venerdì 4 aprile 2008

Schede bianche, l'ultima truffa del centrosinistra. Felice Manti

Le elezioni sono numeri. E i numeri, a volte, raccontano una verità diversa da quella che ciascuno di noi si immagina. C’è un dato che conosciamo già. Tre schede bianche su quattro, nelle elezioni del 2006, sono svanite nel nulla. Scomparse. Non è chiaro se per scelta dell’elettore o se per qualche «manina» che in fase di spoglio le ha magicamente trasformate in schede valide, con tanto di voto. La certificazione del crollo, dopo il contestato risultato favorevole all’Unione, arrivò direttamente dalla Giunta per le elezioni 2006 di Camera e Senato: le schede bianche nelle ultime politiche furono il 74,2% in meno rispetto al 2001. E anche le schede nulle magicamente si dimezzarono: -44,2%. C’è un altro dato che la dice lunga: alle politiche del 2001, ogni regione aveva una «sua» percentuale di bianche compresa tra il 2 e l’8%. Questa volta, quasi ovunque, il dato medio è crollato intorno all’1,2%.

Ma c’è un dato sul quale forse non si è indagato a sufficienza. Il rapporto tra le bianche di Camera e Senato. Che non ha una spiegazione logica. Lo dicono i dati, campionati dal bolognese Maurizio Montanarini, un esperto in statistica con una laurea di Sociologia in tasca. Ma sono così chiari che li capirebbe anche un bambino. Le schede bianche votate al Senato in Italia sono state circa 458mila (l’1,34% del totale delle schede) mentre alla Camera 439mila (l’1,12%); pur essendo i votanti alla Camera più numerosi, circa 4 milioni in più, mancano più di 19mila schede bianche rispetto al Senato. Il 4,28% del totale. Strano, stranissimo. «È statisticamente impossibile che aumentino i votanti e calino le bianche», spiega lo studioso.

Ed è forse sintomatico che la maggiore variazione tra le schede bianche di Camera e Senato, nello studio realizzato da Montanarini, si trovi ad esempio nella città di Bologna, cuore della rossa Emilia-Romagna. Tra Camera e Senato, nel capoluogo emiliano, si sono registrate 1.662 schede bianche alla Camera e 1.898 schede bianche al Senato. La differenza è di 236 schede, pari al 12,43% del totale. A Castel Maggiore il dato aumenta al 16%, nel seggio di Pieve Centro sale al 22,6%, nel piccolo comune emiliano di Anzola dell’Emilia sale al 24,3%. In pratica, un dato cinque volte maggiore rispetto alla media nazionale. Molto lontano da quello di altre città «rosse» come Roma (7,72%), Imola (9,25%) e Napoli (9,56%), dove il dato è pari al doppio di quello nazionale. Al contrario, numeri alla mano, in altre città italiane prese in esame da Montanarini, il dato si ribalta. Le schede bianche tra Camera e Senato coincidono in proporzione, come nelle città più a destra come Verona, Vicenza o Catania.

Non basta. Visto che il voto alla Camera è più «giovane» di quello del Senato (solo chi ha compiuto 25 anni riceve la scheda per Palazzo Madama, ndr) è mai possibile che tra i ragazzi di età compresa tra i 18 e i 24 anni pochissimi, se non nessuno, abbia votato scheda bianca alla Camera? E ancora: è mai possibile che quei 19mila elettori abbiano votato scheda bianca al Senato e scelto un partito alla Camera? Improbabile, se non impossibile. E ancora: se la percentuale di schede bianche tra gli elettori delle due Camere fosse identica, cioè all’1,34%, le schede bianche alla Camera sarebbero 511mila. All’appello ne mancherebbero circa 72mila. Qui il Montanarini matematico si «trasforma» in sociologo e ragiona: «Non è possibile sostenere che tutte le bianche che mancano all’appello siano state «trasformate» in voti validi, anche in considerazione della differenza di età, istruzione e censo. È però ragionevole ipotizzare che almeno la metà, circa 35mila schede bianche, siano diventate voti validi alla Camera».

Alla Camera, già. Quella risultata decisiva per il premio di maggioranza dell’Unione, per appena 24mila voti. Lo 0,0047%. Quella che, secondo la legge, viene «spogliata» per ultima, dopo il Senato. E quella dove, a causa del premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale, si scatenano i maggiori appetiti delle coalizioni. È lo spoglio il momento clou, come ha detto più volte l’onorevole Mario Mantovani, che guida l’esercito dei 120mila difensori del voto del Pdl. Nella stragrande maggioranza dei casi, nei seggi le schede vengono rovesciate sul tavolo, divise a mucchietti in base alla tipologia (valida, bianca e nulla) e poi riconteggiate successivamente. Una procedura irregolare, visto che la legge prevede che uno scrutatore venga sorteggiato per lo spoglio, che lo stesso avvenga «una scheda alla volta», e che contestualmente l’esito venga verbalizzato, sia dagli scrutatori che da tutti i rappresentanti di lista. Perché è in questo momento che qualsiasi black-out nel conteggio, qualsiasi intervento esterno di uno scrutatore abile, qualsiasi errore nella verbalizzazione modifica l’esito del voto. Basta solo un voto, moltiplicato per 61mila seggi sparsi in tutta Italia, per far vincere chi ha perso. È allora che la democrazia di un Paese dipende dalle scelte di quattro scrutatori. È un lusso che va difeso. (il Giornale)

10 commenti:

Anonimo ha detto...

prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr!!! scusate ho un mal di pancia da ieri...

Anonimo ha detto...

Non e' magari che, come il cavalier banana ha sbandierato in piu' occasioni ai quattro venti, con la "semplificazione" (o di qua o di la') dovuta al porcellum era piu' facile votare?

Questo articolo, come del resto tutti quelli de Il Giornale, dimostra che li' non ci sono giornalisti bensi' zerbini dalle sembianze umane.

faber ha detto...

Una ne fa cento ne pensa, o forse una ne pensa e cento ne fa… Insomma, il Cavaliere non si dà tregua. Sfumata la sfacciata sicurezza di vittoria schiacciante manifestata per settimane, sono emersi i primi dubbi. Perciò, archiviata con scarso successo la battaglia per il ‘voto utile’ (contrastata anche dal Presidente della Repubblica e vanificata dai sondaggi), considerato che ad appena due settimane dal voto sono ancora troppi gli indecisi, ha architettato una nuova teoria. Ed ecco spuntare dal suo cilindro il coniglio del ‘voto disgiunto’: “Se proprio si vuole votare Casini, lo si faccia alla Camera, non al Senato”…
Dove con Casini si possono identificare tutti i cosiddetti ‘partiti nanetti’. Insomma, il leader del ‘partito contenitore’ si scopre improvvisamente generoso e magnanimo, accorgendosi che in queste elezioni non si presentano solamente PdL e PD, secca alternativa nella teoria del ‘voto utile’. Una strategia elettorale poco convincente, che cerca di sfruttare la scarsa conoscenza della tremenda legge elettorale e di confondere quei coraggiosi elettori che non intendono omologarsi alla costruzione del duopolio nella politica italiana, dove sarebbero eliminate differenze, identità, storie culturali e politiche nazionali. Questa volta, però, il consiglio potrebbe esser letto in maniera speculare ed il ‘voto disgiunto’ potrebbe rivelarsi un vero boomerang per il furbo Cavaliere. Un suggerimento per i più sensibili ed avveduti tra gli elettori del PdL, coloro che avessero a cuore le sorti di un sistema politico più equilibrato, che ritenessero opportuno non cancellare dallo scenario politico alcune importanti identità politiche, che non intendessero consegnare troppo potere nelle mani di questo ibrido ‘partito contenitore’, che volessero mettere alle calcagna dei prossimi governanti d’Italia qualche mastino da guardia. Proprio costoro, consapevoli che alla Camera la maggioranza berlusconiana sarà schiacciante (comunque per ottenere il premio di maggioranza basterà anche un singolo voto in più), potrebbero - pur mantenendo fermo il proprio voto pidiellino al Senato - siglare la propria scheda per la Camera a favore di quei partiti che maggiormente possono essere identificati come identitari e talmente incazzati da non voler diventare i vassalli del Cavaliere. Meditate gente, meditate... a metà aprile ci troveremo di fronte ad una scelta più importante di quel che appare...

DAL BLOG http://faber2008.blogspot.com/

Anonimo ha detto...

FABER

voto ai comunisti? MAI!
se non hai altri moccoli, vai a letto al buio!

faber ha detto...

Anonimo non ti vedo sereno..... e sopratutto ti vedo distratto. Guarda che oltre al PdL non esistono solo i comunisti. Prima di andare al letto (se preferisci con la luce) informati!!!

Anonimo ha detto...

FABER

Non è il momento di prendere allucinazioni. Un voto in meno al PDL potrebbe costare tutta la legislatura. Un voto andato ad una lista di dx, per es.-
E allora rischiare di mandare al governo la sx per un voto dato ad un partitino (anche se di dx)? Non vedo la convenienza.
E un governo di sx, mettila come vuoi, vuol sempre dire COMUNISTI.
PS
Vado a letto e spengo la luce.

faber ha detto...

E' da molto che non ti senti con Silvio??? Ci sono almeno 10 punti percentuali di vantaggio, cioè centinaia e centina di migliaia di voti di vantaggio... Perciò nessuno spreco, pensaci mentre sogni...

Anonimo ha detto...

faber ha detto...

Se tutti seguissero il tuo pensiero, dove si andrebbe a finire? ....

Anonimo ha detto...

da Il Giornale

Italia al voto, non fatevi imbrogliare
di Felice Manti

Italia in ginocchio, immondizia in Campania, boom di furti e delitti. E l’ultima scoperta:

165 miliardi bruciati in Borsa.

Sono questi i risultati del governo di centrosinistra. Da Prodi a Veltroni? Prima di andare al seggio,
leggete.
Seggi aperti: guarda lo speciale, come votare senza sbagliare

Vogliono farvi credere che il Pd non abbia nulla a che vedere con il governo Prodi e che Veltroni sia il nuovo.

Non fatevi imbrogliare, !!!!

sono sempre gli stessi: !!!!

quelli dell’indulto, delle tasse, della munnezza, dello stop alle grandi opere.

L’eredità del governo Prodi è stata raccolta dal leader del Pd Walter Veltroni.

Che negli ultimi giorni
ha insistito
per
ringraziare !!!!
il premier per il lavoro svolto da Palazzo Chigi negli ultimi 20 mesi. !!!!

E la continuità tra Prodi e Veltroni è confermata dalla

presenza di oltre il 90% dei membri del governo nelle liste del Pd. !!!!!!!!!
!!!!!!!!! (il NUOVO!!!!)

Ma qual è il vero bilancio di questi venti mesi? Il Giornale ha deciso di sintetizzarlo in dieci punti:

-una crescita economica che sfiora lo zero,
-famiglie in crisi,
-criminalità in crescita e
-giustizia in pieno caos.
-Mentre la scuola mostra le sue crepe, e
-le pensioni sono sempre più basse.
-La sanità ha i conti in rosso, soprattutto nelle regioni del Sud amministrate dal centrosinistra.
-Le riforme promesse dal governo, dalla devolution ai servizi pubblici, sono rimaste lettera morta.
-Le grandi opere sono un’utopia,
-mentre l’unica certezza è che il fisco è sempre più vorace grazie alle nuove aliquote Irpef decise dal viceministro dell’Economia Vincenzo Visco.

Ecco, punto per punto i danni di Prodi. Leggi

Crescita economica vicino allo zero.
Flop del cuneo fiscale
Famiglie in crisi nera, perso il 15% del potere d'acquisto
Boom di furti e delitti.
Stop alla Bossi-Fini,
allarme clandestini
Carceri piene nonostante l'indulto.
Toghe, riforma al palo
Studenti sempre meno preparati. Atenei a rischio lobby
Abolire lo "scalone" della Maroni costa 10 miliardi
Sanità, lunghe attese.
Regione rosse, conti fuori posto
Riforme, bluff su federalismo e costi della politica
Le grandi opere sono rimaste ferme
Aliquote Irpef più alte, inflazione petrolio mangiano gli stipendi
PS
Io nun me fo' frega'. Aho!

Antonio ha detto...

Per la cronaca nel 2006 non c'è nulla di strano nel fatto che ci siano state più schede bianche al senato rispetto alla camera,la spiegazione è che al senato molti elettori del CSX lasciarono la scheda in bianco rispetto alla camera perchè non trovarono il simbolo unitario dell'Ulivo.