lunedì 16 marzo 2009

Lo scandalo del Premio Grinzane è una débacle culturale della sinistra. Carlo Panella

Dario Franceschini farebbe bene a occuparsi del destino infausto a Giuliano Soria e del Premio Grinzane Cavour e con lui non sarebbe male riflettessero sulla politica culturale della sinistra anche D’Alema, Veltroni, Rutelli e altri. Una riflessione –ma di segno ben diverso, dovrebbero fare anche i dirigenti del Pdl. Naturalmente, non lasceremo neanche per un istante una posizione fermamente garantista nei confronti di Giuliano Soria, dipinto oggi come un ladro e un mostro, con tali fosche tinte che il personaggio, così diabolicamente tratteggiato, ci ispira ormai un moto di umana simpatia. Altrettanto naturalmente, non possiamo non esprimere il nostro disagio per gli articoli che leggiamo su molte testate. In particolare, ci colpisce amaramente la Stampa che ieri ha scaricato su Soria e sul suo premio una serie di accuse e contestazioni di una gravità estrema, oltre lo sbeffeggio. Siamo lettori attenti del quotidiano di Torino e mai, ripetiamo, mai, abbiamo letto un rigo di critica, anche solo un appunto –forse siamo distratti- nei confronti di Soria e del suo Grinzane. Al contrario, abbiamo sempre letto puntuali cronache –senza ombra di contestazione- per tutti gli eventi organizzati dal Grinzane. Ma ora –solo ora- che Sorià è in galera, si aprono le cateratte dell’indignazione, delle critiche le più feroci, delle prese di distanza più ferme. Le avessimo lette mesi o anni fa, quando Soria era l’operatore culturale più potente del Piemonte, idolo dell’intelligentsja della gauche piemontese, le avremmo trovate più condivisibili.
Ma veniamo al punto: il centro più rilevante di questa vicenda non sono le malversazioni, ma il “modello culturale” del Grinzane, che è stato un classico evento “di sinistra” e che anzi, per due decenni, è stato proprio il simbolo della concezione della sinistra culturale piemontese “sul territorio”.
Il “modello” Soria era duplice: una premiopoli infinita, una dispensazione dissennata di premi, prebende, ospitalità lussuose, viaggi pagati, consulenze, cachet a intellettuali e giornalisti rigidamente del mondo del “politically correct” e una ferrea, voluta separazione dalla gente, dagli abitanti, dal territorio. Pochi lo sanno, ma gli abitanti di Alba (il castello di Grinzane dista 5 chilometri), così come quelli di Bra e Fossano, non potevano entrare nella sala del Grinzane, che celebrava peraltro spesso i suoi fasti a Torino, Parigi, New York o altrove. Gli autori premiati, le celebrità invitate, non partecipavano ad alcun incontro con i tanti lettori o amanti della cultura delle Langhe. Anzi, se ne stavano ben rinchiusi nella minuscola saletta del castello che fu di Cavour, con presenze rigidamente limitate ai pochi, pochissimi invitati. Un assurdo tale che Soria si è poi inventato il premio surrogato “Alba Pompeia”, di serie B o C, che assegnava in sale gremite peraltro per di più da studenti lì trasportati in pullman dalle scuole. Un vero e proprio “mordi e fuggi”, letteralmente privo di alcun senso culturale.
Soria, beninteso, non è di sinistra, ma ha sempre avuto un sesto senso straordinario per vellicare i più triti luoghi comuni della sinistra: i suoi premiati, i suoi invitati –tranne pochissime eccezioni- rappresentavano solo e unicamente la cultura di sinistra –spesso di estrema sinistra- italiana e mondiale. Una sinistra da passerella, la traduzione in ambito letterario delle famose Figurine Panini che Walter Veltroni aveva deciso di allegare all’Unità, una sinistra futile, autoreferenziale, chiusa in sé stessa, che celebra –e con che lussi- i suoi fasti, le sue superbie, le sue sicurezze.
Se malversazioni vi sono state –attenderemo l’esito del processo per indignarci- sono state il prodotto non della “disonestà” di Soria, ma proprio dall’essenza di questo modello culturale, dalla scandalosa massa di denaro che ogni evento muoveva e che versava nelle tasche degli “eletti”.Se denunce di queste malversazioni non vi sono mai state (e per più di vent’anni!), è perche tutti, ma proprio tutti i premiati, le loro corti e sovente anche i giornalisti, avevano da guadagnare –magari solo una cena a tartufi e Barbaresco- dal chiudere gli occhi, da non farsi domande.
Insomma, Soria rappresenta la fine ingloriosa, e anche il tradimento più spietato, del disegno togliattiano di politica culturale della sinistra. Di quel progetto è rimasto solo il tratto distintivo: l’egemonia, intesa non come capacità di persuasione e di produzione del meglio, ma come volontà di comando e di esclusione.
Infine, due parole sul centrodestra: questo fenomeno distorto ha anche un’altra causa: non solo la delega, ma l’abdicazione completa e totale del centrodestra dall’agone culturale, dalle battaglie e dall’impegno per fornire ai piemontesi –in questo caso- l’accesso alla produzione letteraria. Le giunte regionali di centrodestra hanno lasciato che Soria e il suo modello di sinistra della cultura si affermasse, straripasse, costituisse l’unica attività culturale sul territorio (ad eccezione dell’ottimo salone del Libro di Torino, naturalmente). Non ha da essere fiero di questo abbandono.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

il buco dell'ozono: colpa della sinistra

la crisi mondiale?anche?


quando Mr Panella scriverà un piccolissimissimo articolo sulle porcate che avvengono ANCHE nel centrodestra?

spero mai, pena perdere il posto

INGINOCCHIATEVI DAVANTI AL PADRONE

minnanon ha detto...

Chi è servo vede servi e padroni dappertutto, perchè è la sua immaginazione ad essere schiava, schiava di riflessi condizionati che giudica come servi chi non dice e pensa come lui.
Quello che si critica è un modo di concepire la cultura come se questa possa mai essere considerata appannaggio di una sola parte. E' invece questo un modo sicuro per auto ghettizzarsi rinchiudendosi in un piccolo recinto, nuotare in un piccolo laghetto auto referenziale ben separato dal vasto mare della Cultura con la C maiuscola che, per definizione non può avere confini. L'errore di base è stato considerare che la cultura nel suo insieme possa essere di sinistra e che quindi tutto ciò che non fosse riconoscibile come tale non potesse essere considerato cultura.
Che c'entra il buco nell'ozono,la crisi o che so io la fame del mondo?

Anonimo ha detto...

Chi è servo vede servi e padroni dappertutto, perchè è la sua immaginazione ad essere schiava, schiava di riflessi condizionati che giudica come servi chi non dice e pensa come lui.


lascia stare i baci perugina, se invece vuoi fare il filosofo questo blog non fa per te

minnanon ha detto...

eh già,
brucia sentirsi dire una verità che non ci piace, vero?
questo Blog a me piace molto
e ci scrivo come e quando mi pare, finchè resto nei confini della buona educazione, come ho già detto ad un altro anonimo in un altro post, oppure eri sempre tu? Lo stile "democratico" sembra lo stesso anche se è difficile dirlo quando non ci si firma e ci si nasconde nel buio.

Anonimo ha detto...

azzo ma sei proprio pesante, fai il figo solo perchè ti destreggi con la lingua italiana, a piombo come sei messo?

Minnacchion

minnanon ha detto...

"fai il figo perchè ti destreggi con la lingua italiana"
da quando in qua saper parlare è una colpa? Scusami, se a te questo dà fastidio è un problema tuo e solo tuo, e non è il solo problema se l'unico dialogo di cui sei capace tu è l'offesa, come non hai mancato di dimostrare ancora una volta; se il tuo lessico è limitato, così come la tua capacità di argomentare, non è certo colpa degli altri, sarà per questo che ti nascondi strisciando nel buio dell'anonimato, per la vergogna?