giovedì 10 gennaio 2008

Balzelli sulla benzina: è ora che Bersani si svegli. Carlo Stagnaro

Mentre si moltiplicano, tra le di­chiarazioni dei politici, gli appel­li al buon cuore dei petrolieri, passa quasi inos­servata sui giornali la notizia che Marche e Puglia hanno in­trodotto un'accisa regionale sui carburanti, seguendo l’esempio non edificante di Campania, Molise e Liguria. Ciò avviene quando benzina e diesel sono ai massimi storici a causa dei livelli stratosferici a cui è quotato il barile. Ma se le dinamiche di mercato che determinano il caro-carburan­ti sono scrutinate dall'antitrust e dal governo, nessuno sem­bra curarsi dell'impatto che la componente fiscale ha sui prezzi. Eppure, l'erario si pren­de circa il 60 per cento di quel­lo che paghiamo per un pieno di benzina, poco meno per il gasolio. Su ogni litro di prodot­to, gravano le accise (frutto di un secolo di imposte a capoc­chia), in alcune regioni le acci­se regionali, e poi l'Iva, che si applica alla somma tra queste e il prezzo industriale. (Nelle regioni malandrine, dunque, lo Stato si becca un bonus ag­giuntivo pari al 20 per cento dell'accisa regionale).

Il prezzo industriale contie­ne a sua volta numerose voci di costo, che vanno dalla mate­ria prima alla distribuzione per arrivare ai margini dei ge­stori dei punti di rifornimento e delle compagnie petrolifere (pochi centesimi ciascuno). Né è il caso di ricordare che gli stessi margini inglobano la tas­sazione sui profitti di benzinai e aziende. Guardando alle ci­fre che scorrono impietose sul­la pompa, dobbiamo prender­cela con un colpevole dai con­torni netti: lo Stato e, talvolta, le regioni.

Ormai, tra l'altro, non tiene più la tesi secondo cui le com­pagnie trarrebbero ingiusti pro­fitti facendo cartello: era il fragile teorema del garante della concorrenza, ma, con l'accettazione degli impegni presentati dalle industrie, anche tale pre­sunto anticoncorrenziale viene meno. Sembra quindi para­dossale che governo e associa­zioni dei consumatori non vo­gliano affrontare il tema della fiscalità sui carburanti. Per l'esecutivo, un intervento im­plicherebbe la rinuncia al grasso gettito di queste imposte, e quindi l'esigenza di tagliare vo­ci di spesa. Per le associazioni dei consumatori, è molto più facile prendere la scorciatoia populista. Perché il Ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani non convoca i go­vernatori delle cinque regioni aguzzine con la stessa solleci­tudine con cui si rivolge alle imprese del settore? Forse per­ché il dividendo politico e mediatico da incassare è molto più basso. Oppure perché ulu­lare alla luna è più comodo che sporcarsi le mani contri­buendo sul serio a risolvere i problemi. Lo stesso vale per il centro-destra, pronto sempre a belare contro il governo, ma quasi mai a presentare alterna­tive. La via d'uscita è ovvia: tagliare le accise, come ha chie­sto Daniele Capezzone. Chi sa­prà affrontare la sfida? (il Tempo)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

illuso.A uno che per i 5 anni del governo Berlus.in ogni trasmissione in cui ha partecipato(tantissime)rompeva sempre con 'bisogna tagliare le accise',ma che nei 2anni del suo ministero si è completamente scordato di tagliare,cosa vuol chiedere.Gli chieda come mai rompe sistematicamente con la storiella'con noi la gente ha capito che non ci saranno più condoni'dicendolo sempre un attimo prima della pubblicità in modo che passi il messaggio,tanto al rientro in trasmissione si passa ad altro e quindi il messaggio è passato...compagno on.Bersani come lo chiama il condono previdenziale degli agricoltori(tralasciando gli altri condoni).Certo rispetto ai commercianti o agli artigiani al suo partito interessano di piu',però non si dimentichi che confesercenti fa parte della sua area politica.Forse non contano un .....solo 29% del dovuto e costretti a farlo,riaprendolo e allungando i tempi dato lo scarso preventivo riscontro.Commercianti e artigiani solo coglioni non cittadini uguali agli altri.

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie