giovedì 9 luglio 2009

Si pubblichino le foto della ressa dei giornalisti per i gadget... Il Velino OreSedici

Ci permettiamo di avanzare una piccola richiesta: chi le ha, renda disponibili e consenta di pubblicare le foto di un episodio eloquente, avvenuto ieri a L’Aquila, e - ovviamente - quasi silenziato dalla stampa “mainstream”.

Dunque, pare che, nell’apposito gazebo, si sia verificata una specie di rissa e di ressa tra i giornalisti accalcati per accaparrarsi i gadget del G8. È servito l’intervento della Guardia di Finanza, raccontano alcuni testimoni, per riportare tutti alla calma.

Una storia minore e di colore, si dirà. Vero: ma istruttiva e da tenere a mente per il futuro.

13 commenti:

Anonimo ha detto...

A proposito di "certa stampa":

Intercettazioni sui vip: ai tabloid di Murdoch sanzione da 1,2 milioni

Londra - Intercettazioni illegali ai telefoni dei vip. Il gruppo editoriale che fa capo a Rupert Murdoch ha pagato oltre un milione di sterline in patteggiamenti extragiudiziali. Il pagamento è stato fatto per "appianare cause legali che minacciavano di rivelare le prove di ripetuti coinvolgimenti di giornalisti del gruppo nell’uso di metodi criminosi per ottenere informazioni" su personalità note della politica, dello spettacolo e dello sport. Secondo il Guardian il patteggiamento riguarda in particolare tre casi che, se finiti in tribunale, avrebbero fatto emergere come giornalisti del gruppo di proprietà del magnate australiano si sarebbero rivolti a investigatori privati che a loro volta avrebbero intercettato sms di numerose personalità pubbliche e avrebbero ottenuto accesso in maniera illegale a informazioni personali, anche fiscali e bancarie.

Giornalisti coinvolti Secondo il Guardian potrebbero essere coinvolti nella vicenda anche Andy Coulson, attuale direttore della comunicazione per il leader conservatore David Cameron, che ai tempi dei fatti in questione era vicedirettore di News of the World, e Rebekah Wade, attuale direttrice del Sun e designata responsabile per le testate della società sempre di proprietà di Murdoch News International, che pubblica tra gli altri il Times. Il quotidiano sostiene che le rivelazioni pubblicate potrebbero portare a centinaia di azioni legali da parte di vittime del News Group e all’apertura di inchieste da parte della polizia su giornalisti del gruppo e i loro responsabili.

Inchieste insabbiate I casi che sarebbero stati insabbiati, scrive il Guardian, sono legati all’arresto nel 2007 di un giornalista di News of the World, Clive Goodman, condannato per aver "piratato" telefoni cellulari di tre dipendenti dei reali. In quella circostanza News International - la consociata proprietaria del Times - affermò che non era a conoscenza di altri giornalisti coinvolti e che Goodman aveva agito di sua iniziativa. Tuttavia, una fonte della Metropolitan police ha riferito al Guardian che "durante l’inchiesta Goodman era emerso che dipendenti di News Group si erano rivolti a investigatori privati per piratare migliaia di telefoni cellulari". Un’altra fonte informata ha detto al giornale che si trattava di "due o tre migliaia di telefoni".

I vip Sempre stando al Guardian, un investigatore privato che aveva lavorato per il News Group, venne incarcerato nel 2007 e ammise all’epoca di aver intercettato illegalmente i telefoni di cinque altri "bersagli" tra i quali Gordon Taylor, presidente del sindacato dei calciatori britannici, oltre a uomini politici e la modella Elle MacPherson.

Indaga la polizia La polizia ha aperto un’inchiesta sul gruppo editoriale di Murdoch. Il capo di Scotland Yard, Sir Paul Stephenson, ha riferito di aver chiesto al suo vice, John Yates, di "stabilire i fatti relativi al caso e di esaminare i dettagli". Stephenson ha aggiunto che il lavoro è in corso. "Precedenti dimostrano che facciamo esattamente quello che siamo tenuti a fare - ha detto ancora il capo di Scotland Yard - se c’è bisogno di indagare, allora indagheremo".

Così la legge In Gran Bretagna "piratare" i telefoni cellulari è considerato un reato sulla base della stessa legge che regola le intercettazioni telefoniche e altre forme di raccolta di informazioni, il Regulation of Investigatory Powers Act 2000, noto come Ripa. La norma stabilisce che le intercettazioni sono illegali salvo nel caso in cui siano effettuate dalla polizia o da servizi di intelligence dietro un preciso mandato e allo scopo di garantire la sicurezza nazionale, prevenire crimini gravi o salvaguardare l’economia del Paese. È inoltre considerato un reato ottenere accesso a informazioni in sistemi di comunicazione, come messaggi vocali, senza l’autorizzazione di un giudice. Non esistono deroghe all’accesso di dati esclusivamente da parte di polizia e intelligence.

Anonimo ha detto...

Leggo su tutti i giornali, l’Unità compresa, che “Di Pietro attacca il Quirinale”. Che, secondo Bondi, questo attacco segna la decisiva trasformazione dell’Idv in un “movimento a tratti antidemocratico”, ragion per cui “il Pd deve affrancarsi definitivamente e nettamente dall’Italia dei Valori”. Appello subito accolto da Dario Franceschini: “E’ intollerabile che Di Pietro coinvolga il Presidente della Repubblica nella polemica politica” anziché “essergli grato” come lo è già “tutto il Paese”.

Ingolosito, vado in cerca dell’attacco di Di Pietro al Quirinale. Dovrebbe essere sul suo blog. Dove, in effetti, si parla di Napolitano. Comincio a leggere, speranzoso: “Signor Presidente, lei sta usando una piuma d’oca per difendere la Costituzione dall’assalto di un manipolo piuttosto numeroso di golpisti”. Ma questo è un attacco al manipolo di golpisti, cioè al governo Al Pappone. Proseguo: “Oramai non è più evitabile lo scontro con un governo che ha agito esclusivamente nell’interesse di pochi, spesso di una sola persona, a colpi di fiducia, di cene carbonare, di vili attacchi verbali, negando la realtà, la crisi del Paese, insultando la dignità dei cittadini e usando la menzogna come strumento sistematico di propaganda”. Ecco, mi pareva: è un attacco al governo. Ma ora dovrà per forza arrivare anche l’attacco al Quirinale. “Non basta affidarsi al buonsenso della maggioranza…”. Niente da fare, nessun attacco al Quirinale. Torno indietro e rileggo tutto da capo. Impossibile che tutti i giornali abbiano preso un abbaglio. Nella fretta della lettura, dev’essermi sfuggita qualche espressione insultante, aggressiva, offensiva, diffamatoria, calunniosa contro Napolitano. Finalmente la trovo. Eccola: “Signor Presidente”. Parole grosse. Roba da querela.

VIVACOSSIGA

Rabia ha detto...

testking 642-825

Anonimo ha detto...

già dai una mano al berlusca non gli bastavano 5 canali televisivi, un gruppo editoriale intero e 4 giornali di cui due di famiglia.. fai bene a dargli la tua manina..

Anonimo ha detto...

So che non servirà a farti capire , però leggi attentam,ente questa intervista di coissiga.

Cossiga: "Per piacere agli inglesi Silvio cambi sarto"



Roma - Prima il «Times», poi la Bbc, ora spara anche il «Guardian». Presidente Cossiga, che sta succedendo? Il Regno Unito, o almeno i media inglesi, han dichiarato guerra a Berlusconi e al suo governo?
«Sono tutti all’attacco, non solo i giornali inglesi».

L’universo mondo, contro il leader della piccola Italia?
«Si può partire dall’interpretazione mercantile, anche se la gente non crede ai poteri economici: avendo ripudiato il marxismo perché lo collega ai gulag e allo stalinismo, vuole cancellare qualunque traccia dell’influenza dell’economia e del capitalismo, e dunque dimentica quanto già Marx diceva, cioè che i conflitti più duri non sono fra il padronato e il proletariato, come un tempo si chiamavano, bensì quelli dei capitalisti fra di loro».

Se l’obiettivo è il capitalista Berlusconi, chi sono gli altri capitalisti dello scontro?
«Non per nulla, Murdoch viene chiamato “lo squalo”. E quanti lamentano l’influenza di Berlusconi sulla stampa, non sanno che questa è una cosa normale. Quando gli addetti stampa di Churchill gli consigliarono di parlare col direttore di un grande giornale per accattivarselo, lui rispose che il Primo ministro di Sua Maestà britannica non parla coi giornalisti, parla con la proprietà. E non si può dire che Churchill non fosse un democratico. A me poi, fa anche un po’ ridere questa storia di Berlusconi “padrone della stampa”... A parte due o tre testate, la stragrande maggioranza dei quotidiani obbedisce ad altri padroni. Adesso, poiché bisogna dare una mano alla famiglia Fiat e a Marchionne, si sono un po’ calmati, ma altrimenti da Repubblica al Messaggero sono tutti contro di lui».

Non divaghiamo presidente, se ci fermiamo al cortile di casa nostra, ci impallinano.
«Non stiamo divagando, è che la gente è diventata talmente spiritualista che non crede più alla forza del denaro. E certamente Murdoch a Berlusconi l’ha giurata. Innanzi tutto gliel’ha giurata quando sperava che gli vendesse Mediaset e non l’ha fatto. Poi quando gli ha aumentato l’Iva mentre avrebbe preferito che la diminuisse a Mediaset. Non gli perdona il digitale terrestre, e soprattutto che la decisione di sfilare anche i canali Rai dalla piattaforma Sky sia stata presa dalla amministrazione nominata dal governo Prodi».

Anonimo ha detto...

La motivazione mercantile però non basta, a spiegare un attacco generale.
«L’altra questione è che Berlusconi si dà troppo da fare. Agli Stati Uniti, che costui si metta in mezzo a voler fare l’arbitro amichevole compositore, il mediatore, il paciere fra l’America e la Russia, non fa mica tanto piacere. Naturale che a Obama girino le scatole: ragazzino lasciaci lavorare. E che dovendo badare all’interscambio tra Italia e Iran, noi ci si impicci degli affari iraniani che Obama considera roba sua, anche questo rompe le scatole. Ma cosa vuole che importi a tutti costoro, anche alla signora Merkel - che pure ha avuto un’educazione seria, quella della Ddr e non si può escludere che sia stata collega e amica di Putin già quand’era residente a Lipsia del Kgb - della morale privata di Silvio?».

Compreso: sono strumenti di guerra.
«Sì, ragazzino lasciaci lavorare. Lasciaci lavorare tra israeliani e palestinesi, lasciaci lavorare con l’Iran e lasciaci lavorare anche con l’Unione europea. Così una parte è la causa mercantile, l’altra è la causa politica, e l’altra è il fatto di questo ragazzino che non fa parte dell’establishment, non ha una carriera politica come gli altri, non ha mai fatto il ministro di nulla. Infine ci sono gli italiani, che sono sempre contro i governanti del loro Paese».


E com’è che l’attacco parte dalla perfida Albione?
«In primo luogo perché lì c’è il Times, che è di Murdoch. Poi si deve tener presente che gli inglesi, dagli operai ai lord, sono tutti snob: e tutto si può dire, salvo che Berlusconi sia snob. Non per altro va in giro con un abito blu e un maglioncino nero, contravvenendo ad ogni canone dell’eleganza. Dovrebbe prendere un sarto inglese, mettere camicie a righine e mai bianche, ogni tanto la barba non curata, e mai, mai lo smoking nuovo. I lord inglesi sfoggiano smoking di quarta mano e fanno indossare le loro scarpe nuove alla servitù».

Più attenzione a queste cose e meno comunicati di vibrata protesta, è questo il suo consiglio?
«Tutte queste cose, nella politica contano più di quanto si creda. E soprattutto, ragazzino lasciaci lavorare».

Insomma, se ne stia calmo il nostro presidente del Consiglio, e forse l’Italia non sarà espulsa dal G8 come minaccia il «Guardian»?
«Ma via, ci espellono dal G8? A parte che questo G8 non conta nulla e lo ammettono tutti, ma a proposito sa che cosa ho appreso? Che questa mattina Franceschini è andato al santuario del Divino Amore e Franco Marini è andato in pellegrinaggio a Montecassino. Per invocare una scossa di terremoto, ma senza vittime. E l’amica direttore del l’Unità ha già pronta l’edizione straordinaria, dove spiega che il terremoto è colpa di Berlusconi».

di Gianni Pennachi.

Anonimo ha detto...

Come l'eroe di Stevenson, Giulio Tremonti vive due esistenze parallele. Di giorno il Dottor Jekill annuncia "mai più condoni" e scrive le 12 tavole della legge morale che deve dominare la finanza planetaria. Di notte Mister Hyde prepara uno scudo che consente agli evasori di rimpatriare capitali con un gigantesco salvacondotto tributario, penale e amministrativo.

Qual è il vero volto del ministro dell'Economia? E qual è la valutazione etico-politica che questo governo dà dell'infedeltà fiscale dei suoi governati? Alla vigilia del varo delle norme sul rientro dei capitali esportati e detenuti all'estero la confusione regna sovrana e ogni dubbio è legittimo. C'è una sola, incontrovertibile certezza. Le bozze in circolazione. Ultima tra tutte quella anticipata ieri da Repubblica, sono uno scandaloso insulto allo Stato di diritto, alla civiltà giuridica e all'equità sociale.

Le smentite di Via XX Settembre e Palazzo Chigi, per un verso confortano, per l'altro inquietano. Non basta negare l'esistenza di un testo "apocrifo", senza dire una sola parola chiara su cosa prevede l'originale. È noto da mesi che lo scudo fiscale al quale sta lavorando il governo contempla una forma, più o meno esplicita, di condono tombale. Per una ragione molto semplice: senza la cosiddetta "esclusione di punibilità" per gli illeciti tributari (come l'omessa dichiarazione o la dichiarazione fraudolenta) e per i reati penali (come il falso in bilancio o la bancarotta fraudolenta) l'operazione di rientro dei capitali esportati illegalmente rischia di rivelarsi un flop. Il bilancio pubblico piange: nei primi quattro mesi dell'anno le entrate tributarie sono crollate del 3,8%, pari a 4,3 miliardi di euro in meno rispetto al primo quadrimestre del 2008. Servono soldi, per contenere un deficit sempre più fuori controllo. I primi due scudi fiscali varati dal governo della Cdl nel triennio 2001-2003 sono un caso di scuola. Già allora non fu prevista alcuna forma di regolarizzazione fiscale. L'aliquota applicata ai capitali da far riemergere fu un obolo poco più che simbolico: il 2,5%. Risultato: rientrarono 43,2 miliardi di capitali, 29,8 furono regolarizzati ma rimasero all'estero e nelle casse dell'Erario finirono poco più di 2 miliardi.

Ora, da quanto e trapelato in questi mesi, il governo ha obiettivi più ambiziosi. Si punta a un gettito potenziale di 5 miliardi, attraverso un marginale aumento delle aliquote (tra il 5 e il 7,5%). Ma per ottenere il bottino non basta l'inasprimento della fiche di rientro. Questo governo (che ha già smantellato norme anti-evasione come la tenuta dell'elenco clienti-fornitori e la tracciabilità dei pagamenti) deve garantire agli evasori anche un nuovo "premio di rischio". Se fai rientrare i capitali non solo non ti punisco perché li hai nascosti, ma ti premio mettendoti al riparo dai pericoli di futuri accertamenti con una sanatoria pregressa estesa non solo alle persone fisiche, ma anche a quelle giuridiche. Questo è lo schema, al di là delle smentite di rito. E qui sta l'ennesima "legge porcata", per usare il linguaggio ruvido ma efficace di Antonio Di Pietro. In questi anni altri paesi, dal Belgio all'Irlanda, hanno varato i loro scudi fiscali. Ma in Germania il governo tedesco ha fissato un'aliquota del 25%. E in Gran Bretagna il governo inglese ha obbligato i contribuenti che riportavano in patria i capitali a rendere nota al fisco la propria identità, esponendosi all'alea dei controlli. Il governo italiano non ha lo stesso coraggio. Fa l'esatto opposto. Con la faccia feroce finge di minacciare gli evasori, con la faccia tosta gli perdona tutti i peccati. Questo, per usare una vecchia formula cara al ministro dalla doppia identità, si chiama "Stato criminogeno".

VIVACOSSIGA

Anonimo ha detto...

A furia di sentir ripetere dal cosiddetto ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e dal vero Guardasigilli, on. avv. Niccolò Ghedini, che "per la mafia la legge sulle intercettazioni non cambia nulla", un gruppo di delinquenti comuni di Palermo si sono lasciati travolgere dall'entusiasmo. Si son portati avanti col lavoro, senz'attendere il voto finale del Parlamento. E uno si è tradito. Così sono finiti tutti e cinque in galera il 22 giugno per associazione a delinquere finalizzata a varie truffe aggravate: "Spendevano nomi di persone defunte" per ottenere contratti di finanziamento da società finanziarie per la bellezza di 554 mila euro. Il 18 dicembre erano riuniti per organizzare i piani di battaglia, ignari di essere ascoltati. Uno, in verità, qualche dubbio l'aveva: "Allora possiamo parlare qua, giusto?". Un altro, che aveva colto al volo il senso della legge Alfano, ma aveva anticipato un po' i tempi, gli ha risposto: "Le microspie ci stanno per situazioni di mafia, qui noi stiamo parlando di truffe, quindi possiamo parlare". Ed è esploso in una sonora risata. Ma c'era poco da ridere.

Le microspie erano in agguato, la nuova legge non era ancora attiva. Se lo fosse stata, avrebbe avuto ragione lui. Non perché, in teoria, i giudici non possano più intercettare i truffatori (com'era nella prima versione della norma, che escludeva gli ascolti per tutti i reati con pene inferiori ai 10 anni, truffe incluse). Ma perché per tutti i reati, salvo mafia, terrorismo e sequestro di persona, per disporre le intercettazioni la nuova legge richiede "evidenti indizi di colpevolezza" su qualcuno: il giudice, in pratica, dovrà già conoscere il nome del colpevole. Nel qual caso, fra l'altro, non avrà più bisogno di intercettarlo. Di solito infatti si intercetta per scoprire il colpevole, non viceversa. Per le microspie, poi, il limite imposto dalla nuova legge è ancor più demenziale: l'intercettazione ambientale è consentita solo nei luoghi dove si sta commettendo un reato. E siccome la cimice serve proprio a scoprire se si sta commettendo un reato, è impossibile saperlo prima di averla piazzata.

Si dirà: se i truffatori fossero mafiosi, sarebbero intercettabili anche con la nuova legge.
Eh no, qui casca l'asino: nessuno può dire in partenza, inseguendo una truffa, se i suoi autori sono mafiosi o no. "Lo scopriremo solo vivendo", cantava Battisti. Nel nostro caso, intercettando. Ma la geniale coppia Ghedini-Alfano ha stabilito che il pm debba scoprirlo per scienza infusa, prima di intercettare. Mission impossible. Il nostro presunto truffatore, che ora è in carcere per troppa fiducia nel governo, va comunque ringraziato. Con quella frase lapidaria ("Stiamo parlando di truffe, quindi possiamo parlare") ha riassunto come meglio non si poteva l'assurdità psichedelica della legge, quasi immolandosi per fornircene una prova preventiva su strada. The future is now.

VIVACOSSIGA

Anonimo ha detto...

Questa è una presa per il culo...
Non ci vuole molto a capire che il 2 il 4 l ultimo e penultimo commento sono fatti dallo stesso provocatore
che si firma con il mio "nome" per dire cazzate...
di fronte a questo comportamento cosa dovrei dire , bravo, fai pure.....

VIVACOSSIGA

Anonimo ha detto...

Da ora in poi VIVACOSSIGA verrà usato solo ed esclusivamente per le interviste, gli scritti e gli interventi dell illustre senatore a vita,come questa qui sotto riportata ,tutto il resto sarà da considerarsi falso ed opera dell importunatore.

Con Reverenza

VIVACOSSIGA

Anonimo ha detto...

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VIVACOSSIGA

Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

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