sabato 30 ottobre 2010

La Predellina risponde a Severgnini. Anna Adornato

Se mai dovesse accadermi di riprodurmi e avere una piccola stirpe di nipotini, a loro come ai posteri cui lascerò le mie memorie, narrerò di quanto grandioso e assolutamente fondamentale sia stato Berlusconi per le sorti dell’Italia.


1) E' come le cucine, il più amato dagli italiani: segretamente ognuno vorrebbe essere Silvio Berlusconi, e anche quelli che lo odiano, gli augurano ogni male o che “si arrabbiano“, nel tinello di casa loro sognano di essere come lui, che è l’epifania della Cenerentola dei giorni nostri. Di umili e modeste origini, ha reinventato se stesso e creato un impero dal niente, costruito case, città, televisioni, dato lavoro a centinaia di migliaia di famiglie, fermato gioiose macchine da guerra pericolosamente alla ribalta e tutto nell’arco di una sola vita. Berlusconi è un’eterna promessa di riscatto in formato uomo.

2) Lo sanno tutti che anche i santi peccavano sette volte al dì: a parte la difficile applicabilità pratica dei comandamenti evangelici, uno ha il dovere di condannare pubblicamente condotte palesemente ingiuste ed immorali anche se non sempre gli riesce di essere uno stinco di santo, il tutto nella serena consapevolezza di essere peccatore in attesa del perdono del buon Dio.

3) Per un gaio individualismo non statalmente vessato: contrariamente a quanto disse una volta uno, non è che le tasse siano una cosa bellissima, se poi le inasprisci non è che l’effetto sia assai dissimile dall'incoraggiare ancor più l’evasione fiscale; in generale poi, evitare di far percepire lo Stato come nemico (che resta convenzione e artificio esterno mica struttura naturale) è un piccolo miracolo a cui Berlusconi ha voluto lavorare negli anni.

4) Ora, a parte che Lunedì c’è Gad Lerner con l’Infedele, il Martedì Floris regala perle e amenità varie in un parzialissimo Ballarò, Mercoledì ci pensa la D’amico che proprio amica nostra non è, il Giovedì è tutto per sua maestà della libera partigianeria Sant’oro, - il Venerdì se Dio vuole almeno quello è libero (in compenso però c’è la copertura della Gruber spalmata per tutti i feriali) - e il fine settimana c’è il fazioso Fazio a completare l’assortimento, mi spiegherebbe Severgnini con parole semplici come avessi cinque anni cosa esattamente intendeva con “tutte le televisione sono le sue”? - questo è il momento in cui di solito rivaluto l’idea di usare la tv come poggiatoio per centrini, gondole veneziane e suppellettili varie.

5) Il modello (e il messaggio), socio-esteticamente parlando, contano: ora, arriva uno che ti mostra quanto si può essere, ricchi, enormemente ricchi, facoltosi, contornati da donne belle, bellissime, che poteva anche essere uno sfigato come tanti in mezzo a tanti, e invece no, ti ha dimostrato che uno come te, uno con un po’ di sale in zucca, se si rimbocca le maniche può evitare di finire in fila alla mensa della Caritas o fare la raccolta punti alla Coop, ma fare cose grandiose ed epocali, cambiare il mondo, ed essere molto, molto felice - e Severgnini vuol fare credere che il buon esempio e sua sana propaganda non generino esternalità positive?

6) Vedi alla voce empatia tra le umane genti: non c’è nulla di male a mettersi a cincischiare di vernici con l’ imbianchino, o discettare della qualità di legnami col falegname, solidarizzare col vicino per la tubatura che s’è rotta nella notte o ancora, voler essere “lavoratore tra gli operai, giovane tra i giovani”ecc. Calarsi tra la gente, creare vincolo affettivo con il proprio “popolo” che rompa l’asperità del potere e restituisca un volto umano alla politica austera, non è proprio una sciagura.

7) Il maschio che ogni femmina vorrebbe: non esistono più i maschi di una volta, quelli che una femmina la facevano sentire femmina corteggiandola come si conviene - rose, inviti a cena, asfissianti lusinghe, premurose attenzioni, disponibilità post-coito a dormire insieme in letti grandi e pure seguente colazione mattutina mano nella mano - e insomma, qui si tiene a precisare che ci fosse un aspirante fidanzato come Silvio (anche povero ma di pari galanteria) si è prontissime ad impalmarlo.

8) Dell’amore volontario: altro che Signoria, è come il patto narrativo che unisce lettore e narratore, nella personale narrazione di sé che Silvio effonde e regala al suo popolo, il popolo sa benissimo di trovarsi in un delizioso gioco delle parti dove l’una corteggia ed è corteggiato a sua volta; è amore sì, ma mica amore qualsiasi, è amore volontario e spontaneo come l’indulgenza che gli si accorda, è frutto di una scelta revocabile e razionale, mica di addomesticamento delle coscienze.

9) E niente, scusateci se fuori c’è il deserto dei tartari - per questa basta l’aggiunta del sottotitolo “avere uno straccio di proposta politica in mezzo al vuoto del manierismo anti-berlusconiano è un duro lavoro ma qualcuno deve pur farlo”

10) Il partito dell’amore mica per niente: siamo antropologicamente diversi perché mica ci rallegriamo “della sconfitta della contrada rivale“, o per dire, passiamo il tempo a picchiare portavoce o lanciare statuine del duomo in testa alla gente; l’invidia rancorosa o il godimento per le disgrazie del vicino non appartengono alla nostra cultura, che è all’insegna di un gaudente edonismo per i frutti del duro lavoro.

Piccola postilla a margine. Severgnini inserisca pure due o tre adagi partenopei, un signora-mia-una-volta-qui-era-tutta-campagna (sempre di sicuro effetto) e il catalogo del luogo comunismo sarà completo. (il Predellino)

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Come post è bello e scritto bene.
Peccato che il problema sia nella sostanza. Tu fai gli elogi di Berlusconi (anche come corteggiatore), ma te ti metteresti mai con uno che fa le feste (solo feste perche sul sesso se non c è prova...è solo una supposizione) con minorennia 74 anni???

Che penseresti se una cosa del genere la facesse un tuo familiare?

A parte il problema di moralità, c è un problema politico.

Basta leggere gli articoli stranieri per farsi un'idea piu oggettiva. Poi se mi vuoi dire che sono tutti comunisti e tutti gli vanno contro, mi sembra un po' irreale.

Cmq complimenti per lo stile e la risposta a tono anche se nei contenuti non mi trovo affatto d'accordo

Anonimo ha detto...

sul problema tra moralita e politica gia Benedetto Croce disse la sua , te lo consiglio :

Il governo degli onesti, un utopia per imbecilli .

Un’altra manifestazione della volgare inintelligenza circa le cose della politica è la petulante richiesta che si fa della «onestà» nella vita politica. L’ideale che canta nell’anima di tutti gli imbecilli e prende forma nelle non cantate prose delle loro invettive e declamazioni e utopie, è quello di una sorta di areopago, composto di onest’uomini, ai quali dovrebbero affidarsi gli affari del proprio paese. Entrerebbero in quel consesso chimici, fisici, poeti, matematici, medici, padri di famiglia, e via dicendo, che avrebbero tutti per fondamentali requisiti la bontà delle intenzioni e il personale disinteresse, e, insieme con ciò, la conoscenza e l’abilità in qualche ramo dell’attività umana, che non sia peraltro la politica propriamente detta: questa invece dovrebbe, nel suo senso buono, essere la risultante di un incrocio tra l’onestà e la competenza, come si dice, tecnica. Quale sorta di politica farebbe codesta accolta di onesti uomini tecnici, per fortuna non ci è dato sperimentare, perché non mai la storia ha attuato quell’ideale e nessuna voglia mostra di attuarlo. Tutt’al più, qualche volta, episodicamente, ha per breve tempo fatto salire al potere in quissimile di quelle elette compagnie, o ha messo a capo degli Stati uomini e da tutti amati e venerati per la loro probità e candidezza e ingegno scientifico e dottrina; ma subito poi li ha rovesciati, aggiungendo alle loro alte qualifiche quella, non so se del pari alta, d’inettitudine. E' strano (cioè, non è strano, quando si tengano presenti le spiegazioni psicologiche offerte di sopra) che laddove nessuno, quando si tratti di curare i propri malanni o sottoporsi a una operazione chirurgica, chiede un onest’uomo, e neppure un onest’uomo filosofo o scienziato, ma tutti chiedono e cercano e si procurano medici e chirurgi, onesti o disonesti che siano, purché abili in medicina e chirurgia, forniti di occhio clinico e di abilità operatorie, nelle cose della politica si chiedano, invece, non uomini politici, ma onest’uomini, forniti tutt’al più di attitudini d’altra natura. «Ma che cosa è, dunque, l’onestà politica» - si domanderà. L’onestà politica non è altro che la capacità politica: come l’onestà del medico e del chirurgo è la sua capacità di medico e di chirurgo, che non rovina e assassina la gente con la propria insipienza condita di buone intenzioni e di svariate e teoriche conoscenze. «È questo soltanto? E non dovrà essere egli uomo, per ogni rispetto, incensurabile e stimabile? E la politica potrà essere esercitata da uomini in altri riguardi poco pregevoli?».

Anonimo ha detto...

Obiezione volgare, di quel tale volgo, descritto di sopra. Perché è evidente che le pecche che possa eventualmente avere un uomo fornito di capacità e genio politico, se concernono altre sfere di attività, lo tenderanno in proprio in quelle sfere, ma non già nella politica. Colà lo condanneremo scienziato ignorante, uomo vizioso, cattivo marito, cattivo padre, e simili; a modo stesso che censuriamo, in un poeta giocatore e dissoluto e adultero, il giocatore, il dissoluto e l’adultero, ma non la sua poesia, che è la parte pura della sua anima, e quella in cui di volta in volta si redime. Si narra del Fox dedito alla crapula e alle dissolutezze, che, poi che fu venuto in fama e grandezza di oratore parlamentare e di capopartito, tentò di mettere regola nella sua vita privata, di diventar morigerato, di astenersi dal frequentare cattivi luoghi; ed ecco che sentì illanguidirsi la vena, infiacchirsi l’energia lottatrice, e non ritrovò quelle forze se non quando tornò alle sue consuetudini. Che cosa farci? Deplorare, tutt’al più, una così infelice costituzione fisiologica e psicologica, che per operare aveva bisogno di quegli eccitanti o di quegli sfoghi; ma con questo non si è detto nulla contro l’opera politica che il Fox compiè, e, se egli giovò al suo paese, l’Inghilterra ben gli fece largo nella politica, quantunque i padri di famiglia con pari prudenza gli avrebbero dovuto negare le loro figliuole in ispose. «Ma no (si continuerà obiettando), noi non ci diamo pensiero solo di ciò, ossia della vita privata; ma di quella disonestà privata che corrompe la stessa opera politica, e fa che un uomo politicamente abile tradisca il suo partito o la sua patria; e per questo richiediamo che egli sia anche privatamente ossia integralmente onesto» - Senonché non si riflette che un uomo dotato di genio o capacità politica si lascia corrompere in ogni altra cosa, ma non in quella, perché in quella è la sua passione, il suo amore, la sua gloria, il fine sostanziale della sua vita. Allo stesso modo che il poeta, per vizioso e dissoluto che sia, se è poeta, transigerà su tutto ma non sulla poesia, e non si acconcerà a scrivere brutti versi.

Anonimo ha detto...

Il Mirabeau prendeva bensì danaro dalla corte, ma, servendosi del danaro per i suoi bisogni particolari, si serviva della corte, e insieme dell’Assemblea nazionale, per cercare di attuare in Francia la sua idea di una monarchia costituzionale di tipo inglese, di uno Stato non assolutistico e non demagogico. Vero è che questa disarmonia tra vita propriamente politica e la restante vita pratica non può spingersi tropp’oltre, perché, se non altro, la cattiva reputazione, prodotta dalla seconda, rioperando sulla prima, le frappone poi ostacoli, come il Mirabeau, sospirando, confessava, o l’ipocrisia morale degli avversari può valersene da un’arma avvelenata, come nel caso del Parnell. Ma questo è un altro discorso. «E se, nonostante l’impulso del suo genio, nonostante l’amore per la propria arte, soggiacerà ai suoi cattivi istinti e farà cattiva politica?». Allora, il presente discorso è finito, perché siamo rientrati nel caso in cui la disonestà coincide con la cattiva politica, con l’incapacità politica, da qualunque lontano motivo sia prodotta, virtuoso o vizioso, e in qualunque forma si presenti, cioè come incapacità abitudinaria e connaturata, o incapacità intermittente e accidentale. Può, altresì, il poeta geniale, talvolta, per compiacenza o a prezzo, comporre versi senza ispirazione e adulatori; senonché, in quel caso non è più poeta”.

Benedetto Croce

maurom ha detto...

Lasciamo perdere gli stranieri, per favore.
Siamo troppo esterofili, soprattutto quando ci fa comodo...

Complimenti per la citazione del filosofo partenopeo: forse un po' troppo lunga.
Grazie, comunque.

Anonimo ha detto...

Volevo anche fare notare, a proposito dello sputtanamento in giro per il mondo, che ieri ho cercato nei portali dei siti esteri notizia delle dichiarazioni del nostro premier, intendo quindi solo sulle home page.

bbc: zero assoluto
times: zero assoluto
le monde: in fondo in fondo dopo un servizio sulle diete.

Mi sa che Repubblica enfatizzi un tantino. In un servizio sempre di ieri faceva sfilare pagine e pagine di siti esteri che si interessavano alla cosa...si', ma con quale rilevanza? E che giornali? Mille pagine di El Pais che guarda caso e' il gemello di Repubblica (da wikipedia: Nel 1989, El País ha avviato collaborazioni con altri giornali europei. Partecipa ad una rete di risorse comuni con la Repubblica (Italia) e Le Monde (Francia), che hanno linee editoriali simili)

TO'. Non credevo....

Luigi