prima e, ringraziando
il cielo, siamo diversi da loro, che sanno solo invidiare e disprezzare, che
hanno perso la speranza e gli ideali, e sono posseduti da una forza che è solo
negativa e distruttiva. Ma il nostro amore e le nostre convinzioni, le nostre
idee e le nostre speranze, sono più forti del loro odio.
Non riusciranno
a toglierci la parola, il pensiero, il legame che ci unisce a milioni di altre
donne e uomini che condividono la nostra stessa passione per la libertà.
C’è una frase di Gandhi che mi ha commosso: “Prima ti ignorano, poi ti deridono,
poi ti combattono, poi vinci”.
Sono sicuro che sarà così anche per noi.
Lotteremo in Parlamento per difendere il voto di 10 milioni di italiani.
Ma saremo anche nelle piazze, nelle strade, con la gente. E oggi, da questa
piazza, vogliamo dare inizio a un nuovo modo di fare politica, per far vivere
insieme la democrazia rappresentativa e la democrazia diretta, il Parlamento e
la partecipazione.
Siamo donne e uomini responsabili. Ma non possiamo
accettare che la democrazia e la libertà siano calpestate da chi vorrebbe
annientare gli avversari politici per via giudiziaria.
Non possiamo
accettare che la democrazia e la libertà siano calpestate da chi vorrebbe
cancellare il voto e i diritti fondamentali di un terzo degli italiani.
Noi non lo consentiremo.
Sentiamo parlare di vecchie alchimie e di doppi
binari, magari per conquistare anche la Presidenza della Repubblica.
Non
ci stiamo.
O si fa un governo forte che coinvolge in un momento così
grave tutte le forze politiche responsabili nell’interesse del Paese, oppure si
va al voto.
Non ci sono alternative.
In ogni caso noi saremo in
campo e ci impegneremo con rinnovata energia, con la stessa passione di sempre e
ancora di più, con la nostra inestinguibile voglia di lottare per la libertà.
Forza Italia, viva l’Italia, viva la Libertà.
Vi abbraccio uno ad
uno