venerdì 16 ottobre 2009

Il feticcio del diverso. Gabriele Cazzulini

Il naufragio della legge sulla cosiddetta «omofobia» è soltanto l'ultima manifestazione di uno spirito avvelenato che sta contagiando la vita italiana. Ad ogni elemento, oggettivo e soggettivo, che in qualche modo contrasti con l'identità e le tradizioni viene automaticamente assegnato il massimo valore. E' un paradosso, ma di fronte all'affacciarsi, spesso prepotente, di rivendicazioni di diritti da parte di elementi estranei all'identità italiana, la reazione dominante delle forze laiche e di sinistra è sempre la solita: carta bianca. Può essere lo straniero, chiunque esso sia. Può essere anche colui, o colei, che ripudia la propria identità sessuale biologica, per ogni motivo possibile. Si vede nel caso dell'immigrazione clandestina, con l'opposizione, e non solo quella politica, che è finita con l'adorare, l'idolatrare, il difendere sempre e comunque lo straniero, trasfigurato in una vittima dei mali moderni. Idem per l'omosessualità, che viene considerata come il bersaglio di discriminazioni costanti e che perciò va ricompensata in modo acritico.

Se il parlamento non approva la legge sull'omofobia, allora è un parlamento omofobo che odia i «diversi» - così come il governo che cerca la sicurezza dei cittadini è subito marchiato come razzista e xenofobo. La paura, la fobia, diventano le determinanti che fanno scattare reazioni politiche esagitate, rabbiose, sconclusionate. E' il mito del «diverso», chiunque esso sia. E la paura del diverso è così incontrollata che, invece di reagire per trovare un compromesso equilibrato, si finisce per cedere a priori. Porte aperte all'immigrazione, tolleranza sbracata verso qualunque culto religioso, sovra-rispetto per l'omosessualità. Facile: è una mentalità di comodo per scaricare il barile della responsabilità per scelte davvero difficili. C'è una diversità. La reazione? Assimilarla, accoglierla a braccia aperte e magari collocarla sul piedistallo. Non importa come, chi, e soprattutto a spese di chi.

Chiunque osi muoversi contro è nemico dei diritti e portatore di una visione culturale retrograda e antimoderna. L'importante è che quella diversità, quel diverso, non creino problemi. La vera paura di fondo è scoprire la propria vacuità di fronte alla diversità - ecco lo scacco matto che i paladini della diversità vogliono inutilmente eludere. Ovviamente c'è anche una traduzione politica quando una minoranza, per quanto ristretta, pretende di sostituirsi alla maggioranza. La politica non è solo numeri e voti; è anche l'identità, cioè corpo e spirito, di un popolo, con le sue contraddizioni e le sue zone d'ombra, così come coi suoi punti di forza. Il compromesso è l'inizio e non la fine, ma l'armistizio è una catastrofe. Cioè: nessuno intende escludere o discriminare le minoranze. Ma neppure lasciare che le minoranze, di qualunque tipo, surclassino la maggioranza.

Alla fine della storia la stessa idea del «diverso» è un feticcio. E' un'idea priva di realtà, quindi è un'ideologia. E' una costruzione del pensiero. Un'invenzione. Orfani del comunismo, i comunisti devono trovarsi un surrogato: ecco il feticcio della diversità, che chiama in causa i «nuovi diritti», un'altra foglia di fico con cui coprire la nudità culturale dei nipotini della falce e il martello, ridotti ad impugnare la felce e il mirtillo. Nessuno è diverso. Siamo tutti uguali. Razza umana. Basta coi ghetti e basta con la mentalità del ghetto e della segregazione volontaria - la diversità non è una rendita politica e identitaria, altrimenti diventa una maschera. Facile dirsi diversi per pretendere diritti che non sono altro che protezioni speciali. Perciò l'accanimento contro l'omofobia vale tanto quanto la discriminazione: sono entrambe estremizzazioni di una diversità che, ai fini della legge e della biologia, non esiste. Sì, così crolla il castello di carte che ospita l'ideologia del diverso e spinge a retrocedere di fronte ad esso, invece che a guardarsi negli occhi. Il vero coraggio è uscire dalla propria diversità immaginata e confrontarsi su un piano paritario. Questa falsa diversità non è da usarsi come scudo o come lama per colpire. Sennò si passa dal subire antiche discriminazioni all'infliggerne di nuove per spirito di vendetta e rivalsa. Non è così che si lavora per l'integrazione delle novità. Chi cerca la guerra ha già perso. (Ragionpolitica)

4 commenti:

acchiappabufale ha detto...

A proposito di questo , non vi deve esser sfuggita l ultima proposta dei finiani sull ora di religione islamica a scuola.
VERGOGNA !!!

Il progetto di Urso per evitare le scuole coraniche
«Ora di religione islamica»
La nuova proposta dei finiani
Introdurre nelle scuole pubbliche e private, un’ora di religione islamica, alternativa a quella cattolica

ASOLO (Treviso) — L’ora di religione? Cattolica, ma an­che islamica. L’idea è del vice­ministro Adolfo Urso, che propone l’introduzione nelle scuole pubbliche e private di una nuova materia, facoltati­va e alternativa a quella catto­lica, per evitare di lasciare i piccoli musulmani «nei ghet­ti delle madrasse e delle scuo­le islamiche integraliste». Si parla molto di Islam ad Asolo e non potrebbe essere diver­samente, visto che qui si svol­ge il workshop «Le nuove po­litiche per l’immigrazione», seconda edizione dei «Dialo­ghi asolani», laboratorio di confronto bipartisan animato dalle Fondazioni FareFuturo e ItalianiEuropei e dai rispetti­vi politici di riferimento, Gianfranco Fini e Massimo D’Alema.«Eccoci qui ad Asolo, nel covo di congiurati», scherza Lucia Annunziata, riferendo­si ai timori di un patto tra­sversale che scardini l’attuale maggioranza e rivolgendosi all’intervistato Beppe Pisanu. «Domani ne arrivano altri due», risponde a tono l’ex mi­nistro. Che naturalmente ne­ga complotti: «Se il dialogo non viene praticato neanche nel buio di questa crisi, c’è davvero da temere per l’avve­nire del Paese».

PER ATTIRARE NELLE SCUOLE I RAGAZZI MUSULMANI - E il dialogo parte, con il segretario gene­rale di FareFuturo Urso: «Po­trebbe essere utile, per attira­re nei nostri istituti i ragazzi musulmani, prevedere un’ora di storia della religio­ne islamica». E gli insegnan­ti? Saranno imam? «Dovreb­bero essere docenti ricono­sciuti, italiani che parlano in italiano. Al limite anche imam, a patto che abbiano i requisiti e che siano registrati in un apposito albo. Stiamo parlando di insegnanti reclu­tati con criteri pubblici». Nel documento di ItalianiEuro­pei, a cura di Marcella Lucidi, sul tema ci si tiene più sul va­go, auspicando «una riflessio­ne non occasionale» e chie­dendo un insegnamento che «promuova la conoscenza del­la cultura e della religione di appartenenza dei ragazzi e delle loro famiglie». Urso ri­lancia anche l’idea di «classi miste temperate» e dice no al velo negli uffici pubblici.

NORME SULL'IMMIGRAZIONE - Ma è soprattutto sulle nor­me per l’immigrazione che si colgono grandi punti di con­vergenza. A leggere il paper di FareFuturo, a cura di Valen­tina Cardinali, si coglie subi­to un dissenso netto dalle po­sizione leghiste: «No a scon­tri di civiltà e no alla strumen­talizzazione delle paure». Ma si nota anche una divergenza con Silvio Berlusconi, che ha dichiarato di essere contrario a un Paese «multietnico»: «L’Italia già da alcuni decenni è senza dubbio un paese mul­tietnico » spiega il dossier. Fa­reFuturo cita il progetto di legge bipartisan Granata-Sa­rubbi e lancia alcune propo­ste: cittadinanza dopo cinque anni, in cambio di esame di lingua e test di cultura, dirit­to di voto amministrativo, status giuridico a 10 anni per i figli di immigrati nati in Ita­lia, meno discrezionalità del­l’atto di concessione. Non che FareFuturo rinneghi le politiche di contrasto del go­verno, a partire dal reato di clandestinità e dai respingi­menti: «Ma sono solo una fac­cia della medaglia - spiega Ur­so - . Servono anche integra­zione e cittadinanza e dobbia­mo allargare le maglie sui flussi».Il dossier di ItalianiEuropei concorda in alcuni punti (cit­tadinanza, diritto di voto), in altri va oltre (cittadinanza su­bito ai figli degli stranieri na­ti in Italia) e lancia il concetto di «cittadinanza sociale», chiedendo di svincolare il per­messo di soggiorno dalla du­rata del contratto di lavoro. Non è escluso che oggi, pre­senti D’Alema e Fini, si ponga­no le basi per arrivare a un do­cumento congiunto.

Anonimo ha detto...

imparato molto

Anonimo ha detto...

La ringrazio per Blog intiresny

Anonimo ha detto...

imparato molto